domenica, 28 Novembre, 2021

Franco Cerri, se ne va un grande del jazz

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La generazione dei cinquantenni, quella che non pratica la musica e soprattutto il jazz, lo ricorda soprattutto per il suo carosello dove, immerso nell’acqua fino al petto, lavava i suoi vestiti con il detersivo. Ma Franco Cerri, scomparso ieri all’età di 95 anni, non era solo il volto di quella reclame ma è stato anche uno dei più celebri chitarristi jazz italiani. Uno, per intenderci, che ha fatto la storia tanto che il suo nome è tra le voci dell’enciclopedia Trecani. Un uomo generoso, solare, disponibile, umile. Un musicista al quale la gran parte dei chitarristi jazz del nostro Paese, e non solo, gli deve qualcosa.

La sua carriera inizia nel ‘45, poco dopo che gli agloamericani sono sbarcati in Italia a liberarci dal nazifascismo e soprattutto a liberare dalle cantine la musica libera d’oltre oceano. Quella che faceva storcere il naso ai fascisti ma che si suonava a casa Mussolini: in salotto e sui grammofoni. La sua carriera inizia al fianco di Gorni Kramer, altro padre storico del jazz a trazione italiana, e poco dopo si ritrova a suonare con Django Reinhardt una leggenda del jazz, che con il suo stile manouche folgora il giovane Cerri. Sono gli anni del fermento jazzistico a Milano, città natale di Cerri, e qui incontra i grandi della musica afroamericana da Billie Holiday a Chet Baker passando per Dizzy Gillespie, Phil Woods, Gerry Mulligan, Lee Konitz, Toots Thielemans, solo per citarne alcuni. Il suo volto passa con agilità dal palcoscenico dei teatri, ai club alla televisione dove, sulle reti Rai, conduce alcuni fortunati programmi televisivi che insegnano al nostro Paese l’amore per la musica e per quel genere rivoluzionario e poetico che arriva dall’America come una benedizione che ci libera dai mali della guerra. Lavora per anni al fianco del pianista Enrico Intra, fondando i Civici Corsi di Jazz di Milano e organizzando anche rassegne concertistiche e soprattutto, come è accaduto per lui, incoraggia il talento di molti giovani musicisti, tra questi il pianista Dado Moroni. Proprio Intra, nove anni più piccolo di Cerri, lo ha ricordato così: “Abbiamo suonato insieme per mezzo secolo abitando insieme questo mondo del suono cui mancherà un ottimo docente di chitarra, perché Franco riusciva a comunicare tutta la sua esperienza e personalità d’uomo, era molto comunicativo, disponibile, educato, civile, umano, quelle belle doti che dovrebbero avere tutti quanti, era fortunato chi lo frequentava e quindi anche gli studenti”.

E proprio la sua figura di gentiluomo del jazz e la sua grande carica umanitaria, la riversava in azioni di solidarietà, spesso silenziose. E’ il caso del suo rapporto con la Fondazione Vidas di Milano che sostenne già dal 1986, quando gli eventi benefici in Italia erano roba ancora sconosciuta. E Cerri si è sempre impegnato in prima persona, donando la sua musica per raccogliere fondi necessari al sostentamento del sodalizio che difende il diritto del malato a vivere anche gli ultimi momenti di vita con dignità. Anche per questo, ieri, la bacheca di Facebook si è riempita di messaggi di cordoglio. Dal batterista Giampaolo Ascolese, (“Franco carissimo, mi dispiace immensamente che “sei andato in tournée”, come diceva Nicola (Arigliano, ndr), ma ora lo avrai già incontrato e iniziato di nuovo a suonare assieme”) al chitarrista, Antonio Onorato, che con Cerri aveva inciso nel 2016 un ottimo disco in quartetto: “Ciao Franco. Sei stato come un secondo padre per me. Ti porterò per sempre nel mio cuore e nelle mie dita”. Ma l’elenco dei musicisti che gli hanno reso omaggio è lunghissimo.

Un talento, il suo, coltivato da autodidatta. Con quella chitarra regalatagli dal papà nel ‘43 e pagata 78 lire. Con quello strumento poggiato sulle gambe iniziò a suonare nella Milano liberata, alleviando così le sofferenze della guerra patite dalla popolazione. In quei cortili, tra i palazzi a ringhiera, lo scoverà Gorni Kramer e da quel momento la sua vita cambia e da autodidatta diventa uno dei musicisti più influenti. Un padre, appunto, che toccò, per uno strano destino, la popolarità proprio immergendosi in una vasca piena d’acqua per la reclame in televisione. Un successo che non cambiò la sua vita di musicista. E a ricordarlo ieri è stato il grande pianista di cotogno, Piero Bassini che scrive: “Ciao Franco Cerri. Non eri per nulla l’uomo in ammollo”, sottolineando così, che è stato molto di più per intere generazioni. Uno stile sobrio e elegante. Felpato, ma che sapeva toccare l’anima e far battere i piedi. Un musicista che ha conservato fino all’ultimo la sua grande passione e la consapevolezza di essere arrivato alla musica per caso, come in una favola. Dal lavoro di muratore al primo tour con Natalino Otto, Kramer e il Quartetto Cetra fino ai palcoscenici più importanti. E poi i dischi e le tante collaborazioni con i padri americani di questo genere. Appunto una favola e insieme, una grande lezione di vita.

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