domenica, 28 Novembre, 2021

Finiremo tutti sovranisti?

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Su “LA Stampa” del 27 settembre Momtesquieu continuando la sua disanima efficace dello svuotamento di garanzie democratiche dei provvedimenti motivati con l’urgenza, già nel titolo “Troppi decreti-tutti complici!” esorta tutti e ciascuno a prendere atto delle proprie responsabilità se si sbriciola il tessuto democratico del Paese. A costo di sembrare ripetitivo faccio risalire il degrado alla più grossa spallata che abbia ricevuto la nostra democrazia, inferta dal centrodestra, quando decise, anche lì per l’urgenza e per snellire i processi decisionali, di passare dall’elettività alla nomina dei parlamentari, senza sussulti ed immediata reattività della maggioranza Prodi che seguì, tanto da poter definire questa omissione con lo stesso aggettivo usato da Montesquieu: “Tutti complici! ”Molto più in grande il pericolo si ripresenta oggi e qui riassumo i numerosi interventi sulla base da cui ripartire: l’adeguamento della Costituzione e dei suoi principi ispiratori ad antiche e nuove sfide. Chi se non il PD nasce dalle due maggiori componenti che hanno dato vita alla Costituzione, salvaguardandola dalle tentazioni autoritarie della guerra fredda e successivamente, pagando con la vita dei suoi uomini più significativi, i rigurgiti terroristici di destra e di sinistra? Grazie a Draghi che si è assunta le responsabilità maggiori del governo nel quadro di una nuova Europa più solidale ma tutta da costruire, ci saremmo attesi che il PD impegnasse tutte le sue forze sull’adeguamento costituzionale. Un esempio per tutti, quello della necessità di porre fine al bicameralismo paritario, unico in Europa, come a voler partecipare alla formula 1 con una macchina d’epoca! Come ridurre i decreti e prima ancora evitare il ricorso altrettanto frequente ed espropriante del Parlamento dei voti di fiducia, arrivando a promettere di procedere insieme con una moltiplicazione dei provvedimenti urgenti da prendere? Giustamente Letta si è chiesto quando Salvini e il campo sovranista cesseranno di oscillare tra rassicurazioni e dissociazioni più o meno velate destabilizzando le istituzioni? La sede che per eccellenza si presta ad un chiarimento di fondo ravvicinato può essere la convocazione di un’Assemblea Costituente, da anni auspicata. C’è chi ipotizza che sia in atto anche nel PD una damnatio memoriae verso un patrimonio costituente che è stato fatto proprio da tutto il partito, a partire dalla legittimazione del governo da una sola Camera senza un ping-pong suicida ed un taglio dei parlamentari più rispondente alla media europea tra i Paesi più popolosi nel rapporto tra popolazione e rappresentanti. A maggior ragione ora che scevra da strumentalizzazioni di parte la riproposizione di un’Assemblea Costituente viene dalla fondazione Einaudi ed ha già riscosso adesioni trasversali. Il PD ed i suoi alleati del campo largo devono a questo punto convintamente riprendere la bandiera originaria dopo oltre trent’anni di fallimenti di tentativi parlamentari comprese le due riforme approvate e poi bocciate in sede referendaria. Chi non sente l’urgenza di intervenire metta in conto che la svolta sovranista sta guadagnando consensi nel Paese avanzando, perfino sul Corriere della Sera, analogie di sbocchi tra il ruolo assolto da De Gaulle e quello oggi ricoperto da Draghi. Ben venga un’Assemblea Costituente se da essa motivatamente apprenderemo perché dovremo vivere e morire sovranisti!

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