domenica, 26 Settembre, 2021

Due Stati in Palestina per impedire nuove violenze

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Anthony Blinken, in missione nel Medio Oriente per affermare la pace tra israeliani e palestinesi dopo l’ennesima ondata di violenze, ha ribadito l’impegno degli Stati Uniti a favore della sicurezza di Israele, al quale, però, si accompagna un rinnovato intervento a favore della popolazione civile palestinese, in primis quella di Gaza, nella convinzione che solo così si possa lavorare per impedire una nuova esplosione di violenza.
Il capo della diplomazia Usa ha incontrato il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il ministro della Difesa Benny Gantz e l’omologo Gabi Ashkenazi, ma anche il presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen. Dopo, si recherà in Giordania da re Abdallah II e al Cairo dal presidente Abdel Fattah al-Sisi.
Il Segretario di Stato degli USA ha detto: “La soluzione dei due Stati, resta la sola disponibile”. Così Blinken punta ad affrontare il nodo della difesa di Israele ma anche la grave situazione umanitaria a Gaza e le tensioni a Gerusalemme  e in Cisgiordania, nella consapevolezza che per evitare una nuova escalation è necessario affrontare in modo più ampio questioni e sfide che da oltre settanta anni sono la radice delle attuali tensioni nella regione.
Il cessate il fuoco che venerdì scorso ha messo fine a un conflitto costato la vita a 240 palestinesi e 13 israeliani dovrebbe essere la base dalla quale poter costruire la pace. Sarebbero queste le intenzioni di Blinken, che ha ribadito l’impegno “personale” del presidente Joe Biden a favore della sicurezza dello Stato ebraico, al quale si accompagna un’azione diretta, economica e diplomatica, a favore della popolazione civile palestinese, in primis quella della Striscia di Gaza.
​A conferma del cambiamento della politica estera dell’Amministrazione Biden, da Ramallah, Blinken ha annunciato che chiederà al Congresso di approvare uno stanziamento di 75 milioni per aiutare i palestinesi. Gli Usa destineranno anche 5,5 milioni di dollari per una assistenza immediata a Gaza e 32 milioni di dollari all’Unrwa, l’agenzia Onu per i palestinesi; e riapriranno il consolato per i palestinesi a Gerusalemme, chiuso da Donald Trump.
Blinken ha detto: “Lavoreremo a stretto contatto con i nostri partner, con tutti, per assicurare che Hamas non benefici degli aiuti che arriveranno per la ricostruzione”, sottolineando “la necessità di ampliare le opportunità per i palestinesi di Gaza e della Cisgiordania, anche rafforzando il settore privato ed espandendo il commercio e gli investimenti. C’è molto lavoro da fare per ristabilire la speranza, il rispetto e un po’ di fiducia tra le due parti. Abbiamo visto dove portano le altre opzioni e questo deve spronarci a raddoppiare i nostri sforzi per preservare la pace”. Con queste parole di esortazione, Blinken ha invitato i leader di entrambe le parti a prendere provvedimenti “per impostare una rotta migliore per il loro futuro condiviso”.
Un messaggio al quale Netanyahu ha risposto, avvertendo Hamas che un’eventuale violazione della tregua porterà a una risposta molto potente da parte dello Stato ebraico. Ringraziando l’amministrazione Biden per il fermo sostegno al diritto di Israele all’auto-difesa, il premier ha ribadito la sua opposizione ai negoziati in corso per rilanciare l’accordo sul nucleare iraniano con il rientro di Washington nell’intesa, sottolineando: “Israele si riserverà sempre il diritto di difendersi contro il regime di Teheran”.
Intanto, in Cisgiordania, all’alba un giovane palestinese è stato ucciso da militari israeliani durante un’operazione nel campo profughi di Al-Amari, a est di Ramallah, per arrestare un ricercato, mentre in Israele c’è stata un’ondata di arresti che ha preso di mira la minoranza araba. La polizia negli ultimi due giorni ha fermato oltre 250 arabi, molti di Gerusalemme Est, sospettati di aver partecipato agli scontri con ebrei durante l’escalation di violenza con Hamas; una sessantina sono stati portati di fronte alla giustizia per l’estensione del fermo, mentre gli altri sono stati rilasciati.
Le forze dell’ordine impiegate hanno difeso l’operazione, sostenendo che “si tratta di ristabilire la deterrenza in luoghi con una storia di violenza”.
Ma, l’Higher Arab Monitoring Committee ha chiesto lo stop, ricordando che “il diritto alla protesta politica è legittimo e avvertendo del rischio di riaccendere gli animi”.
Nonostante l’impegno lodevole e determinato del Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, andrebbe ricordato a palestinesi e israeliani quel proverbio di saggezza indiana che recita: “Come potrà mai finire l’odio, se all’odio si risponde con l’odio”. Le scuse reciproche tra israeliani e palestinesi sarebbero un gesto di grande civiltà, di grande umiltà e di grande umanità che mostrerebbero al mondo la grandiosità di due popoli che dovrebbero cercare ciò che li unisce e non ciò che li divide.

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