domenica, 26 Settembre, 2021

Effetto Covid, nel 2020 più lavoratori domestici

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Lavoro
INFORTUNI SUL LAVORO: 2021 DA RECORD
L’impatto della pandemia in ambito lavorativo non è limitato solo al 2020 ma sta influenzando anche i primi mesi di quest’anno, con un trend delle infezioni di origine professionale che comunque dallo scorso mese di febbraio è in significativa diminuzione. Il raffronto con i primi cinque mesi del 2020 evidenzia per il 2021 un incremento sia degli infortuni in occasione di lavoro (+5,2%) sia di quelli in itinere (+10,0%). E’ quanto emerge dal numero speciale del periodico Dati Inail pubblicato recentemente.
Al netto dei casi di contagio da Covid-19, si registra un rialzo complessivo ancora più accentuato (+14,4% contro il +5,7% al lordo dei contagi). In particolare, le denunce di infortuni avvenuti in occasione di lavoro, modalità di accadimento da considerare ai fini degli effetti del virus, salgono del 15%, triplicando l’aumento al lordo dei casi Covid-19 (+5,2%).
Il bilancio provvisorio del 2021 è particolarmente critico sul fronte delle morti sul lavoro “tradizionali”. I decessi denunciati tra gennaio e maggio sono stati infatti 434, due in più rispetto all’analogo lasso di tempo del 2020 (+0,5%) e ben 43 in più in confronto al 2019 (+11,0%). Il trend delle malattie professionali, con quasi 24mila denunce nei primi cinque mesi di quest’anno, mostra invece un’ascesa del 43,4% rispetto allo stesso periodo del 2020 e un calo del 12,6% in confronto al 2019.

 

Diminuiti del 2% rispetto al 2019
NEL 2020 MENO OPERAI AGRICOLI

Gli operai agricoli nel 2020 sono risultati 1,036 milioni, diminuiti rispetto al 2019 (-2,0%) segnalando una seconda contrazione dopo quella già riscontrata nell’anno precedente. E’ uno degli aspetti che emergono dal Rapporto annuale Inps recentemente reso noto.
Tra gli operai agricoli prevalgono gli uomini; le donne rappresentano il 32% del totale e anch’esse stanno calando (-3,4% nel 2020). I nati in Italia o nei “vecchi” Paesi Ue dal 2017 – che costituiscono i due terzi degli operai agricoli – continuano lentamente a ridursi. D’altro canto, prosegue il processo di sostituzione di lavoratori comunitari (polacchi, rumeni) con lavoratori provenienti dai paesi extra Ue, accelerato nel contesto pandemico: anche nel 2020 i neo comunitari sono diminuiti fortemente (-17% in totale, – 14% le donne) mentre gli extracomunitari – soprattutto uomini – sono aumentati, nonostante tutto, e si avvicinano a rappresentare quasi un quarto della manodopera agricola.
La distribuzione per età risulta articolata, senza particolari concentrazioni. Tutte le classi comunque risultano interessate dalla medesima dinamica di lento ridimensionamento, fatte salve quelle più anziane, la cui consistenza risulta stabile. A fronte di un (impercettibile) incremento della retribuzione media giornaliera (che è intorno ai 71 euro, +0,5%), la retribuzione media annua risulta in flessione, scesa sotto i 7.500 euro (-1,9% sull’anno precedente) per effetto della riduzione del numero medio di giornate lavorate.
Per un’assoluta maggioranza degli operai agricoli (82%), questo tipo di reddito rappresenta l’unica fonte personale di sostentamento; tenendo conto anche di quanti hanno nel reddito agricolo la fonte principale di sostegno, anche se non esclusiva (6%), si arriva quasi al 90% di operai agricoli. È questa componente che risulta in calo, mentre risulta in lieve ascesa quella per cui il lavoro agricolo è complementare ad altri redditi.
La tipologia contrattuale standard è quella degli operai a tempo determinato (Otd), che coinvolge nove operai agricoli su dieci: ed è questa che è stata interessata dall’assottigliamento della domanda di lavoro, mentre la componente degli operai a tempo indeterminato è stabile (106.000 nel 2020).
La distribuzione degli operai agricoli per classe di giornate lavorate registra la contrazione accentuata delle lunghe durate (oltre 150 giorni), che interessano poco meno di un terzo degli operai agricoli, coinvolgendo quindi non solo quelli a tempo indeterminato: la riduzione è stata del -7,8% e ad essa fa da contraltare la crescita degli operai con durate comprese fra 51 e 100 giorni: è questa sostituzione che è all’origine del depauperamento della retribuzione media annua. Il gruppo, altrettanto numeroso (318.000 nel 2020), di operai agricoli coinvolti per durate brevissime risulta nel 2020 in lieve flessione.

 

Effetto Covid.19
NEL 2020 PIU’ LAVORATORI DOMESTICI

Nel 2020 nell’impiego domestico sono stati coinvolti 921.000 lavoratori, in gran parte si tratta di donne (88%). In confronto al 2019 si osserva una forte ascesa (+7,5%, pari a circa 65.000 lavoratori) ascrivibile all’effetto (involontario) della pandemia che ha incentivato una sorta di regolarizzazione per giustificare gli spostamenti nella fase più severa del lockdown. E’ quanto emerge dal Rapporto annuale Inps recentemente reso noto.
Non a caso, sottolinea il Rapporto, si registra un incremento importante di italiani (+30.000), nonché una particolare accentuazione per le classi di età più giovani (con tassi di crescita superiori al 20%: prevalentemente colf anziché badanti) oltre che per gli over 65. Sarà interessante da osservare, in futuro, quanto questa “regolarizzazione” sia stata temporanea o duratura.
Non risulta, invece, aver avuto ancora l’impatto atteso, sulla consistenza del lavoro domestico regolare, il provvedimento di regolarizzazione concluso il 15 agosto 2020 con 177.000 domande relative al lavoro domestico (122.000 collaboratori familiari generici e 55.000 assistenti a non autosufficienti): i tempi delle procedure necessarie all’effettiva implementazione del dettato normativo hanno comportato che le sue effettive ricadute statistiche saranno apprezzabili solo con i dati relativi al 2021. Le donne costituiscono il 90% o più del totale dei lavoratori domestici con riferimento a tutte le nazionalità interessate: fanno eccezione solo Marocco, Filippine e Sri Lanka, paesi con una componente maschile consistente anche se mai maggioritaria. Pur diversificato, il rialzo del 2020 ha riguardato quasi tutte le provenienze.
È stata significativamente pronunciata per le donne georgiane, albanesi, peruviane, ucraine: per ognuna di queste nazionalità vi è stata un’ascesa di 4-5.000 unità. Il movimento inverso, di flessione, ha coinvolto solo rumene (che si conferma tuttavia come il gruppo più numeroso) e polacche, proseguendo in tal caso un trend già ripetutamente segnalato nell’ultimo quinquennio e che forse sottintende sia la riduzione dell’attrattiva esercitata da questo tipo di occupazione per paesi, come Polonia e Romania, le cui condizioni economiche nell’ultimo ventennio sono comunque sensibilmente migliorate, sia la minor stringente necessità di regolarizzazione, non avendo – rispetto agli extracomunitari – problemi di ingresso/uscita dall’Italia (questioni pandemiche a parte).
L’aumento notevolissimo dei lavoratori domestici, con una quota significativa di nuovi entranti, si riflette nella distribuzione per classe di settimane lavorate: il peso delle durate parziali (sotto le 24 settimane nell’anno) è aumentato del 33% (da 173.000 a 230.000 addetti) mentre il numero di lavoratori domestici full year – che comunque resta il gruppo più consistente, pari al 56% dei lavoratori domestici – si è leggermente contratto (-2,7%). Analoga linea di lettura si può dare per la crescita maggiore delle colf in confronto alle badanti (+8,5% contro + 6,5%) come pure dell’incremento degli orari settimanali inferiori alle 24 ore, discrimine tra l’altro per lo status di conviventi, rispetto a quelli superiori (+15,1% contro +2,8%).
Il rialzo di queste componenti di presenza (ancora) parziale spiega la riduzione della retribuzione annuale media, scivolata da 6.938 euro a 6.416 (-7,5%); anche la retribuzione media settimanale ha conosciuto una contrazione, scendendo da 169 a 165 euro, pari al -2,3%.46 Poco meno di un quarto dei lavoratori domestici – in particolare i più stabili tra i non conviventi – ha percepito la speciale indennità disposta dal Decreto Rilancio del maggio 2020.

 

Comparto Difesa
DETERMINAZIONE DEL CALCOLO DELLA PENSIONE

La sentenza n. 1/2021/QM/PRES-SEZ della Corte dei Conti ha dato risposta ad alcuni quesiti in materia di determinazione e del calcolo della pensione nei confronti del personale appartenente al comparto Difesa e per alcune figure a esso equiparate (Esercito, Marina, Aeronautica, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza).
Con la circolare Inps del 14 luglio scorso, n. 107, condivisa con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, l’Istituto fornisce le prime istruzioni relative all’applicazione dell’articolo 54 del d.p.r. 1092/1973 con riferimento al calcolo della quota retributiva delle pensioni liquidate ai sensi dell’articolo 1, comma 12, della legge 335/1995, per i soggetti con anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 pari o superiore a 15 anni e inferiore a 18 anni.
Con riferimento a questi soggetti, a seguito del nuovo assetto giurisprudenziale definito dalla sentenza delle Sezioni Riunite della Corte dei Conti in esame, si deve procedere, secondo l’Istituto, al riconoscimento dell’aliquota di rendimento del 2,44% per il numero degli anni di anzianità contributiva maturati alla data del 31 dicembre 1995.
Nella circolare, inoltre, si fa presente che per la determinazione del relativo trattamento pensionistico i principi espressi nella sentenza in esame non riguardano coloro che hanno maturato al 31 dicembre 1995 un’anzianità contributiva pari o superiore a 18 anni e che, con successiva circolare, verranno divulgate le istruzioni applicative della disposizione in argomento con riferimento ai soggetti che hanno perfezionato al 31 dicembre 1995 un’anzianità contributiva inferiore a 15 anni.

 

Carlo Pareto

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