mercoledì, 27 Ottobre, 2021

Europee, diamoci delle regole per eleggere le donne

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Pia Locatelli

Alle donne a volte piace scommettere e questa volta la posta in vista delle europee è alta: scommessa forte, perché le resistenze non mancano, ma giusta perché si tratta di ottenere la parità nelle regole che determinano le rappresentanze nell’europarlamento. Una scommessa forte perché – come ha spiegato la parlamentare di SEL Marisa Nicchi – “infrangere il soffitto di cristallo che soffoca le donne vuol dire anche far cascare giù qualche uomo, perché quello che per noi è un soffitto, per loro è il pavimento”.

La proposta di legge è stata presentata stamattina in una conferenza stampa alla Camera assieme ad altre due parlamentari, Enza Bruno Bossio del PD e Pia Locatelli del PSI. Tre donne di tre partiti che rappresentano la sinistra in Parlamento, consapevoli che le difficoltà non sono piccole, ma anche che l’unione fa la forza.

La pdl è stata scritta per “rimettere l’Italia in linea con l’Europa” – ha spiegato Locatelli – e sulla scorta della legge elettorale che la Campania ha varato per prima nel 2009 su proposta del socialista Fausto Corace, perché il vantaggio dei socialisti è sempre stato quello di coltivare solide relazioni con gli altri partiti socialisti europei e riportare poi idee e suggestioni in Italia”. Ma se la regione Campania è stata la prima, altre hanno seguito questa strada e dal 2012 queste norme che servono a dare parità effettiva ai due sessi, valgono anche per le elezioni comunali.

Le tre parlamentari chiedono dunque di modificare la legge attuale inserendo due condizioni e cioè che già al momento della formazione della lista nessuno dei due sessi possa essere rappresentato per più dei due terzi del totale e soprattutto che se l’elettore vuole indicare preferenze, debba necessariamente indicarne due, una maschile e una femminile.

Di certo la situazione attuale dell’Italia è imbarazzante. A Strasburgo – ma anche a Roma la situazione non è migliore – abbiamo mandato 18 donne su 73 eletti, appena un quarto. La media dei 28 Paesi UE è del 34,6% quella dell’Italia è del 22% ma; in fondo alla classifica, appena un gradino sopra Polonia, Cechia e Malta. In Finlandia e in Svezia c’è il rischio che siano gli uomini ormai ha chiedere garanzie di rappresentanza visto che da lì sono arrivate a Strasburgo più donne che uomini!

“Non è una rivendicazione al femminile”, ha spiegato Bossio, quella che noi indichiamo è la strada per rispettare il diritto di rappresentanza dei sessi. Una strada su cui il Pd si è incamminato già da un po’, stabilendo norme precise già in fase di primarie e nella formazione delle liste. Un buon esempio anche per gli altri partiti e anche “un’indicazione forte nel momento in cui si sta discutendo di come cambiare il porcellum” perché qualunque sia la scelta che verrà compiuta, dovrà tener conto del tema della rappresentanza di genere.

Ma in realtà più che una scommessa è una richiesta che si fonda su solide argomentazioni perché, come ha spiegato Locatelli, nella “stragrande maggioranza dei Paesi dell’Unione europea, in 22, si vota col sistema proporzionale” e l’Italia deve attenersi a questa indicazione che dà ai cittadini il diritto di scegliere non solo il partito, ma anche il proprio rappresentante. Il tema delle ‘quote rosa’ è stato “declinato in modi diversi in Europa. Mentre in quelli nordici soprattutto, c’è una lunga consuetudine che consente di lasciare ai partiti il compito di disciplinare efficacemente la materia, negli altri a volte c’è bisogno di intervenire con una legge ad hoc. Per questo in 7 di quei 22 Paesi, la legge interviene a disciplinare la materia con le ‘quote legali’”.

“Le donne sono sempre più presenti nel mondo del lavoro, mentre nelle Istituzioni – osserva Nicchi –  questo trend è sì in crescita, ma lenta, troppo lenta”.

Insomma è arrivato il momento di dare anche all’Italia delle regole.

Carlo Correr

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