martedì, 15 Giugno, 2021

ESCALATION

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Si allarga il conflitto tra israeliani e palestinesi con lo Stato ebraico deciso a proseguire “senza limiti di tempo” un conflitto “esteso”. Alla pioggia di razzi arrivati da Gaza – oltre mille di cui 850 intercettati dal sistema di difesa Iron Dome e 200 esplosi nella Striscia – l’esercito ha risposto con decine e decine di attacchi contro obiettivi di Hamas e della Jihad islamica. Tra i dirigenti militari uccisi ci sono il comandante della brigata di Hamas a Khan Yunes, Hasan Salama, e il capo dell’Intelligence Abu Muhammad al-Hasan al-Yazuri. In un attacco precedente sono morti altri dirigenti dell’organizzazione palestinese Hassan Kaoggi e Wail Issa.  Ma oltre quello di Gerusalemme e di Gaza preoccupa anche il terzo fronte, quello formato da altre città di antica convivenza con almeno tre sinagoghe prese d’assalto. Si evocano spettri di un passato tragico. Nella Striscia è tornata l’atmosfera cupa delle guerre del 2012 e del 2014, mentre Hamas e la Jihad hanno esaltato la loro Operazione Spada di Gerusalemme – con un chiaro riferimento agli scontri sulla Spianata delle Moschee – che ha visto la cittadina costiera di Ashdod colpita da una scarica di 40 razzi Grad. Su Ashkelon poi Hamas ha rivendicato il tiro dei muovi missili Sijeel, in grado a suo dire di evitare l’intercettamento dell’Iron Dome: “È una risposta – ha spiegato Hammed a-Rakeb, un dirigente di Hamas – ad attacchi lanciati in precedenza da Israele contro appartamenti dove si trovavano comandanti militari”. Non a caso, visto che come ammesso dallo stesso Netanyahu e da Kochavi Israele vuole colpire innanzi tutto l’elite di comando dei bracci militari delle fazioni palestinesi. Tra questi è stato ucciso Iyad Fathi Faik Sharir, comandante delle unità anticarro di Hamas.

Intanto, sul fronte politico, il leader del partito israeliano Yesh Atid, Yair Lapid, afferma che è corretto andare avanti con i colloqui per formare una coalizione di governo con Naftali Bennett perché gli eventi dell’ultima settimana dimostrano che il premier Benjamin Netanyahu deve essere sostituito.  Non ho nessuna intenzione di fermare il processo democratico di formazione di  un nuovo governo per Hamas”, ha dichiarato, aggiungendo che “sarebbe un premio al terrorismo”.

 

“L’escalation di tensione nella striscia di Gaza – affermano in una nota il segretario del Psi Enzo Maraio e Pia Locatelli, responsabile Esteri del Partito – sta mettendo a rischio soprattutto i civili. I Paesi democratici condannino tali violenze con l’impegno ad avviare una nuova fase di pacificazione per una convivenza nella sicurezza per i popoli israeliano e palestinese”.

 

 

L’internazionale socialista si è detta sgomenta per quanto sta succedendo.

“L’IS piange le vittime civili e chiede la fine immediata degli attacchi missilistici e degli attacchi aerei che uccidono, feriscono e distruggono indiscriminatamente. Ulteriore violenza servirà solo a danneggiare cittadini innocenti sia della Palestina che di Israele e gioverà solo a coloro che non hanno alcun interesse per la pace.

Questa grave escalation del conflitto – si legge ancora nella nota dell’IS – è stata provocata dagli sgomberi da parte di Israele di famiglie palestinesi da Gerusalemme est e dalla demolizione delle loro case, che danneggiano gravemente le prospettive di pace. Le manifestazioni contro questo fenomeno sono state accolte da violenze e aggressioni inaccettabili da parte delle forze di sicurezza israeliane, che a loro volta hanno portato ad attacchi missilistici contro Israele e attacchi aerei su Gaza. Devono cessare gli sgomberi delle famiglie palestinesi e la demolizione delle loro case, a Gerusalemme est e attraverso i Territori palestinesi. Questi atti provocatori e calcolati negli ultimi giorni e settimane contro i residenti palestinesi di Gerusalemme Est sono la continuazione di una politica di ostilità da parte del governo israeliano e la negazione sistematica e intenzionale dei diritti fondamentali del popolo palestinese. Ciò include l’azione violenta della polizia contro i palestinesi che esercitano il loro diritto al culto presso la moschea di Al-Aqsa durante il mese sacro del Ramadan”.

“Gli atti illegali e oppressivi non cambieranno né ridurranno le richieste di porre fine a 54 anni di occupazione, discriminazione e sistema di segregazione, e il diritto alla piena uguaglianza e autodeterminazione per i palestinesi, che sono un prerequisito per la pace. Nel perseguimento di questi obiettivi, l’IS ribadisce la sua solidarietà all’opposizione non violenta palestinese. L’IS continua a sostenere pienamente una soluzione a due stati al conflitto israelo-palestinese e gli obiettivi legittimi del popolo palestinese per uno stato indipendente basato sui confini del 1967 con la sua capitale a Gerusalemme est.

L’IS resta impegnata a lavorare con i suoi partiti membri in Palestina e Israele, le cui voci sono tra le più importanti per la pace e una soluzione a due Stati, e necessarie ora più che mai. Il sostegno e l’impegno della comunità internazionale a favore della pace in Medio Oriente e il riconoscimento della statualità palestinese rimangono vitali. Le legittime richieste del popolo palestinese non saranno attenuate da mosse unilaterali prese da Israele in violazione del diritto internazionale, e l’IS continuerà ad agire a sostegno del diritto di entrambi i popoli a vivere in pace”.

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1 commento

  1. Mario Mosca on

    Purtroppo e’ evidente che nessuna pace sara’ mai possibile fino a quando Israele continuera’ con la sua politica criminale di occupazione e di nuovi insediamenti, politica perseguita con l’approvazione degli Stati Uniti e nell’indifferenza, salvo qualche eccezione, del resto del mondo.
    Oggi piu che mai, dopo i fatti recenti di Gerusalemme, appare evidente dove stia il torto e dove stia la ragione.
    Da parte mia solidarieta’ piena agli arabi di Palestina e alla loro causa di difesa delle proprie case e di liberazione nazionale.

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