lunedì, 10 Maggio, 2021

FIGLIUOLO E FIGLIASTRI

0

È arrivato il momento di rimettere tutti in riga se si vuole procedere verso l’uscita di una pandemia che dura ormai da più di un anno. A palazzo Chigi si continua a ribadire la linea dettata dal premier Mario Draghi: le prossime settimane saranno quelle in cui si parlerà di riaperture e non di chiusure. Ed “essenziali” per ogni decisione saranno i dati e l’andamento della campagna vaccinale.
Il generale Figliuolo intanto ha avvisato ieri le regioni: la campagna vaccinale deve proseguire “in maniera uniforme a livello nazionale, senza deroghe”. E annuncia: “per giugno avremo 45 milioni di dosi”. Si avvicina dunque la verifica di metà mese per valutare, se i dati epidemiologici lo consentiranno, eventuali riaperture prima della fine di aprile a partire da ristoranti, musei, cinema e teatri, e sale la tensione nella maggioranza ma anche tra il governo e le Regioni con il commissario per l’emergenza Francesco Figliuolo che, stoppando la fuga in avanti del presidente della Campania Vincenzo De Luca pronto a vaccinare le categorie economiche prima dei 60 e 70enni, ricorda le indicazioni dell’esecutivo a tutti i presidenti che continuano a voler andare per conto loro. Il piano vaccinale “deve proseguire in maniera uniforme” in tutta Italia, “senza deroghe ai principi che lo regolano”.

 

Maraio: “Le regioni non procedano autonomamente”

Un invito affinché “le regioni non procedano autonomamente” arriva dal segretario del Psi Enzo Maraio. “Sul piano vaccinale – ha detto – le regioni non possono procedere con regole proprie. Sarebbe più caotico di quanto già lo è. È giusto che le regioni battano i pugni sul tavolo per avere le dosi necessarie per la propria popolazione ma le regole devono valere per tutte e in tutta Italia”. Così in una nota il segretario del Psi, Enzo Maraio, che ricorda che “abbiamo chiesto sin dall’inizio della pandemia una gestione centralizzata della emergenza e annunciare, dopo un anno e mezzo di crisi, di fare a modo proprio sul piano vaccinale ormai avviato non è una scelta di buon senso. La pandemia, ma più in generale l’intero sistema sanitario affidato alle regioni, ha già causato troppi danni. Oggi bisogna cambiare passo”.

“Da sei settimane mi sveglio e mi addormento con il chiodo fisso, scacciare questa cosa dall’Italia”, dice a proposito del Covid-19 Fabrizio Curcio, capo della Protezione civile, in un’intervista a ‘La Repubblica’. “Non sarò mai – spiega – tra quelli che vogliono un ritorno allo Stato centralista. Da quattordici anni sono un uomo di Protezione civile, ho girato l’Italia in lungo e in largo e ho capito che ogni Provincia è unica: ha una sua economia, una sua sofferenza, un suo bisogno. Non credo che quando riavremo le bocce ferme, la fine della pandemia, torneremo a una sanità centralizzata, uno Stato che fa tutto”. Per Curcio “dobbiamo salvare vite, mettere in sicurezza gli anziani e i fragili. Come si può convivere con 358 morti al giorno? Si è diffuso un cinismo della tabella, la conta quotidiana ci fa perdere il senso delle tragedie. Quando avremo messo in sicurezza gli over 80, gli over 70 e anche gli over 60 potremo ragionare su un piano vaccinazioni più flessibile, uscire dalla rigidità anagrafica”.

In sostanza prima si liberano gli ospedali prima si uscirà dalla pandemia.

Nel quadro delle priorità indicate dall’Ordinanza n. 6 del Commissario straordinario, il numero di persone di età superiore agli 80 anni che ha ricevuto almeno una somministrazione ha intanto superato quota 3 milioni, con un incremento di 500 mila unità rispetto alla settimana precedente. E’ stato così raggiunto con almeno una dose il 70% della platea di oltre 4,5 milioni rilevata con il sistema informatico ‘Tessera sanitaria’ e verificata dalle Regioni/Province autonome.

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply