martedì, 3 Agosto, 2021

Echi di una Repubblica

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«La res publica è cosa del popolo; e il popolo non è un qualsiasi aggregato di gente, ma un insieme di persone associatosi intorno alla condivisione del diritto e per la tutela del proprio interesse»

Marco Tullio Cicerone, De re publica (I, 25, 39)

 

Res publica, cosa di tutti, questo il senso profondo delle parole che oggi descrivono la forma di governo a cui appartengono i cittadini Italiani.

Un Repubblica, quella italica, frutto di circostanze storiche e non di consapevoli lotte sociali. E’ forse anche per questa ragione che oggi gli astensionisti sono il partito maggioritario del Paese.

Uomini e donne senza volontà riformatrice, beati nell’idea di un tutto immutabile, che giorno dopo giorno si lamentano di un Paese che non li capisce, non li coccola e non li accetta.

Molti astensionisti saranno risentiti da questa tagliente considerazione.

Astensionisti anziani, vissuti, navigati, che hanno visto fare e disfare tre o quattro Repubbliche; loro pensano di saperla lunga…

Io penso che hanno visto ma non hanno fatto, hanno detto ma non hanno agito. Sono stati passivi, opportunisti ed individualisti. Nulla di male se non fosse che questa arrendevolezza si ripercuote nelle vite degli altri. L’esempio del loro nichilismo è stato appreso, anche inconsapevolmente, da figli e nipoti per poi essere trasmesso al prossimo.

In questo senso di inazione, opportunismo, piagnisteo continuo c’è chi vagheggia il ritorno della monarchia, Sabauda o Borbone poco importa. Basta che vi sia un qualche responsabile in un sistema di irresponsabili. 

I più immaturi sognano regimi “di quelli belli”, con parate, rullo di tamburi, strombazzate, adunate; il colore è indifferente, purché si beva, si canti e si dorma con la porta aperta.

Nel pensare a tutte queste forme di governo molti si ingrassano sui divani delle case e si abbrutiscono innanzi ai gattini di Youtube o ai pianti di bambini famosi con genitori famosi presenti su Instagram.

Grande colpevole, però, è sempre la politica. L’antica arte di governare, male rappresentata da pessimi attori, è il capro espiatorio della vita pubblica. Quando va bene è la politica che fa schifo. Nessuno vuole sporcarsi le mani perchè, dicono, il sistema è corrotto, è marcio.

Eppure i lamenti della massa sono sempre gli stessi. Le tasse, i politici, la burocrazia, tutto uguale da troppo tempo. Basta ascoltare De Andrè che già cantava di vecchi seduti a stratracannare a stramaledire le donne, il tempo ed il governo.

Nel frattempo lontano, ma sempre più vicino in un mondo globalizzato, uomini e donne di “spessore” muoiono o vengono torturati per la democrazia che è libertà. E così che i silenzi su Shanghai diventano il simbolo di una umanità opportunista, dove si guarda dall’altra parte per non vedere, non raccontare, non rimbrottare alle ingiustizie che stanno accadendo perché la Cina, si dice, è forte.

Anche a questi fanatici del passato, insofferenti, indifferenti, piagnoni e pantofolai sarebbe da augurare una bella Repubblica Popolare capace di “educare”, “rieducare”, lobotomizzare. 

Il processo democratico, infatti, richiede troppo tempo e troppa fatica. Pensare, ascoltare, discutere, rivedere, farsi carico delle responsabilità e agire. Troppo per chi è abituato a parlare senza pensare.

 

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Riguardo l'Autore

Polemico, pronto alla sfida e disponibile a mettere in discussione la propria idea. Antonio Musmeci Catania è dottore in Giurisprudenza, indirizzo comparato europeo e transnazionale, presso l'Università degli Studi di Trento. Si laurea nel 2016 con la tesi di ricerca in sociologia del diritto dal titolo: "Decriminalizzazione di alcune attività criminali: La regolamentazione delle sostanze stupefacenti – Nuova politica di contrasto alla macro e micro criminalità organizzata". Ad oggi collabora con il mensile Mondoperaio e con l'Allora! Il giornalino degli italiani in Australia. Dopo una breve esperienza in qualità di sottufficiale della marina mercantile italiana riprende gli studi grazie alla borsa di studio per merito della Fondazione Roma Terzo Pilastro Internazionale e nel 2019 si diploma al master di II livello Lumsa in “Esperti in politica e relazioni internazionali” con la tesi di ricerca in storia del pensiero politico dal titolo: "La democrazia governante, Craxi e la grande riforma - Le resistenze partitiche alla necessità di cambiamento". A seguito dello stage presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Pubblica Amministrazione - ufficio per le attività internazionali-, decide di approfondire le tematiche relative al made in Italy attraverso il master in Global Marketing, Comunicazione & Made in Italy realizzato dal Centro Studi Comunicare l'Impresa in collaborazione con la Fondazione Italia Usa. Ad oggi lavora, studia e continua a scrivere per voi!

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