lunedì, 20 Settembre, 2021

Eurostat, aumentano i disoccupati e la Bce interviene

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Dal 2010 al 2019 i “lavoratori poveri” sono aumentati del 12% nell’Unione europea dal 2010 al 2019: circa un lavoratore europeo su dieci (9,4%) è sceso al di sotto della soglia di rischio povertà di Eurostat (cioé con redditi inferiori al 60% della media della popolazione). Secondo una indagine dei sindacati europei, su dati Eurostat, in Italia i lavoratori considerati poveri sono passati dal 9,5% al 12,2% della popolazione lavorativa, con un aumento del 28%.
Aumenti maggiori sono stati registrati in Ungheria (58%), Regno Unito (51%), Estonia (43%). Rialzi di appena l’1%, invece, in Svezia e Austria.

La ricerca della Confederazione europea dei sindacati (Ces) dal titolo ‘Benchmarking Working Europe 2020’ spiega: “I giovani, i lavoratori migranti e quanti hanno contratti a tempo determinato sono i più colpiti, anche se si sono registrati aumenti per ogni categoria di lavoratori compresi quelli con orario a tempo pieno e con contratto a tempo indeterminato”.
Secondo lo studio, solo quattro Stati membri hanno salari minimi legali al di sopra della soglia salariale considerata a rischio di povertà.
La Ces avanza quindi una serie di richieste per far uscire i lavoratori dalla povertà: impedire che il salario minimo venga fissato al di sotto della soglia di povertà; divieto di erogare fondi pubblici ad aziende che rifiutano ai propri lavoratori il diritto alla contrattazione collettiva; porre fine all’esclusione di alcune categorie di lavoratori, come i collaboratori domestici o i giovani, dal salario minimo stabilito per legge. La problematica, pur avendo effetti striscianti da tempo, viene aggravata dalla pandemia.
Oggi, il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Ces, potrebbe essere facilitato anche dalla Bce che ha assunto la decisione di incrementare la dotazione del Programma di acquisto per l’emergenza pandemica (Pepp) di 500 miliardi di euro portandolo così a un totale di 1.850 miliardi di euro (cifra vicina a quanto deciso per il Recovery fund).
In un documento conclusivo della riunione, la Bce spiega: “Come previsto, alla luce delle ricadute economiche derivanti dalla recrudescenza della pandemia il Consiglio direttivo della Bce ha deciso di ricalibrare i propri strumenti di politica monetaria, pur lasciando fermi i tassi di interesse. Infatti, sia i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali, che quelli sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rimarranno invariati rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,50%. La Bce, inoltre, conferma la previsione che i tassi di interesse di riferimento si mantengano su livelli pari o inferiori a quelli attuali fino a quando l’inflazione non darà segni concreti di ripresa verso l’obiettivo del 2%”.

Ma la notizia più attesa dai mercati e dai governi è la decisione “di incrementare la dotazione del Programma di acquisto per l’emergenza pandemica (Pepp) di 500 miliardi di euro” portandolo così a un totale di 1.850 miliardi di euro. Altrettanto importante la decisione del Consiglio di prolungare la durata degli acquisti netti nell’ambito del Pepp “almeno sino alla fine di marzo 2022 o comunque finché non riterrà conclusa la fase critica legata al coronavirus”.

Nella riunione è stato inoltre deciso di estendere il periodo di tempo entro il quale reinvestire il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del Pepp almeno sino alla fine del 2023, dando così una ‘visione’ piuttosto chiara ai mercati. Ai quali si conferma che in ogni caso, la futura riduzione del portafoglio del Pepp sarà gestita in modo da evitare interferenze con l’adeguato orientamento di politica monetaria.
Per assicurare un flusso ‘sicuro’ di liquidità al sistema finanziario il Consiglio direttivo della Bce ha anche deciso di ricalibrare ulteriormente le condizioni applicate alla nuova (la terza) serie di aste di rifinanziamento a più lungo termine (Tltro3), estendendo di 12 mesi, fino a giugno 2022, il periodo nel quale si applicheranno condizioni considerevolmente più favorevoli.
La Bce ha annunciato che altre tre aste di liquidità aggiuntive saranno altresì condotte fra giugno e dicembre 2021. Passa al 55% dello stock di prestiti idonei (dal 50% originario) l’ammontare totale che le controparti potranno ottenere in prestito in queste nuove aste. Condizioni che però saranno offerte soltanto alle banche che raggiungono un nuovo obiettivo in termini di volume dei prestiti erogati.

Altra decisione quella di estendere fino a giugno 2022 la durata delle misure ‘alleggerite’ dei criteri di idoneità applicabili alle garanzie adottate ad aprile scorso, una mossa che, nelle intenzioni dell’Eurotower, permetterebbe di assicurare che le banche possano avvalersi appieno delle operazioni di erogazione di liquidità, ovvero le Tltro3 ricalibrate.
Saranno poi mirate a fornire un efficace supporto di liquidità quattro nuove aste a più lungo termine per l’emergenza pandemica che saranno condotte nel 2021. Infine la Bce conferma la prosecuzione degli acquisti netti nell’ambito del Quantitative Easing ‘tradizionale’ che andrà avanti a un ritmo mensile di 20 miliardi di euro: interventi che proseguiranno finché necessario a rafforzare l’impatto di accomodamento dei suoi tassi di riferimento e che termineranno poco prima che il Consiglio inizierà a innalzare i tassi di riferimento della Bce. Per questi titoli, la Bce ha confermato la decisione di reinvestire, integralmente, il capitale rimborsato per un prolungato periodo di tempo anche successivamente agli eventuali rialzi dei tassi e in ogni caso finché sarà necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario.
La Bce ha quindi deciso di prolungare a marzo 2022 le operazioni di pronti contro termine per le banche centrali e tutte le linee temporanee di swap e pronti contro termine con le banche centrali di paesi non appartenenti all’area dell’euro e di continuare le regolari operazioni di rifinanziamento mediante aste a tasso fisso con piena aggiudicazione dell’importo richiesto alle condizioni vigenti finché ciò sarà necessario.

Nel documento finale, il Consiglio Direttivo della Bce ha ribadito di essere pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti, ove opportuno, confermando le decisioni prese che puntano a sostenere il flusso del credito a tutti i settori dell’economia, sorreggere l’attività economica e salvaguardare la stabilità dei prezzi nel medio termine in uno scenario di incertezza che rimane elevata.
In una conferenza stampa, la presidente della Bce, Christine Lagarde, ha spiegato: “Gli interventi della Bce sono flessibili e il ‘pacchetto’ di acquisti anti-pandemia (il cosiddetto Pepp) potrebbe non essere usato appieno oppure ricalibrato. Anche se il rimbalzo del terzo trimestre è stato più forte delle stime al 12,4% (sebbene ben al di sotto dei valori pre-pandemia) e ci sono prospettive incoraggianti legate ai vaccini, ci sono seri rischi per l’economia dell’Eurozona perché le misure di contenimento stanno impattando fortemente sull’attività e nel quarto trimestre è prevista una contrazione del Pil: anche se il manifatturiero tiene, i servizi sono fortemente colpiti e questo spiega l’aumento a 1.850 miliardi del Pepp. Le nuove stime sono di un impatto più forte sull’attività e una debolezza più a lungo sul fronte inflazione provocata dalla crisi pandemica, e l’incertezza resta alta”.
Una revisione al ribasso per l’anno in corso per le proiezioni macroeconomiche, sono state fatte dallo staff della Bce. Infatti, si prevede una crescita annua del Pil reale a -7,3% nel 2020, 3,9% nel 2021, 4,2% nel 2022 e 2,1% nel 2023.

Come ha annunciato la presidente della Bce: “Le stime prevedono una ripresa nel medio termine al livello previsto a settembre. Sul fronte inflazione le nuove previsioni sono dello 0,2 per cento nel 2020, dell’1,0 per cento nel 2021, dell’1,1 per cento nel 2022 e dell’1,4 per cento nel 2023. Rispetto a settembre le prospettive per l’inflazione sono state riviste al ribasso per il 2020 e il 2022. Nelle scelte fatte in questa ultima riunione del 2020 il Consiglio direttivo della Bce ha voluto concentrare la ricalibrazione sugli strumenti più efficaci, dal Pepp alle aste Tltro3 gli acquisti sono stati estesi perché ci sono le conseguenze nel breve termine della seconda ondata. Abbiamo deciso di prolungarli di nove mesi, perché siamo consapevoli di quello che si afferma sul fronte sanitario e, ha osservato, abbiamo buone ragioni per credere che a fine 2021 avremo raggiunto abbastanza ‘immunità di gregge’ per una vera ripresa nel 2022. Quanto al tasso di cambio dell’euro, non fa parte degli obiettivi della politica della Bce ma, siccome ha un ruolo importante ed esercita una pressione al ribasso sui prezzi, anche alla luce del recente andamento dei mercati lo monitoreremo molto attentamente”.
In questa inaspettata crisi da pandemia, dunque, è una fortuna che la Bce interviene attentamente e prontamente come la Croce Rossa in un conflitto armato, ma per non esserci più morti e feriti, è necessario la fine delle operazioni belliche.

 

S. R.

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