sabato, 23 Ottobre, 2021

È possibile un nuovo illuminismo?

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In questa insopportabile strumentalizzazione, che mette contro i ceti garantiti (da 1000€ al mese) ed i ceti non garantiti post pandemici, cerchiamo di aprire una nuova porta di accesso ad un dialogo all’interno della quale si possa discutere se sussistano le ragioni per un nuovo illuminismo. Illuminismo dove già nel Novecento le avanguardie ne celebravano la modernità, inneggiando ad un futuro dalle magnifiche e progressive sorti. Oggi non abbiamo nulla da inneggiare, perché non abbiamo più futuro. Quel futuro radioso che i nostri padri ed i nostri nonni immaginavano è scomparso, risucchiato nei vortici dell’assenza di prospettive, di proposte politiche, di lavoro, di società. Non esiste più un ‘noi‘ a partire dal quale elaborare un’idea di collettività, un progetto che definisca come stare insieme. Non esiste nemmeno più la lotta, lo scontro anche aspro tra soluzioni differenti di società. E continuerà a non esistere fino a quando non ci sarà una rottura rivoluzionaria nei confronti di questo presente insignificante, sottratto alla storia e all’operato dell’uomo. Dinnanzi all’Europa che si prospetta, c’è da avere nostalgia dell’Europa nel pieno della guerra dei Cent’anni, in cui ci si ammazzava, si amava, si sperava, si lottava per un futuro migliore, per realizzare un uomo ‘nuovo’; un uomo che fosse ‘moderno’ e libero, una volta per tutte, dalla miseria, dall’inflessibilità del potere religioso e feudale. Poiché non siamo dei reazionari, non auspichiamo il ritorno ad un passato scomodo. Piuttosto, vorremmo che il mondo tornasse ad avere quella consistenza e certezza d’un tempo; che le cose tornassero ad essere chiamate con il loro nome e per quel che sono: la guerra è guerra (non ‘missione di pace’), il colonialismo è conquista (non ‘liberazione del popolo da un regime’), chi scappa dalla guerra e dalla miseria è profugo (non un ‘migrante, rifugiato o economico’), l’assenza di lavoro è disoccupazione (non ‘flessibilità’), l’autoritarismo è potere assoluto di un’oligarchia (non ‘necessità della democrazia di affrettare le decisioni’), il controllo della sicurezza è una coercizione autoritaria sulla vita di ciascuno (non ‘una difesa della libertà della persone’), e così via. Solo recuperando una corretta definizione del mondo, potremmo tornare ad abitarlo, a sognare e lottare nuovamente per un futuro: a riscoprire il nostro ‘esserci’ che rende l’uomo degno d’essere tale. Non dimentichiamo, però, che nell’ ‘inneggiare’ del secolo scorso i garantiti non c’erano, se non quelli che indossavano le camicie nere, c’erano solo i non garantiti i quali, per giunta, furono mandati a combattere una guerra senza onore.

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