giovedì, 5 Agosto, 2021

Enrico Maria Pedrelli
La grande transizione

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Ho deciso finalmente di scrivere due righe su tutta questa faccenda della crisi e del nuovo Governo. Non l’ho fatto prima per concedermi, almeno in parte, il lusso del famoso “senno di poi”, ma voglio dire un po’ di cose su quello che è accaduto nelle scorse settimane. Il post è lungo, ma voglio togliermi qualche sassolino dalla scarpa e provare ad imbastire un ragionamento.

I MEDIA
Dai telegiornali alle testate online, gli organi di comunicazione di questo paese – a parte qualche bella eccezione – non si sono tirati indietro nel dimostrare il loro peggio. Non hanno fatto capire nulla di quello che stava succedendo, eppure il loro compito è informare. Sono loro i primi a spettacolarizzare la politica, ad impostare una narrazione da teatrino ridicolo: gli utenti e i meme fanno il resto. Prima l’imperativo è stato: non far capire nulla della crisi, Renzi è uno stronzo, Conte uno che vuole solo lavorare. E poi “contrordine compagni!”: Renzi è sempre uno stronzo, ma Draghi è il salvatore della patria. Ci lamentiamo dell’astensione, e accusiamo i politici, ma i giornalisti sono capaci di descrivere la politica come si dovrebbe? La risposta: la buona informazione si trova a pagamento o richiede tempo, mentre per chi non dispone nè dell’uno nè dell’altro ci sono i clickbait e i telegiornali del pranzo in famiglia. Va a finire che è una questione di classe.

LA CRISI IN PANDEMIA
Il mantra della prima fase è stato “non si può aprire una crisi di governo nel bel mezzo di una pandemia!”. Ora fa ridere pensarci, ma è stato praticamente l’unico grande argomento di chi difendeva Conte: che roba contessa, non ci sono motivi per questa crisi, non ha senso, ma è matto, ma non li guardano i sondaggi e i telegiornali? Naturalmente si può fare invece: la democrazia non è stata sospesa. Anche in altri paesi sono caduti governi, o ci sono state le elezioni. Da noi i ministri e il commissario Arcuri-tuttofare hanno continuato a lavorare come sempre (si è visto con gli impianti sciistici il lavoro di Speranza), e il resto lo hanno fatto le Regioni. Qui siamo quasi col pilota automatico ormai. L’unico piccolo ritardo: la tabella di marcia della compilazione del Recovery Plan, che però era esattamente l’oggetto del contendere della crisi di governo.

DRAGHI VS CONTE
Mario Draghi non è un tecnico: è il politico italiano che ha più autorevolezza nel Mondo. Draghi è l’unico italiano che poteva mandare una lettera al Financial Times, con la stessa autorevolezza di una Bolla papale, e archiviare così culturalmente la stagione dell’austerity. Lo fece coprendo anche le operazioni del Governo italiano: forse non ve lo ricordate, ma la sua lettera spazzò via qualsiasi polemica sul nostro debito pubblico vertiginoso che era (ed è) destinato ad aumentare con sussidi e “ristori” per far fronte a questa fase della crisi. Conte e l’Italia intera beneficiarono da subito della lettera di Draghi. E’ anche e soprattutto grazie a Draghi se c’è il Recovery Fund. Un’operazione politica magnifica, che ha cambiato tutto. Conte invece è un tecnico. Solo un tecnico. Fu chiamato proprio perché non doveva offuscare eccessivamente i due vicepremier del governo giallo-verde: Salvini e Di Mario. Doveva essere controllabile. Conte ha sostenuto tutto e il contrario di tutto, non ha un programma politico suo né una sua visione, al contrario di Draghi. Recentemente aveva iniziato però a crearsi una propria classe dirigente, un proprio “ceto politico”: aveva acquistato un’autonomia, e questo iniziava a stancare. M5S e PD volevano dargli una lezione per rimetterlo in riga, un partito Conte li avrebbe rovinati, e Renzi lo sapeva.

IL PIANO MARSHALL
Il Recovery Fund ha solo il Piano Marshall come paragone, che tra l’altro si chiamava proprio “European Recovery Programm” ed era di circa 12,7 miliardi di dollari. Il Recovery di ora è 750 miliardi di euro. Dopo una guerra, arrivano gli investimenti per ricostruire. A differenza del 1945 non abbiamo le macerie, e non veniamo dalla Resistenza. Ma senza questi miliardi dell’UE (stanziati, tra l’altro, per paura) le macerie arriverebbero presto. Purtroppo invece non possiamo avere i partiti del CLN: le forze politiche che sostengono il nuovo governo sono mediocri e si odiano, e si sono combattute fino all’altro giorno (Conte1 e Conte2, siete voi?). Non sarà facile governare, ma l’Italia deve esprimere il meglio in questa fase così delicata: con il documento che il Governo invierà ad Aprile si decideranno almeno i prossimi dieci anni, e forse anche di più. Conte non era all’altezza, basta leggere la bozza prodotta. Draghi deve esserlo, oppure saranno guai per tutti.

SIAMO VERAMENTE IN CRISI?
Ecco questa è una domanda che mi sento di fare, perché che la situazione è grave lo ripetono tutti a pappagallo ma secondo me non tutti ci credono. Lasciamo stare i morti, ma veramente il nostro sistema economico e sociale è al collasso? Se ne può discutere, l’importante è essere convinti. Se si è convinti di sì – io lo sono – allora si può capire che un governo di unità nazionale ci può stare. Se no andava bene anche il Conte2. Per me un governo di unità nazionale in un momento difficile è la cosa che ci vuole (l’avevo detto mesi fa, a scanso di equivoci), anche e soprattutto per una questione di consenso: tutte le forze politiche devono essere responsabilizzate sulle decisioni importanti da prendere, e nessuna deve permettersi di aizzare la folla. Per esempio, se Salvini smette di fare quello che stava facendo prima, coccolando negazionisti e forconi, forse sarà più semplice uscire vivi dalla pandemia. No, la Meloni non potrà fare la stessa cosa: non potrà esibire i cappi ai propri alleati elettorali.

IL GOVERNO DRAGHI
Ecco, il Consiglio dei Ministri è stato una delusione. Non dico proprio che è una lista “di merda” cit., ma sicuramente non è il governo di “alto profilo” che aveva solleticato le aspettative di tutti. Sicuramente chi ha cianciato di 2011, e di governo tecnico che viene a fare i tagli avrà la dignità di ricredersi: Draghi viene per spendere 209 miliardi di euro, e il suo governo è politico. Tristemente, a vedere i nomi della vecchia politica (la Gelmini! il primo sciopero non si scorda mai) e gli esponenti della peggior classe politica. Note positive? Draghi si tiene i ministeri chiave, vedremo per farci cosa. La stagione Bonafede viene archiviata, ed è una grande notizia per chiunque si occupi di Giustizia: e chi non lo fa bisogna che inizi. Cingolani promette benissimo, e il nuovo Ministero voluto da Grillo è stata una grandissima idea, bisogna dargliene atto.

IL GOVERNO DEI PADRONI
E’ una narrazione efficace questa, che sta convincendo la sinistra dell’internet, ma è fasulla. Sostanzialmente il governo Conte sarebbe stato un “governo di tregua”, che ha frenato anni ed anni di macelleria sociale del neoliberismo ed ha fatto Quota 100 e Reddito di Cittadinanza, due grandi riforme sociali. I padroni invece, e cioè Confindustria – Bonomi va in televisione, un caso? io non credo – si sono stancati ed hanno detto a Renzi di far cadere il Governo. Andiamo con ordine: i padroni, se sono padroni, comandano e non si fanno rappresentare da un partitino di minoranza. Il punto è sempre spingerli a compromessi o rovesciarli. Sono Lega e M5S ad aver fatto le riforme sociali nel Conte1; il Conte2 invece – che la sinistra difende – non ha fatto niente di rilevante. Queste due stesse forze ora sono al governo con Draghi: chissà come saranno arrabbiati i padroni… Confindustria invece rappresenta la borghesia italiana piccola piccola rispetto alla globalizzazione. Nessuna grande multinazionale fa parte di Confindustria, nessun gigante del web che decide le nostre vite, e la FIAT – la grande azienda padronale che ha deciso per più di un secolo le sorti del nostro paese – se n’è andata da tempo tanto è inutile Confindustria. I “padroni” tanto temuti dai pavidi, sono quelle aziende che vivono della protezione dello Stato, che vivono del corporativismo italiano: aziende deboli, che senza risorse pubbliche vengono spazzate via, che vivono di consociativismo coi sindacati. Imprenditori che solo nella mediocrità possono fare i brillanti, e possono far credere di muovere i fili solo ad una sinistra tanto mediocre che deve credere di essere ancora negli anni ’70 per capirci qualcosa del mondo. Oltreoceano, intanto, hanno appena creato un cartello sindacale internazionale contro Amazon.

IL PROGRAMMA
Concludo dicendo che il discorso di Draghi alle Camere mi fa ben sperare. Non mi sono piaciute certe uscite (citare il Papa? per carità! anche se è meglio il Papa di Padre Pio), e non mi sono piaciute certe omissioni (Professore, ma concretamente, quale piano industriale?). Però è stato un discorso molto sociale, che sottoscrivo totalmente sulla scuola (finalmente si rilanciano gli istituti tecnici! colonna del progresso, pura giustizia sociale), che assicura progressività e protezione dei lavoratori. “Tutti i lavoratori vanno protetti, ma non tutte le attività economiche vanno protette: alcune vanno accompagnate nel riconvertirsi e nell’innovarsi”. Può voler dire tutto, oppure può voler dire, come penso: “cari imprenditori, non siamo più disposti a coprire i vostri fallimenti”. Leggete Mazzucato.

Forse ci vuole un uomo estraneo alle logiche del neocorporativismo italiano per portare a termine certe cose, o forse Draghi sarà solo una pia illusione. Alle parole devono seguire i fatti, e sulla base dei fatti dovrà essere giudicato questo Governo, che penso sarà puramente di transizione. Un Governo storico, in un momento sensibile e importantissimo, ma di transizione. Quando la transizione finirà, bisogna essere pronti.

 

Enrico Maria Pedrelli

Segretario FGS

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