martedì, 15 Giugno, 2021

Esce il nuovo album dei Nomadi nel segno dell’umanità

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Il 23 aprile è uscito “Solo esseri umani”, il nuovo album dei Nomadi, preceduto di pochi giorni dal singolo “Frasi nel fuoco”. E’ il primo con l’etichetta Bmg, ma l’oltre ottantesimo in totale, considerando dischi in studio, dal vivo e raccolte, di una delle band più longeve del mondo. Il sottotitolo dell’album recita: “Valori amore vita”, riassumendo il messaggio che anche questa volta la band emiliana, fondata da Beppe Carletti e Augusto Daolio nel 1963, vuole trasmettere. Un messaggio di speranza e di fratellanza in una fase così delicata della nostra esistenza. I Nomadi oggi sono Beppe Carletti (tastiere), Cico Falzone (chitarre), Massimo Vecchi (basso e voce), Yuri Cilloni (voce), Daniele Campani (batteria) e Sergio Reggioli (violino, voce e percussioni). La band ha subito numerosi cambiamenti nel corso degli anni, tant’è che del gruppo originale è rimasto il solo Carletti, che sempre ha incarnato lo spirito originale dei Nomadi, trasmettendolo a chi è venuto dopo.
Anche questo nuovo disco si pone in continuità e armonia con i precedenti, rispecchiando il sound tipico dei Nomadi, molto “cantabile”, ampio e avvolgente nei suoni, ricco di contenuti nei testi. Tre grandi temi lo percorrono. Il primo, il più immediato, è quello del lockdown, della sosta forzata, della chiusura che ha pesato soprattutto sullo spettacolo e sui suoi interpreti: gli artisti. Non a caso il video clip che accompagna “Frasi nel fuoco”, una bella ballata ricca di assonanze celtiche, è dedicato agli artisti di strada, attori, cantanti, saltimbanchi, clown, con una forte presenza femminile. Ognuno di loro a modo suo porta un soffio di arte e di originalità. Perché, come recita una strofa della canzone, “dentro a un cuore puro c’è solo verità”. E l’artista, quando è vero artista, è sempre sincero e non può non avere il cuore puro.
Il secondo tema è quello dell’umanità, del significato che deve avere la parola umanità. I drammi della nostra epoca, come le migrazioni, la povertà, la mancanza di opportunità eguali per tutti, sono ampiamente rappresentati. Innanzitutto nel brano che dà il titolo all’album, e di cui è riportata anche una versione con la partecipazione di Enzo Iacchetti, quando dice: “Non chiudete la porta della coscienza/Buttando le chiavi con indifferenza/Vogliamo volare alzando in alto le mani/Non ci sono diversi solo esseri umani”. E anche in “C’eri anche tu”, dove una strofa recita: “C’eri anche tu con la valigia di cartone/A guardare in fondo al mare/Con in tasca la speranza di chi non vuole morire/E c’è chi sente ancora il vento/Che attraversa la sua pelle”.
Terzo tema, il più ampio, è quello dell’amore per la vita, che non deve essere vivacchiata, ma vissuta nella sua pienezza. Lo troviamo in particolare nella prima canzone, “Ogni cosa che vivrai”, dove si parla dell’amore verso i figli (“Il calore che sa dare un figlio/Quel sapore che rimane addosso/Ogni cosa che vivrai…Io ci sarò”) e in “Abbracciami ancora una volta”, che trasmette un messaggio di fiducia in sé stessi anche quando tutto sembra perduto (“E tu provaci ancora una volta/Anche se a nessuno importa/In questa storia ormai così sporca/La speranza sei tu”). E ancora in “Dalla parte del cuore”, che invita a credere nei propri sogni (“Siediti dalla parte del cuore/E lascia sbocciare i tuoi sogni dentro di te”) e in “Voci per cantare”, dove il messaggio è diretto, esplicito (“Guarda la tua vita è lì/Non lasciarla andare prendila per mano/Oltre i muri e le paure…Vivi!!!”.
L’album contiene anche un ricordo di Augusto Daolio, il grande amico scomparso nel 1992 a soli 45 anni, ma sempre presente nel cuore. I Nomadi lo ricordano in “Il segno del fuoriclasse” con parole commoventi: “Ed il ricordo, si fa leggero/Se ti rivedo in ogni angolo del cielo/In fondo a un sogno, dentro ad un lampo/Nei ragazzini che si affacciano sul palco/Stavolta sei uscito di lato/Rubando il tempo ad un altro saluto/Senza nessuno che non abbia capito/Il segno del fuoriclasse.”
Continua così il lungo cammino dei Nomadi, convinti che “Lasceremo una traccia del nostro passaggio/Scopriremo che in fondo la meta è nel viaggio”. Un cammino che fra due anni segnerà i sessant’anni. Sessant’anni spesi a sentirsi Nomadi dentro, “assetati di vita” – come ha scritto Francesco Guccini, uno che li conosce bene, nella canzone a loro dedicata nel 2013 – “tra presente e ricordi, contro abusi ed inganni, con il segno degli anni, ma con voce sincera, gente senza frontiera”.

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