martedì, 19 Ottobre, 2021

Francia verso il voto, il punto interrogativo dei Verdi

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Mancano sette mesi alle elezioni presidenziali in Francia e sembra ormai lontano l’exploit di Emmanuel Macron che nella scorsa tornata ribaltò completamente con En Marche gli equilibri politici tradizionali francesi, riducendo e ridimensionando molto il ruolo di partiti di centro e di sinistra. Dal 2017 il quadro politico transalpino è profondamente mutato come anche si può dedurre dai risultati amministrativi che hanno interessato un po’ tutto il territorio. Gollisti e socialisti hanno ripreso vigore anche per il cambio dei vecchi quadri dirigenti, En Marche ha vivacchiato perdendo sicuramente consensi forse anche perché nessuno dei suoi candidati è riuscito a ricoprire il ruolo carismatico di Macron, la destra ha interrotto la sua ascesa e Marine Le Pen non ha fatto fare al suo movimento quel salto di qualità e di consenso necessari per essere scelto come prima forza politica del Paese, pur governando in molte città e in coalizione in alcune regioni. Un punto interrogativo è sicuramente rappresentato dalla reale forza dei Verdi. Gli ecologisti, che nella confinante Germania sono addirittura in corsa per la prima posizione e hanno sempre ottenuto buoni risultati, in Francia non sono mai riusciti a sfondare. Si va da risultati notevoli come la punta del 16% ottenuta nelle europee del 2009 con Daniel Cohn-Bendit come capolista a performances disastrose come quando nel 2017, quotati il 2% nelle intenzioni di voto, si ritirarono dalla competizione elettorale per confluire sui socialisti, autori, tra l’altro, di un deludente risultato. E così c’era molta curiosità per il promo turno delle primarie presidenziali tenuto dieci giorni fa da Europe Ecologie Les Verts (Eelv). Si è trattato per i Verdi francesi di un test interno che ha dimostrato una grande, forse eccessiva, vitalità. Infatti si sono riscontrate notevoli divisioni all’interno del partito che, se non saranno ricucite, difficilmente porteranno a quello sforzo unitario per presentare un candidato credibile alle presidenziali. I due candidati che andranno al secondo turno saranno Yannick Jadot, ex responsabile di Greenpeace, che ha ottenuto nelle primarie il 27% dei voti e Sandrine Rousseau, economista, ex Ministra (25%). Ma non molto distanti si sono piazzati altri tre: Delphine Batho, ex Ministra dell’Ecologia con Hollande, Eric Piolle, sindaco di Grenoble, e Jean Marc Governatori, noto per le sue posizioni ambigue sui vaccini. E qui viene il bello, perché di solito da parte degli sconfitti si assiste a dichiarazioni concilianti e di unità su quello dei due prescelti nel primo turno che sarà il candidato finale. Invece i tre esclusi stanno facendo a gara nel porre veti reciproci non escludendo perfino candidature autonome. Le reazioni più negative al successo di Janot, al primo turno, sono venute proprio da Cohn-Bendit, che lo considera detestato dalla base storica del partito e quindi inadatto al ruolo di candidato unico per le presidenziali. Lo stesso segretario dei Verdi Julien Bayou auspica una sconfitta di Janot al secondo turno. Divisioni e litigi stanno contrassegnando ogni giorno di più il dibattito interno dei Verdi francesi e non promettono niente di buono per un partito che proprio per questo motivo rischia di non raccogliere nelle urne il forte sentimento ecologista e ambientalista che anche in Francia è presente nei cittadini.

Alessandro Perelli

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