domenica, 28 Novembre, 2021

Macron in cerca di riscatto dopo lo smacco dei sottomarini

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Non ci ha messo molto Emmanuel Macron a reagire allo smacco patito per la mancata vendita di dodici sottomarini nucleari all’Australia per un contratto sfumato di 56 miliardi di euro. Sfumato perché alla fine,dopo le intese prese dallo stesso Presidente francese, si erano inseriti gli Stati Uniti, che approfittando dell’accordo Aukus, una sorta di mini Nato dell’Indo Pacifico, firmato il 15 settembre scorso, avevano fatto dirottare l’ordine di acquisto dal Naval Group francese all’americana Lockheed Martin. Diplomaticamente Macron ha richiamato gli ambasciatori da Washington e Camberra telefonando a Joe Biden per notificargli l’ira per aver trattato la Francia come Paese di secondo categoria nell’Alleanza atlantica, ma poi si è subito messo all’opera per compensare i mancati introiti del cantiere di Lorient deputato alla realizzazione dei sottomarini. Il principale costruttore navale francese infatti, nei giorni scorsi, grazie a una intesa sottoscritta il 28 settembre tra Macron e il Premier ellenico Kyriakos Mitsotakis e annunciato in una conferenza stampa dagli stessi all’Eliseo, venderà alla Grecia tre fregate con l’opzione di una quarta per un totale di tre miliardi di euro. Un contentino, se vogliamo, ma che si inserisce in una cooperazione bilaterale per la difesa che, al di là degli accordi economici che seguiranno, la dice lunga sulla scelta di Parigi di tendere la mani ad Atene in questo momento in forte conflittualità con Erdogan per la sua politica espansiva e per la scelta degli Usa di non intervenire contro Ankara, che appartiene alla NATO. Un successo simbolico sul piano finanziario vista la commessa che si è perduta ma diplomaticamente e anche strategicamente molto importante per la difesa comune e l’autonomia europea che vede la Francia impegnata in prima linea. Un accordo, quello con Atene, che fa capire la vitalità della politica estera francese e il ruolo fondamentale di Emmanuel Macron all’interno dell’Unione Europea. Inoltre sono stati rinviati per ora di un mese i negoziati, previsti da tempo, per un accordo di libero scambio tra Australia e Unione Europea. A sette mesi dalle elezioni presidenziali il Presidente francese, forse anche per l’assenza di avversari validi, continua a essere di gran lunga il favorito per l’elezione (in questo caso rielezione) a Capo di stato. Secondo i sondaggi, nelle intenzioni di voto, al primo turno Macron otterrebbe il 25% seguito ma notevole distanza da Marine Le Pen al 17% che dovrebbe guardarsi a destra dall’ascesa di Eric Zemmour dato al 13%. Tra i neogollisti Xavier Bertrand è dato al 14% . Nella sinistra Jean Luc Melenchion prevale con il 12% mentre la socialista Anne Hidalgo,fresca di possibile candidatura, per ora si fermerebbe al 9%.
Si ha la netta impressione che, se non verranno alla luce nuovi nominativi e soprattutto se nei repubblicani e nella destra si manterranno le divisioni interne e non si riuscirà a individuare un forte candidato unitario, nel secondo turno Emmanuel Macron prevarrà facilmente. Infatti i sondaggi non questo caso gli assegnano attualmente il 55%. Molto dipenderà dal numero delle astensioni e dal pronunciamento dei francesi che tuttora si proclamano incerti e se, in questi mesi, En Marche ritrovera lo smalto delle precedenti elezioni.

Alessandro Perelli

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