martedì, 7 Dicembre, 2021

Ex Ilva, il Consiglio di Stato annulla la sentenza del Tar

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Il Consiglio di Stato annulla la sentenza del Tar di Lecce e blocca lo spegnimento dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto e degli impianti connessi. A fare ricorso era stato Acciaierie d’Italia.

“Alla luce del pronunciamento del Consiglio di Stato sull’ex Ilva, che chiarisce il quadro operativo e giuridico, il governo procederà in modo spedito su un piano industriale ambientalmente compatibile e nel rispetto della salute delle persone”, commenta il ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti. “Obiettivo – spiega in una nota- è rispondere alle esigenze dello sviluppo della filiera nazionale dell’acciaio accogliendo la filosofia del Pnrr recentemente approvato”, conclude.

 

Cgil, ora avviare fase nuova

“Finalmente l’ex Ilva cessa di essere un tema di ordine giudiziario per diventare esclusivamente un tema di ordine industriale. Ora è tempo di dare certezze e piena operatività all’assetto societario in modo da accelerare l’ambientalizzazione degli impianti e la ripresa della produzione”. Così il segretario confederale della Cgil Emilio Miceli commenta la sentenza con cui il Consiglio di Stato ha annullato l’ordinanza del sindaco di Taranto che aveva disposto la chiusura dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico.

“È tempo, dunque, di avviare quella fase nuova disegnata negli accordi con il sindacato. L’Italia – prosegue il dirigente sindacale – ha bisogno di produrre acciaio, e Taranto di guardare finalmente con maggiore tranquillità al proprio futuro e di misurare la capacità della nuova società di fare un salto di qualità nell’impatto delle produzioni sull’ambiente”. “Speriamo che da oggi nulla sia più come prima”, conclude Miceli.

 

 

LA SENTENZA – L’ordinanza del sindaco di Taranto non è legittima per assenza di pericolo imminente. Lo stabilisce la Sezione IV del Consiglio di Stato con la sentenza n. 4802 di oggi , con la quale accogliendo gli appelli di Arcelor Mittal S.p.a. e di Ilva S.p.a. in amministrazione straordinaria, ha annullato l’ordinanza n. 15 del 27 febbraio 2020, con cui il Sindaco di Taranto aveva ordinato loro, nelle rispettive qualità di gestore e proprietario dello stabilimento siderurgico “ex Ilva”, di individuare entro 60 giorni gli impianti interessati da emissioni inquinanti e rimuoverne le eventuali criticità, e qualora ciò non fosse avvenuto di procedere nei 60 giorni successivi alla “sospensione/fermata” delle attività dello stabilimento.

L’ordinanza era stata emessa, nell’esercizio dei poteri di necessità e urgenza del Sindaco a tutela della salute della cittadinanza, a seguito di episodi di emissioni di fumi e gas verificatisi nell’agosto 2019 e nel febbraio 2020 e delle successive verifiche ambientali e sanitarie. Il Tar della Puglia, sezione staccata di Lecce, pronunciandosi in primo grado sul ricorso delle due società, lo aveva respinto a seguito di un’approfondita istruttoria.

In particolare, spiega il Consiglio di Stato, la Sezione non ha condiviso la tesi principale delle società appellanti, secondo cui deve escludersi ogni spazio di intervento del Sindaco in quanto i rimedi predisposti dall’ordinamento, nell’ambito dell’autorizzazione integrata ambientale (Aia) che assiste l’attività svolta nello stabilimento, sarebbero idonei a far fronte a qualunque possibile inconveniente.

 

 

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