giovedì, 13 Maggio, 2021

Enrico Letta e la riforma di un partito di mance e rendite come il Pd

0

Che ne è della vita del Partito Democratico? Ipocritamente preoccupazione ed ansia promanano dai talk show  televisivi (vedove inconsolabili dell’uscita dai loro radar dell’ex premier Conte).Dopo Zingaretti tutti i beneficiati di Renzi e Zingaretti si chiedono che cosa stia facendo, e intenda fare, Enrico Letta e  il premier Mario  Draghi.
In realtà, sono domande e  crucci inutili. Infatti il Partito democratico non esiste. E’, invece, ben reale, diciamo pure viva e vegeta, un’agenzia di collocamento per lavori plurimi, che ha que sto  nome.
Letta fa finta di chiamarla partito. Nessuno, però, può dimenticare che  egli è un politico discendente  da magnanimi lombi. Sono quelli di Nino Andreatta, di Romano Prodi, della cerchia bolognese dell’Ulivo. Pertanto usa questa finzione lessicale per  nascondere, appena appena, la sua natura reale, cioè il fatto che il Pd è uno dei maggiori centri per dare lavoro a chi non ce l’ha. E  soprattutto a chi, avendolo, vuole fare un salto di carriera.
Se fosse un partito non avrebbe avuto dei segretari che, in media, nell’ultimo decennio sono stati  in carica circa due anni, e tre di essi (Veltroni, Bersani e  Renzi) addirittura lo hanno abbandonato. In secondo, se fosse un partito non  avrebbe cercato di eleggere segretario  uno che come Enrico Letta.
Estromesso da Matteo Renzi con estrema ruvidezza  dalla presidenza del Consiglio, da sette anni aveva trovato un buon ritiro a Parigi  alla Facoltà di SciencesPo. Non per fare politica, ma per  curare l’allevamento di esperti di politica internazionale. Una mission, dunque, da europeista e non da anguillesco corsaro  delle periferie pidiessine.
Tutti sanno che se volete un posto o intendete fare carriera nel settore dei musei, degli archivi,  di quelle che una volta si chiamavano “belle arti”, del cinema, dei teatri e addirittura del turismo (il   governo Draghi ha spogliato di quest’attività commerciale la filiera culturale del ministero) dovete rivolgervi a Dario Franceschini.  Di professione fa il ministro in quel settore da almeno dieci. Diciamo pure che il bello e il cattivo tempo  dipendono da lui.
Se volete avere un’entratura  nei trasporti il riferimento è a Graziano Del Rio. Ha trovato una sistemazione anche ad una donna ambiziosa e irruente come  Paola De Micheli.
La sua prorompente modestia ha fatto assistere ad uno spettacolo tristissimo. Non è riuscita a far pagare un centesimo ai Benetton per  la morte di una quarantina di semplici cittadini che hanno attraversato il ponte Morandi di Genova, Non è riuscita ad evitare  una delittuosa porcheria tipica della peggiore sinistra italiana: cioè la spesa di un milione di Euro al giorno per  tenere inciso sulle ali dei vettori dell’Alitalia, il marchio  della  nostro tricolore.
E di fronte al Covid ha compiuto un’azione che si potrebbe chiamare delittuosa o criminale se non fosse una regola istituzionale incarnata da quanti hanno occupato quel ministero. Purtroppo è  una mania tutta italiana di origine rigorosamente fascista: mangiare italiano, volare italiano, leggere italiano ecc.
La De Micheli ce l’ha fatta, malgrado la sua intraprendenza e tenacia, a creare un sistema di trasporti (pubblico o  pubblico\privato) per far spostare, in condizioni di  sicurezza, milioni di studenti, di insegnanti, di lavoratori di ogni  settore, livello e grado. Si tratta di quanti sono ogni giorno  costretti a servirsi di treni, autobus, metropolitane, aerei ecc. per andare a lavorare. Ed è in questa quota della popolazione che avviene per lo più la trasmissione dei virus.
Non è riuscito bene fino in fondo nel suo compito il ministro  dell’Economia Roberto Gualtieri. A lui   Letta  dovrà riservare un posto nell’amministrazione, magari mandandolo a dirigere la Regione Lazio, una volta che Zingaretti  venisse incoronato re della municipalità romana. Ma non è per niente facile. Letta ha capito che la scelta migliore per far fuori Virginia Raggi è candidare Carlo Calenda.
Gualtieri ha distribuito male, come fossero mance, un sacco d  miliardi a ristoranti, caffè , commercianti, agenzie turistiche, imprese artigiane e non, lavoratori licenziati o sospesi ecc. Ma i soldi (i cd ristori), al pari delle casse integrazione, sono arrivati in allucinante ritardo o non sono  arrivati proprio a destinazione.
In secondo luogo  questa distribuzione miliardaria è stata fatta a pioggia. E’ mancata la capa cità di innestare su di essa una meccanismo per  predisporre  una strategia di  intervento fiscale che ponesse termine alla predica in cui la sinistra  si distingue  dal 1945, allargare l’area di quanti pagano i tributi.
Come agenzia di collocamento, il Pd ha  avuto un occhio di riguardo per degli alleati, ai compagni di Articolo1. Ha riservato un posto di ministro alla sanità ad un giovane laurea to  dell’università di Potenza, Roberto Speranza. Non sa fare un’iniezione e leggere la bozza di un contratto.
Grazie all’incompetenza (non diversa da quel la di altri  ministri sia del Pd sia di quel cimitero degli elefanti che sono i Cinque Stelle), il ministero da lui gestito   ha toccato i vertici dell’impopolarità, dell’irritazione e dell’indignazione.  Non è riuscito a  munire la gente  di mascherine, di siringhe, a colmare gli ospedali di infermieri, medici e in generale di personale sanitario, e neanche a fra redigere un piano sanitario.
Al ministero ha dato un commissario per l’emergenza che ha imposto l’acquisto al prezzo più altro esistente nel mercato dei più elementari mezzi difensivi dalla pandemia. Ignorando che l’Italia, al Centro-Nord come al Sud  dispone di imprese farmaceutiche tra le più avanzate a in Europa, non è stato in grado di promuovere la produzione di vaccini anti-Covid   nel territorio nazionale. E per fare i contratti con le imprese di Germania, Francia, Regno Unito e Stati Uniti è stata mandata a Bruxelles  una laureata in filosofia che  non ha mai letto un contratto.
Il Ministero della Salute italiano è stato tra i  peggiori del mondo, ma il ministro che lo guida (per usare un’espressione  ambiziosa) suole prendere la parola per tesserne le lodi  come un’eccellenza  internazionale. Deve essere che l’orgia del sub-nazionalismo  a Potenza  abbia le virtù di un vaccino salvagente. Ma qui la responsabilità è anche di Draghi e dello stesso Mattarella. Quali sono i meriti del giovin Speranza e perché dovrebbe continuare a occupare un posto in cui la difesa della salute degli italiani non è per nulla assicurata?
Le correnti interne  al Pd hanno informato tempestivamente Letta che per essere un segretario di lungo corso deve assoggettarsi al rito delle primarie. E comunque deve fare un congresso. Dunque, il suo attuale incarico è a termine.
Letta ha reagito  con due mosse che sono una dichiarazione di guerra. In primo luogo ha risparmiato sugli aggettivi di Zingaretti, Franceschini e Orlando. Essendosi legati al governicchio di Conte fino a farne un personaggio da epopea prossima ventura della sinistra, ogni volta che parlavano di Draghi lo impacchettavano in un’aggettivazione tremebonda e schizzinosa.
Avevano, ed hanno  ragione.  Draghi non è un fabiano. Pertanto, non ha  la missione di educa re  i ragazzotti di Cinque Stelle e redimerli dai loro peccati delle origini (anti-europeismo, anti-parlamentarismo, ostilità per  le competenze e anche per i vaccini ecc.).
Si è dato un programma minimo  fino al semestre bianco in cui avrà luogo l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. E per non creare troppe polemiche ha rimpolpato il suo Esecutivo di gran parte dei ministri e dei sottosegretari scelti dai due meno interessanti dirigenti del Pd e di Cinque Stelle, appunto Zingaretti e  Di Maio.
Con la nomina di Irene Tinagli Letta   ha voluto far capire che ha presenti tutti i difetti e tutti i pericoli  che provengono dalla cultura e dall’incapacità di governare della maggior par te dei grillini. La Tinagli ne ha fatto un’analisi documentata  nel saggio La grande ignoranza (edito da Rizzoli nel 2019).
Il messaggio è chiarissimo: fin quando durerà la sua segreteria, il Pd non sarà quel che è stato nell’infausta era di  Zingaretti, Franceschi ni e Orlando, vale a dire la ruota di scorta, il parente povero, quello abituato a prendere gli schiaffi e a subire della coalizione di governo.
Il voto ai sedicenni è un messaggio altrettanto evidente: Letta intende favorire l’emergere di una nuova generazione di elettori in modo da scrollare di dosso dal partito quanti fino d oggi gli si sono avvinghiati per avere un reddito e un’occupazione, senza disporre di competenze e professionalità.
Resta una sola domanda: fino  quando Franceschini, Orlando e l’estesa palude dei zingarettiani permetteranno a questo  alieno, che viene da Parigi ed è nato a Pisa,  si è formato con un trentino di stanza a Bologna come Andreatta, è  vittima consenziente dell’ulivismo di Parisi e Prodi, di rovesciare come un guanto quel grande coacervo di rendite e mance che è a tutt’oggi il Pd?

 

Salvatore Sechi

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply