martedì, 7 Dicembre, 2021

FALLIMENTO SCUOLA

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Solo in tre regioni oggi sono state riaperte le scuole ovvero in Valle d’Aosta, Abruzzo e Toscana (in classe il 50% degli oltre 166mila studenti delle scuole secondarie superiori), mentre in Trentino Alto Adige erano state riaperte già il 7 gennaio scorso. Era tutto pronto per il ritorno degli studenti delle superiori al 50% in presenza ma, ha detto la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, giocando allo scaricabarile, sono state le Regioni a decidere di slittare ancora la data della riapertura delle scuole, tra il 18 gennaio e l’1 febbraio. Decisione che ha provocato una forte reazione degli studenti che oltre ad aver organizzato uno sciopero della Dad, stanchi di fare lezione da casa, chiedendo di poter tornare tra i banchi, in classe, hanno indetto una serie di proteste e manifestazioni, alle quali hanno aderito anche gli insegnanti, da Nord a Sud in tantissime città: Milano, Parma, Firenze, Roma, Viterbo, Pescara, Ancona e altre. Le proteste andranno avanti tutta la settimana. La Basilicata, è l’ultima regione in ordine di tempo, ad aver deciso di sospendere le lezioni in presenza almeno fino al primo di febbraio, così come hanno fatto Friuli Venezia Giulia, Marche, Sardegna, Veneto, Calabria e Sicilia. Didattica a distanza fino al 18 gennaio, invece, nel Lazio, in Liguria, Molise, Piemonte e Puglia. Poi si vedrà. E il 25 gennaio, potrebbero, ma non è chiaro, tornare in classe gli studenti di Campania, Emilia-Romagna, Lombardia e Umbria.

Tutte le altre Regioni hanno scelto di rinviare il ritorno sui banchi degli studenti delle superiori in date che vanno dal 18 gennaio al 1 febbraio. Sono previsti per oggi proteste e flash mob. Ragazzi, studenti e docenti, dal Nord al Sud, chiedono di poter tornare a scuola.

“E’ difficile per gli studenti comprendere perché non rientrano a scuola, capisco le loro frustrazione: la scuola è un diritto costituzionale se a me avessero tolto la scuola non sarei probabilmente qui”. Ha detto la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina a Radio Rai 1. “Nelle regioni a fascia gialla tutto è aperto tranne la scuola superiore e questo creerà profonde cicatrici, i ragazzi hanno bisogno di sfogare la loro socialità. Si fa l’errore di credere che la scuola non produca incassi: se io chiudo un negozio so purtroppo quanto ho perso, sulla scuola questo discorso non si fa ma i costi sono altissimi. Sono molto preoccupata, oggi la dad non può più funzionare”.

 

“Purtroppo – affermano in una nota congiunta il segretario del Psi Enzo Maraio e il Referente nazionale PSI scuola, università e ricerca Luca Fantò – è necessario prendere atto del fallimento dell’azione della Ministra Azzolina che non è riuscita a riportare a scuola i ragazzi degli Istituti superiori. E’ necessario anche prendere atto del fallimento di alcuni, troppi, Presidenti di Regione che non sono stati in grado di organizzare i propri territori in maniera tale da permettere lo spostamento sicuro degli alunni. Incapacità resa più evidente dal fatto che altre Regioni riusciranno a far tornare i propri ragazzi a scuola da lunedì avendo potenziato i mezzi di trasporto pubblico locale, i controlli davanti alle scuole e alle fermate degli autobus.
La pandemia sta dimostrando i rischi a cui ci esporrebbe un’istruzione regionalizzata, evidentemente foriera di disparità di trattamento tra alunni. E’ necessario che tutti gli studenti tornino presto a scuola. Noi socialisti chiediamo che venga anticipata la vaccinazione dei docenti, del personale scolastico e degli studenti delle scuole superiori. Aspettare luglio e quindi attendere l’estate e il prossimo anno scolastico, sarebbe un ulteriore segnale di resa ad un altro anno di Dad, con tutti i danni sociali e psicologici che essa comporta a carico dei nostri ragazzi. Non possiamo inoltre ignorare che docenti e personale scolastico continuano a recarsi sui loro luoghi di lavoro e a venire in contatto giornalmente con centinaia di alunni. Infatti, al contrario delle lezioni in aula, i laboratori in presenza sono stati attivati in molti Istituti tecnici e professionali ed i docenti continuano a lavorare nelle sedi dei loro Istituti scolastici da cui si collegano con gli studenti. Il PSI – concludono – chiede quindi di anticipare la campagna vaccinale per il personale scolastico tutto per gli studenti delle scuole superiori”

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