martedì, 19 Ottobre, 2021

Eroi nel fango della Roubaix

0

Una corsa d’altri tempi. Uomini senza maglia, che non fosse quella del terriccio da cui emergeva solo qualche bocca aperta, coi volti sfigurati dal fango e con bici barcollanti sul pavé impestato dalla poltigilia. Come nel 1909 quando un altro Ganna vinse una corsa chiamata Giro d’Italia. Li ho visti ora e non attraverso una magica macchina del tempo, ma mediante la sofferenza e la paura e quelle espressioni da uomini primitivi. Ora come allora. L’inferno della Roubaix ci ha regalato le emozioni di un ciclismo antico che parla ancor oggi col linguaggio di sempre. Quello delle fatiche immense e disumane che non conoscono freni. E quel povero Moscon che forse avrebbe vinto e che é stato colpito da una foratura e da una caduta non ricorda forse quegli eroi condannati dal destino e divenire celebri, come Dorando Pietri che cadde a pochi metri dal traguardo alla maratona di Londra 1908? E quell’italiano che ha vinto, quel Sonny Colbrelli che urlava rotolandosi sull’erba linda del velodromo la sua gioia e il suo dolore e pareva volesse ripulirsi lì col verde prato di Roubaix non é forse come Filippide che giunse all’Acropolii sfinito ad annunciare la vitoria sui persiani? Che bello il ciclismo quando ci riporta alla passione più genuina dello sport, che é sfida, ma anche acuta sofferenza, per la vittoria. E se il tricolore sventola ancora, anche a Roubaix tra belgi e olandesi e “francesi che s’incazzano e giornali che svolazzano” é più bello ancora. E diventa il più bello del mondo.

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply