martedì, 13 Aprile, 2021

UN NUOVO MODELLO ECONOMICO

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La pandemia sta peggiorando le condizioni di vita di numerose persone. I dati comunicati dal Fondo Monetario Internazionale sono allarmanti: si parla di 100 milioni di persone che vivono in povertà assoluta.
Il Coronavirus ci ha portato ad un’emergenza sanitaria ed economica che nel nostro recente passato non trovano confronti.
Il mondo ha dovuto, prima, fare i conti con le migliaia di persone che hanno perso la vita a causa del contagio (in molti casi, il virus ha aggravato le condizioni patologiche pregresse dei pazienti colpiti), ed ora dovrà farli con la crisi economica innescata dal lungo lockdown. In Europa le cose stanno migliorando, ma nel resto del pianeta l’emergenza legata al Covid-19 sta peggiorando.

Kristalina Georgieva, il direttore del FMI, ha detto: “100 milioni di persone, in tutto il mondo, potrebbero arrivare a vivere in condizioni di povertà assoluta, e la colpa di tutto questo è anche della pandemia”.
I progressi che erano stati compiuti negli ultimi 3 anni per combattere le più gravi situazioni di indigenza, con la crisi, subiscono una inversione di tendenza.
Kristalina Georgieva ha aggiunto: “È necessario che i Governi promuovano una crescita che sia all’insegna dell’inclusione”.

La situazione economica mondiale nell’era del Coronavirus è molto brutta. La pandemia sta aggravando i livelli di povertà e potrebbe portare presto a 100 milioni il numero di coloro i quali si trovano costretti a vivere in povertà assoluta. Una cifra che però potrebbe indicare soltanto la punta di un iceberg.
Dunque, è facilmente comprensibile perché il Direttore generale del FMI ha spronato la politica mondiale per dare maggior sostegno a chi di più sta soffrendo gli effetti della pandemia. Al momento, si parla della necessità di misure straordinarie che, in tutto il mondo, hanno portato allo stanziamento di una cifra pari a 10mila miliardi di dollari. Dato molto positivo ma non sufficiente. Ci vorrebbero anche riforme e altri investimenti. Secondo la Georgieva: “Si dovrebbe intervenire nei settori della sanità, dell’assistenza sociale  e dell’istruzione (che deve raggiungere livelli assoluti di qualità). Altre misure utili potrebbero essere quelle volte a migliorare l’efficienza della spesa pubblica, prevedendo delle riforme sulle tasse che possano portare a un aumento delle imposte sui redditi personali”.

Il Direttore Generale del FMI ha aggiunto: “I Paesi potrebbero anche assicurarsi che il loro sistema riesca a catturare i guadagni dai ‘vincitori’ della crisi, incluse forse le attività digitali. E dovrebbe esserci uno sforzo concertato contro i flussi illeciti e le scappatoie fiscali“.
Si dovrebbero evitare altri sforzi e sacrifici che potrebbero essere fatti nei prossimi mesi per evitare che la situazione peggiori ulteriormente a causa della crisi e delle nuove spese dovranno essere fatte per evitare la perdita di posti di lavoro e prevenire un aumento delle diseguaglianze.

Inoltre la Georgieva ha aggiunto: “Altri investimenti sono necessari sul rafforzamento della difesa dell’ambiente, sull’ampliamento dell’accesso delle famiglie a basso reddito e delle piccole imprese ai prodotti e alle tecnologie finanziarie. Nel medio termine ci sarà spazio per migliorare l’efficienza della spesa pubblica. Alcune economie avanzate ed emergenti potrebbero aumentare le tasse più alte sui redditi personali”.

Le parole del direttore del Fondo Monetario Internazionale sono arrivate nel giorno in cui i timori di una nuova ondata del Coronavirus negli Stati Uniti e in America Latina, accompagnati dall’allarme della Federal Reserve sui considerevoli rischi che corre l’economia Usa, hanno messo sotto pressione i listini delle Borse. Dopo il crollo delle Borse europee, che hanno chiuso in profondo rosso, bruciando ben 328 miliardi di capitalizzazione in un’unica seduta, anche Wall Street è andata in rosso: ieri, a fine mattinata (ora locale), il Dow Jones ha perso il 5,01%, il Nasdaq il 3,45% mentre lo S&P 500 il 3,49%.

Anche in Italia la situazione non è migliore che altrove. La produzione su base annua è scesa ad aprile (-42,5%) in misura quasi doppia rispetto all’Ue (-28%). Poi, secondo quanto ha reso noto oggi l’Istat sull’occupazione lavorativa, nel primo trimestre del 2020, il numero di persone occupate è diminuito in termini congiunturali (-101 mila, -0,4%), a seguito dell’aumento dei dipendenti a tempo indeterminato e del forte calo di quelli a termine e degli indipendenti. Il tasso di occupazione è pari al 58,8%, in diminuzione di 0,2 punti rispetto al quarto trimestre 2019. Nei dati più recenti del mese di aprile 2020, al netto della stagionalità, l’effetto dell’emergenza Covid-19 è più evidente: gli occupati sono calati di 274 mila unità (-1,2%) rispetto a marzo 2020 e il tasso di occupazione è sceso al 57,9% (-0,7 punti in un mese).

Il premio Nobel per l’economia, Michael Spence, in un’intervista rilasciata a La Stampa, ha dichiarato: “Stiamo assistendo a un crollo vertiginoso delle economie degli Stati Uniti e dell’Europa”. L’autorevole economista intravede all’orizzonte “una ripresa medio lenta, con settori maggiormente colpiti, come i viaggi internazionali o i grandi eventi sportivi”. Quindi per il futuro Spence prevede “un crollo piuttosto esteso in cui il tasso di crescita e il Pil possono essere ingannevoli quando c’è una grossa fluttuazione in brevi periodi”.
Il Prof. Spence ha sostenuto: “E se prendiamo in esame un trimestre, il crollo sarà terribile, parliamo del 25% circa: sarà questo il tasso di disoccupazione se consideriamo anche chi ha perso il lavoro in via temporanea. Oltre alla difficoltà odierna, ovvero quella che stiamo vivendo adesso, e da cui iniziamo appena a uscire”. Poi, secondo Spence: “Il vero rischio è la risposta del pubblico, perché anche in mancanza di restrizioni, molti saranno riluttanti a ripartire. Di certo, a meno che non arrivi il vaccino, la curva non sarà a V. La ripresa sarà lenta. Forse a forma di U. Mi aspetto una brusca caduta seguita da un periodo di stasi, poi una ripresa che sarà graduale ma in presenza di un debito che resterà alto”.
Ripensare ad un nuovo modello economico che possa prevedere una migliore distribuzione della ricchezza, potrebbe accelerare quella ripresa economica che presenta le difficoltà ormai note, determinando una maggiore permanenza temporale nello stato di povertà di una quantità di poveri superiore ai livelli precedenti la crisi.

Salvatore Rondello

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