martedì, 19 Ottobre, 2021

Europa: unire difesa fisco e politica estera

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In diversi articoli, e da diverso tempo, dalle pagine di questo giornale abbiamo auspicato il proseguimento del percorso unitario dell’Unione europea unificando fisco, politica estera e difesa. Finalmente arrivano autorevoli iniziative.
Il presidente Sergio Mattarella è tornato a sollecitare un protagonismo europeo in ambito strategico in cui spesso le divisioni hanno mostrato una Ue come un gigante d’argilla rispetto alle altre potenze.
Proprio nel giorno in cui la presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen, ha proposto “un’Unione europea della difesa che allarghi la cooperazione anche nel campo dell’intelligence”, Sergio Mattarella ha affermato: “L’Unione deve far sentire nel mondo la propria voce, ma senza una politica estera, di sicurezza e di difesa è incompleta”.
Il Presidente della Repubblica, presiedendo a Roma il suo ultimo vertice di Arraiolos, di cui fanno parte 15 Capi di Stato non esecutivi europei, dal tedesco Frank-Walter Steinmeier all’irlandese Michael D. Higgins fino all’ungherese János Áder, ha registrato una buona apertura su tematiche che la crisi afghana ha decisamente surriscaldato. Già due settimane fa, da Ventotene, Mattarella aveva chiesto una riflessione concreta sull’unione delle politiche estere e di difesa dei 27 paesi. Oggi, confortato dalle parole della presidente della Commissione Ue, il Capo dello Stato non ha usato mezzi termini. Mattarella ha precisato: “La Ue senza la colonna diplomatico-militare è incompleta mentre che ha bisogno ineludibile di costruire, e aggiungo rapidamente, una propria autonoma credibilità nell’ambito delle relazioni internazionali. Serve a divenire protagonisti in un mondo popolato da Stati-potenze e serve a difendere i popoli europei; non a caso ai tradizionali temi della diplomazia e della difesa si aggiunge il tema della sicurezza”.
Le immagini da Kabul sono ancora vivide negli occhi dei cittadini europei, la discussione sulla gestione dei profughi è solo all’inizio, ma Bruxelles è stata solo spettatrice, ancora una volta, in questo scenario, subendo gli effetti di una crisi decisa altrove. Per il Presidente dunque: “Bisogna definire quella che è stata chiamata la ‘bussola strategica’ per fare dell’Europa un attore protagonista e non un comprimario nella comunità internazionale, delineando una prospettiva strategica nell’ambito della cui cornice si inquadra la politica di sicurezza”.
Mattarella ha ricordato: “La pandemia ci ha condizionato fortemente, tra lutti e sofferenze, e ha reso evidente la nostra comune vulnerabilità; paradigma dei tanti problemi globali che nessuno dei nostri Paesi è in condizione di affrontare in solitudine. Non possiamo, inoltre, ignorare che il mondo, e il nostro vicinato, è attraversato da gravi tensioni. Nelle ultime settimane abbiamo assistito al precipitare della situazione in Afghanistan. Ancor più vicino a noi le crisi non si placano: dalla Siria al Mediterraneo Orientale; dall’irrisolta questione ucraina all’allarmante situazione in Bielorussia. Tutto ciò ci pone di fronte a scelte che riguardano tanto la dimensione interna quanto quella esterna dell’Unione Europea. Da un lato è necessario riflettere su quali sono gli interessi condivisi dell’Unione e cosa occorre per tutelarli, per conseguire una effettiva autonomia strategica. Dall’altro dobbiamo definire il ruolo che l’Unione deve esercitare nella comunità internazionale: in che modo possiamo essere incisivi nell’affermazione del multilateralismo efficace che da anni indichiamo nella nostra azione esterna; come proiettare, anche al di fuori dei nostri confini, i valori e i principi su cui si fonda l’Europa. Si tratta di costruire il nostro futuro. Next Generation è la strategia. Il percorso per realizzarlo è l’autonomia dell’Unione. Per dar vita a questa prospettiva vi sarà bisogno di investimenti considerevoli, sia nel settore industriale sia nella riqualificazione della forza lavoro; investimenti che nessun Paese da solo può porre in campo. Basterebbe la doppia transizione, verde e digitale, per comprendere che si tratta di un’impresa dalla quale scaturirà una Unione alla cui base sarà la sovranità condivisa. Questa è, del resto, a me sembra, l’unica strada per salvare e mantenere le nostre sovranità senza che divengano, se isolate, illusorie. La Conferenza sul futuro dell’Unione rappresenta una grande storica occasione. Non dobbiamo ridurla a uno scialbo momento di ordinaria amministrazione. Dovremo impegnarci, senza remore e senza temi intoccabili, per completare i tanti cantieri aperti della nostra integrazione. L’Unione Economica e Monetaria, l’effettiva capacità fiscale, un vero pilastro sociale. Nessuna costruzione può sopravvivere mantenendo a lungo strutture edificate parzialmente con grandi lacune: queste ultime trascinerebbero nel vuoto anche le parti costruite”.
Ampliando lo sguardo Mattarella ha spiegato: “Credo che si possa dire che l’Unione non può restare nelle attuali condizioni: o si completa il suo edificio o si rischia che venga meno, con tutto ciò che ci ha consegnato, di pace, di diritti, di prosperità”.
L’allarme lanciato dal presidente è concreto, non è una minaccia retorica: “Ci troviamo a un punto di svolta molto importante per la Ue, bisogna completare tanti cantieri aperti nella nostra integrazione, lo dobbiamo alle nuove generazioni. I cittadini, che hanno visto una risposta efficace durante la pandemia, attendono nuove prove concrete dall’Unione ed è il momento di colmare questo divario tra le attese e la risposta che la Ue è capace di dare per costruire un futuro nel quale essa sia protagonista e possa parlare autorevolmente, con un’identità precisa. Credo che questo serva alla causa della pace internazionale e alla tutela degli interessi dei popoli dell’Unione europea. E se non si vuole che l’edificio europeo crolli, serve in tempi rapidi la definizione di una politica estera comune e lo sviluppo congiunto di capacità nel settore di sicurezza e difesa”.
Mattarella ha anche spiegato: “Ovviamente, per vincere eventuali timidezze degli alleati, anche in questa visione, l’Unione si pone in piena complementarietà con la Nato. Accrescere le nostre capacità, fare dell’Unione un attore più credibile è importante per l’Europa e lo è anche per gli USA, in un mondo sempre più caratterizzato dal protagonismo di grandi soggetti internazionali. La presenza efficace dell’Ue rafforza il rapporto transatlantico anche nel dialogo con gli altri interlocutori”.
Il presidente ha quindi assicurato un rafforzamento non solo dell’europeismo ma anche dell’atlantismo.
Tutti i presidenti, a cominciare dal tedesco Steinmeier, hanno ringraziato Mattarella per la sua leadership, la saggezza e l’impegno incessante per l’Ue e per il benessere dei cittadini europei. Steinmeier ha ribadito l’importanza di un approccio multilaterale in un mondo sempre più multipolare.
Il mantra del presidente Mattarella, nei sei anni e mezzo del suo mandato è stato “Nessuno si salva da solo”. Un costante richiamo all’unità, che ora richiede un impegno attivo: “L’Europa deve adoperarsi per disinnescare la logica competitiva che ha contrassegnato gli ultimi anni. Autonomia non significa rinchiudersi in se stessi, servono invece dialogo, regole condivise rispettate da tutti. Nell’ultimo ventennio il metodo multilaterale ha perso posizioni davanti a una globalizzazione sempre più veloce e tocca proprio all’Europa evitare che il passaggio da un sistema a un altro generi un periodo di pericolosa anomìa, di mancanza di regole. La contrapposizione tra Paesi, tra grandi soggetti internazionali, tra aree geografiche, di per sé pericolosa, condurrebbe a una corsa al ribasso degli standard di protezione della libertà, della salute, della condizione dei cittadini. Basta pensare alla tutela dei dati personali, al contrasto ai mutamenti climatici, agli standard alimentari. Per questo serve la voce, unitaria, dell’Europa, per rafforzare quello spazio di libertà, di sicurezza, di giustizia di cui siamo orgogliosi”.
Mattarella ha concluso: “Pensiamo in che condizione potremmo essere oggi se l’Unione avesse proseguito in tema di difesa sulla strada delineata al Vertice di Helsinki di ventidue anni fa, dove si era concretamente definito un Corpo di intervento operativo di sessantamila unità”.
La Von der Leyen, nel suo discorso sullo Stato dell’Unione all’Europarlamento, ha dichiarato: “Occorre un’Unione della difesa perché l’Europa può e deve fare di più per conto proprio per dare più stabilità al nostro vicinato e nelle altre regioni, ma anche nello scenario globale dal momento che, se non si interviene in tempo nelle crisi all’estero, le crisi arriveranno da noi. La Commissione sta lavorando con il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, a una nuova dichiarazione congiunta Ue-Nato da presentare entro la fine dell’anno”.
Finalmente, sta maturando l’idea per proseguire il percorso verso l’unità politica dell’Unione europea. Un percorso che darebbe speranza e prospettive migliori per l’umanità e per le generazioni future.

 

Salvatore Rondello

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