martedì, 3 Agosto, 2021

Enrico Letta: temi giusti, tempi sbagliati

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Il nuovo segretario del Pd Enrico Letta ha cercato, nelle ultime settimane, di rinvigorire l’azione del suo partito spostandone l’asse a sinistra. Temi come quello del DDL Zan e della patrimoniale sui redditi alti per redistribuire ricchezza alle giovani generazioni sono senza dubbio indizi del desiderio di riconquistare spazio all’iniziativa politica anche in una logica di cambio di passo che, nei mesi della partecipazione al governo Conte 2 aveva segnato una grave stasi della segreteria Zingaretti. Ciò tuttavia, i sondaggi non sembrano premiare troppo il Pd, che oscilla tra la seconda e la terza forza del paese, sulla soglia di un 20% che rende impossibile qualsiasi ambizione governante. Pur nelle difficoltà di un partito spaccato in molte correnti e microcorrenti, Letta tenta di individuare delle chiavi unificanti e culturali, ma credo che i tempi delle sue uscite siano quanto meno azzardati. Si può davvero pensare che un paese che sta uscendo faticosamente dalla pandemia, muovendo i primi passi in direzione di una ripresa, possa considerare quello delle tasse (di qualsiasi tipo) come argomento sensibile e di presa? E lo stesso il tema del DDL Zan, divisivo in una maggioranza di governo multicolore, che mette insieme destra e sinistra più radicale, con l’aggravante di Fratelli d’Italia in forte crescita che al momento è, pur essendo alleatissima di Forza Italia e Lega, fuori dal perimetro governativo? Eppure, a monte, una strategia deve esserci. Che sia un segnale nei confronti dei grillini attratti dai temi populisti più che da un’alleanza organica con i dem? Che sia desiderio di restituire centralità a una forma di elaborazione strategica e programmatica che pareva persa? Tra fibrillazioni di vario genere, i passi del segretario Dem sembrano più coraggiosi della sua proverbiale prudenza. Saranno digeribili per una base e un gruppo dirigente stanci e spossati da anni di insoddisfazioni? Non ci resta che attendere. Le prossime amministrative d’autunno saranno già un banco di prova determinante.

 

Leonardo Raito

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1 commento

  1. Paolo Bolognesi on

    L’autore di queste righe si chiede se i temi messi sul tavolo dal Segretario PD, “spostandone l’asse a sinistra”, saranno digeribili per la base e il gruppo dirigente – stanchi e spossati … – e si propone dunque di rimanere in attesa di vedere come andrà a finire riguardo a detta “digeribilità”, il che mi lascia abbastanza sorpreso e perplesso.

    Una tale attesa potrebbe infatti dare l’idea che i socialisti “subiscano” di fatto le decisioni del PD, senza avere opinioni proprie sulle varie questioni, il che non mi sembrerebbe giovare granché ad una forza politica che, pur non godendo al momento di grandi numeri, ma forte della propria storia, voglia mantenere la propria identità e autonomia di giudizio.

    Giusto a proposito del DDL Zan qui citato, da quanto posso capirne, anche sulla base di ciò che si può leggere e sentire, mi sembra venir in qualche modo compressa la libera espressione del proprio pensiero, mentre i liberal-socialisti dovrebbero farsene di principio paladini (anche in forza del disposto, e delle garanzie, di cui all’art. 21 della Costituzione).

    C’è poi un aspetto di natura più “tattica”, o contingente, che andrebbe considerato, perché se la forza elettorale del PD è stimabile “sulla soglia di un 20% che rende impossibile qualsiasi ambizione governante”, come qui troviamo scritto, non vedo quale sia il reciproco interesse allo stare insieme (specie se al prezzo di qualche forzato compromesso).

    Paolo B. 23.06.2021

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