domenica, 28 Novembre, 2021

Filippine. Quando il potere passa da padre in figlia

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Cosa ha escogitato il Presidente filippino Rodrigo Duterte per rispettare la Costituzione ma nello stesso tempo per assicurarsi la continuazione del potere? Candidare nelle elezioni presidenziali che si terranno nel prossimo anno la figlia Sarà Duterte Carpio. Una continuazione dinastica che pone fine alla pantomina delle ultime settimane quando Duterte ha prima annunciato il suo ritiro dalla vita politica, poi che avrebbe corso per la vicepresidenza (pensando di condizionare totalmente chi avrebbe fatto il nuovo Presidente), poi non essendo del tutto tranquillo per questa scelta ritirando la sua candidatura come vice e scegliendo sua figlia come suo sostituto. Una continuazione dinastica quindi, ma nel rispetto della Costituzione che vieta il secondo mandato per guidare questo Paese di settemila isole del sud est Pacifico con più di cento milioni di abitanti. La figlia, attuale Sindaco di Davao popolosa città del Mindanao musulmano, non avrà comunque vita facile e dovrà affrontare rivali agguerriti come l’attuale Primo cittadino della capitale Manila, Isko Moreno che ha già annunciato quello che sarà il suo programma elettorale che si baserà su una più incisiva lotta al diffondersi della pandemia da coronavirus ancora preoccupante per i ritardi nelle vaccinazioni e sulla ripresa dell’ economia del Paese. Gli ultimi sondaggi confermano un calo di popolarità dell’attuale Presidente. Duterte ha impostato il suo periodo di Capo di stato intensificando fin dalla sua elezione, avvenuta con largo margine di voti nel 2016, la guerra contro la criminalità, la corruzione e la droga fino a uccidere molti spacciatori, incarcerando migliaia di persone e finendo per i suoi metodi per essere sotto inchiesta da parte della Corte penale internazionale. Ed è questa, probabilmente, una delle ragioni per cui ha deciso la candidatura della figlia, annunciata da lui stesso nei giorni scorsi, che, una volta eletta, potrebbe preservarlo da eventuali complicazioni giudiziarie. Una candidatura sotto la supervisione del padre che rimarrebbe in realtà a guidare il Paese. Ma la situazione sembra ancora in movimento, considerato che, secondo la norma filippina, fino al 15 novembre si potranno avere ancora delle sostituzioni del nome dei candidati presso l’apposita Commissione nazionale elettorale. Le Filippine, reduci da una crescita economica tra le migliori a livello globale, hanno scontato duramente la diffusione dell’infezione da Covid 19 con una diminuzione dei consumi e un forte calo degli investimenti. L’industria manifatturiera ha subito nell’ultimo anno notevoli penalizzazioni produttive anche per la difficoltà di disponibilità nelle materie prime che non raggiungevano più i centri di stoccaggio. Analogamente il settore turistico, fondamentale per l’acquisizione di valuta pregiata e per l’occupazione, ha subito una grande contrazione ed è tutt’ora in difficoltà. Vi sono ancora numerose zone del territorio con sacche di povertà che causano anche una forte emigrazione da parte della gioventù. La posizione strategica del Paese lo rende molto attrattivo per la politica espansiva del regime comunista cinese nel sud Pacifico. Ed è anche sul piano internazionale che si giocheranno i futuri equilibri politici.

 

Alessandro Perelli

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