sabato, 25 Settembre, 2021

Ex Ilva, tra Mittal e lo Stato siamo già alla resa dei conti

0

Non se ne fanno nozze coi fichi secchi. Un adagio popolare, questo, che sembra calzare a pennello per lo Stato e la sua sposa: ArcelorMittal. Un matrimonio, il loro, tra parte pubblica e soggetto privato s’intende, da annullare perché mai consumato. E mai si consumerà. Finto come tutto ciò che cozza con la realtà. Combinato per interessi altri. I franco-indiani, nei giorni scorsi, dopo poche ore dall’aumento di capitale della nuova holding, con i 400 milioni sborsati da Invitalia, pretendevano che lo Stato firmasse il bilancio di esercizio 2020. Una richiesta giudicata irricevibile, visto che l’anno scorso a gestire l’impianto è stata la multinazionale dell’acciaio e non di certo la componente pubblica. Si tratterebbe, insomma, di un falso perseguibile per legge. Senza l’approvazione del documento contabile, il varo della nuova società – “Acciaierie d’Italia” – è rinviato a data da destinarsi. E anche la nomina dei manager voluti dal ministro Giorgetti, con in testa Franco Bernabè. Di tutta risposta Mittal ha annunciato, con il suo fare sempre molto educato e rispettoso delle prerogative altrui, la separazione delle attività commerciali italiane da quelle internazionali. Detta in soldoni: l’acciaio prodotto a Taranto dovrà, da questo momento in poi, battere la concorrenza di quello del suo stesso azionista. Roba da pazzi. Da accordo-burla. Da matrimonio finto, per l’appunto.

 

A Mittal serve una scusa per andare via. Ieri (e oggi) lo scudo penale, oggi l’approvazione del bilancio. Domani chissà cosa diavolo andrà cercando. Il gioco è sin troppo chiaro, ormai. Si tratta di un epilogo sul quale nessuno sano di mente, e un tantino addentro a questo genere di cose, può nutrire alcun dubbio giunti a questo punto. Il quesito che dovrebbe interessare i tarantini, semmai, è un altro. L’obbiettivo di avere un sito decarbonizzato è ancora perseguibile? Il sogno di una fabbrica verde è destinato a rimanere tale almeno per un altro decennio. Le tecnologie che permetterebbero l’uso dell’idrogeno per alimentare gli impianti sono ancora in una fase sperimentale. Meglio mettersi l’anima in pace. Di certo, al momento, c’è solo che Mittal andrà via. Molto presto. Boicotta già quel poco di acciaio prodotto a Taranto per favorire quello che si realizza in Belgio…

 

Vincenzo Carriero

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply