lunedì, 6 Dicembre, 2021

Enrico Lo Verso in scena con Le Metamorfosi

0

L’Anfiteatro romano di Urbisaglia ha ospitato l’ultimo appuntamento con il Teatro classico antico per la rassegna dei Tau-Marche, lo scorso 4 agosto 2019. La rappresentazione conclusiva era incentrata sulle Metamorfosi di Ovidio con Enrico Lo Verso, con l’adattamento e regia di Alessandra Pizzi. I testi e le traduzioni sono stati curati da Nicola Pice (Ergosum produzioni). La rappresentazione/ lettura prevedeva un’assenza scenografica, quasi per non caratterizzare con precisione i miti presentati, miti che possono esser considerati universali e validi in ogni epoca e luogo. La lettura di Lo Verso era accompagnata da luci essenziali che diventavano più forti a sottolineare i momenti di pathos e la metamorfosi dei personaggi. Particolare è stata la commistione della parola, della musica che faceva da sottofondo – anch’essa più enfatica ad accompagnare la drammaticità narrativa – e della danza – volta a rappresentare con le movenze del corpo i tratti salienti dei “ passaggi” e le trasformazioni. La produzione ha voluto dar vita ad una sorta di teatro “sintetico”, dove la narrazione, il suono e la danza potessero dominare e attirare l’attenzione degli spettatori.
L’entrata in scena di Lo Verso – in abito bianco – ha introdotto la funzione del narratore Ovidio e ha contestualizzato l’opera, commistione di trasformazioni e di gesta eroiche che culminano con il trionfo di Cesare ed Ottaviano, poesia che si spegne progressivamente dopo i fasti dell’età augustea e del Circolo di Mecenate, in cui Il poeta si inserisce in un secondo momento, dopo il venir meno di Virgilio e Orazio. Particolare è stata la presentazione fatta da Lo Verso/ Ovidio “ a posteriori”, immaginando che il tutto venisse narrato a Tomi, dove il poeta era stato esiliato dopo l’”error “ commesso, forse per la poesia d’amore – troppo spinta e licenziosa – di cui si era fatto promotore, forse per aver assistito a corte a cose che non erano a lui lecite. Restano ancora il mistero, il dubbio sulle colpe di Ovidio che gli valsero la relegazione nella cittadina dell’odierno Mar Nero, luogo barbaro, inospitale, ostile alla cultura, terreno fertile solo per le elegie malinconiche denominate “Tristia”. Proprio in questo contesto non appagante il poeta ripensa alla gloria delle Metamorfosi che diventano il sollievo – nella loro reminiscenza- ai tristi suoi giorni.
Ecco allora snodarsi sulla scena i miti più significativi del testo ovidiano rivitalizzato dalla sapiente espressività di Lo Verso, – moderno Giove che presiede al divenire del Cosmo – dalla magia dei suoni e della danza di Marilena Martina. Apollo e Dafne, Dedalo ed Icaro, Eco e Narciso, Atena e Aracne, Proserpina e Plutone con le loro vicende spesso tragiche rivivono sulla scena, e seppur lontani nel tempo, risultano sempre attuali e ancora oggi forniscono le spiegazioni all’Essere, anticipando il ruolo della Metafisica/Filosofia. Il ruolo dell’attore Lo Verso è stato anche quello di riproporre le eziologie, le spiegazioni di certi fenomeni che caratterizzarono il mito antico, da cui Ovidio stesso è partito, rifacendosi alla tradizione prevalentemente callimachea della letteratura latina, non dimenticando gli aspetti celebrativi ed encomiastici legati alla letteratura augustea a cui il poeta di Sulmona si era attenuto. Tutto questo lo possiamo cogliere nelle vicende esplicative ed eziologiche di Apollo e Dafne, di Aracne trasformata in ragno, di Proserpina, destinata a restare nel regno dei morti per sei mesi e sulla terra per gli altri sei mesi, spiegando così le stagioni “negative” e “positive” del corso del sole. Va anche rimarcata la rilevanza data al concetto di “Hybris”, propria della cultura classica, specificatamente greca, ovvero della colpa dell’uomo che vuol ergersi a sfidare gli dei e inevitabilmente viene fatto soccombere con una punizione tremenda. In Ovidio l’Hybris comporta, a seguito della colpa di superbia e tracotanza, la degradazione/ trasformazione/metamorfosi dell’uomo ad un livello inferiore (vegetale o animale). I personaggi proiettati sulla scena e fatti dialogare con Ovidio/Lo Verso ripropongono storie rilette con un linguaggio contemporaneo, efficace ed essenziale, riattualizzando il mito, individuandone i tratti essenziali della validità e forza nella società contemporanea.

Andrea Carnevali

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply