giovedì, 24 Giugno, 2021

“Escher-mania”
grande successo
per la mostra a Roma

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Maurits-Escher-Self-Portrait-in-a-GlobeInaugurata lo scorso 20 settembre, la mostra su MauritsCornelis Escher, esposta al Chiostro del Bramante, registra, ogni giorno, una quantità impressionante di visitatori. Sono 150 le opere in mostra, fino al 22 febbraio 2015, tra litografie e xilografie del celebre incisore olandese, che catapultano lo spettatore nel suo universo artistico, fatto di precisione geometrica e suggestione onirica, di realtà empirica e astrazione visiva.

La mostra Escher vuole sottolineare l’attitudine di questo grande artista a osservare la natura in un altro modo, con un punto di vista diverso, tale da far emergere quanto la sua regolarità geometrica sia capace di diventare magia e gioco. Proprio per questo, all’interno del percorso espositivo, seguendo letteralmente lo sguardo di Escher, il visitatore è invitato a vivere un’esperienza giocosa, che fa capire l’origine e il perchè della sua arte, permettendo di sperimentare in prima persona e di comprendere le illusioni e gli inganni visivi a cui inducono le opere. Attraverso alcuni pannelli, la mostra fa vivere le illusioni ottiche – i cui effetti sono decifrati dalle Leggi della Gestalt – insite nei lavori del grande artista, dando la possibilità di capirne l’origine e i meccanismi. Oltre ai pannelli, è possibile vivere tre diverse esperienze percettive: una parete colma di sfere concave e convesse, dove il visitatore potrà fotografarsi, intuendo così l’effetto distorsivo della legge di riflessione tanto cara ad Escher; la stanza degli specchi che, attraverso una riproduzione infinita dello stesso elemento, spiega l’illusione tridimensionale dell’opera intitolata Profondità e la parete “optical” che darà al visitatore, un incredibile senso di profondità illusoria.

Non è un caso che la spinta verso il meraviglioso e l’inconsueto, sia nata nella mente e nel cuore di Maurits grazie allo stupore che provava di fronte alle bellezze del paesaggio italiano: dalla campagna senese al mare di Tropea, dai declivi scoscesi di Castrovalva ai monti antropomorfi di Pentadattilo. Su questi paesaggi si allungava il suo sguardo storico che scorgeva le regolarità dei volumi, la dimensione inattesa degli spazi, la profondità storica delle città e dei piccoli borghi. Fu la confidenza con questi posti, così lontani e così diversi dalla dolcezza orizzontale della sua Olanda, a porsi alla base di un percorso artistico che si avventurò negli spiazzi sconfinati e irregolari della geometria e della cristallografia, diventando terra fertile per giochi intellettuali, dove la fantasia faceva da padrona.

È uno sguardo che sa cogliere la realtà del reticolo geometrico dietro le cose, quello di Escher, per poi farne le premesse compositive per la costruzione di quelle che, più tardi, prenderanno il nome di “immagini interiori”. Così, quando lasciata definitivamente la bella Italia, luogo che lo ispirò in modo incontenibile e che gli regalò anche l’amore della svizzera JettaUmiker che, nel 1924, diventò sua moglie, Escher giunse a Cordova e all’Alhambra, il gioco di tassellature di quei monumenti moreschi fu la causa scatenante di un ulteriore processo creativo, che coincise con il riemergere della cultura art nouveau della sua formazione artistica. Da questo momento, M.C. smise di rappresentare quello che i suoi sensi percepivano, in virtù di un mondo interiore, costruito sui suoi ricordi. Nel suo mondo interiore, svincolato dalle costrizioni concettuali impose dai sensi, egli si rivolgeva a tutto ciò che andava oltre il doxa, l’apparenza, cercando il para-doxa, il paradossale, quello che va oltre l’esperienza sensoriale. Forse proprio questa è la ragione per la quale Escher, in vita, fu amato da due comunità che, apparentemente, sembravano non avere nulla in comune: i matematici e gli hippy. Osservando con attenzione le sue opere, si posso intuire, infatti, sia lo stupore che prova il matematico di fronte alla comprensione di verità non banali, sia le sensazioni indotte da un’esperienza psichedelica. E questo fa, di Mauritius Cornelius Escher, un’artista di assoluta grandezza.

Gioia Cherubini

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