domenica, 26 Settembre, 2021

G20 ambiente, un passo avanti ma tutto ancora da attuare

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La prima giornata del G20 su Ambiente, Clima ed Energia sotto la presidenza italiana è iniziata ieri a Napoli. Due giorni in cui la sostenibilità del Pianeta e la transizione ecologica sono centrali. Protagonista, oltre all’ambiente ed al clima, sarà anche l’economia circolare. La riunione ministeriale oggi è focalizza oggi sul tema dell’ambiente, dopo, che per la prima volta, clima ed energia sono discussi insieme.
Napoli è blindata per l’evento e per le manifestazioni di protesta che ieri si sono svolte senza violenze. Un gruppo di attivisti dei movimenti ambientalisti e dei centri sociali, che partecipano al contro forum, in coincidenza con il summit che si svolge a Palazzo Reale, ieri mattina hanno bloccato il traffico nella zona del porto. Si è evitato lo scontro, ma ci si è andati molto vicini. Alcuni manifestanti hanno accerchiato i poliziotti, che avevano bloccato loro l’accesso alla zona rossa, colpendoli con dei gavettoni d’acqua e gridandogli “assassini” (riferimento ai fatti di Genova di dieci anni fa). Si sono vissuti così attimi di tensione, ma alla fine gli agenti e le persone che partecipavano al corteo non sono mai venuti a contatto. Dopo qualche minuto la situazione è ritornata alla normalità.
Tutta l’area che va da piazza Trieste e Trento a piazza del Plebiscito e dintorni è stata transennata ed è stato bloccato l’accesso sia al traffico che ai pedoni.
A fare gli onori di casa e ad accogliere i colleghi dell’Ambiente del G20 è stato il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani. Prima dell’avvio dei lavori Cingolani ha avuto due incontri bilaterali: un colloquio con l’inviato speciale Usa per il clima, John Kerry, e uno con il ministro della Transizione ecologica francese, Barbara Pompili.
Al termine dell’incontro con Kerry, il ministro ha scritto su Twitter: “Italia e Usa insieme per un’alta ambizione e per azioni stringenti in questa decade per tenere la temperatura del pianeta a 1,5 gradi”.
L’inviato speciale Usa, in un’intervista a ‘La Republica’, ha detto: “Difendendo l’ambiente abbiamo la possibilità reale di migliorare la vita delle persone e siamo alla vigilia del maggior cambiamento dalla rivoluzione industriale. L’impressione è che i singoli Paesi vogliono fare meglio nella protezione dell’ambiente e vogliono riuscirci adesso. Siamo di fronte alla possibilità della più grande trasformazione dalla rivoluzione industriale”.
Aprendo i lavori, il ministro Roberto Cingolani ha sottolineato: “Il ruolo dell’ambiente non è mai stato così importante. Siamo qui riuniti oggi in un contesto che sottolinea il ruolo chiave svolto dai ministeri dell’Ambiente di tutto il mondo nel garantire le basi della società post-pandemia”.
Poi, ha proseguito: “La ministeriale del G20 su Ambiente, Clima ed Energia si svolge in circostanze senza precedenti che hanno richiesto e richiedono ancora un’azione globale coraggiosa, congiunta e immediata. Impossibile ignorare le prove scientifiche delle relazioni Ipcc e Ipbes (i due organi intergovernativi che si occupano di biodiversità e di cambiamenti climatici) sui cambiamenti climatici. I tragici eventi meteorologici cui abbiamo assistito in questi ultimi mesi e, persino giorni, dimostrano che il nostro sistema climatico sta subendo gravi perturbazioni. Lo stesso vale per gli ecosistemi naturali e la biodiversità, dove i nostri sforzi finora non sono stati in grado di rallentare lo scivolone verso l’estinzione di massa delle specie e la ripartizione dei principali servizi eco sistemici”.
Secondo il ministro Cingolani: “E’ fondamentale resistere alla tentazione di ricostruire le nostre economie sul modello pre-pandemia. In effetti, come possibile unico aspetto positivo, la pandemia ci ha offerto l’opportunità di ripensare le nostre vite, immaginare nuovi, migliori, modi di organizzare le nostre società ed economie, costruirle meglio e su basi e valori diversi. Questo nuovo approccio richiede economie robuste che operino ancora entro i limiti imposti dai confini planetari e dal fondo sociale, e garantiscano la cura del nostro Pianeta sempre al centro dello sviluppo umano”.
Cingolani ha ribadito: “Soluzioni basate sulla natura e approcci ecosistemici per affrontare il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e la povertà sono uno strumento permanentemente cruciale, ma non dovrebbero sostituire l’urgente e prioritaria necessità di decarbonizzazione e riduzione di tutte le emissioni di gas serra. Attenzione prioritaria dovrebbe anche essere prestata alla protezione, alla conservazione, alla gestione sostenibile e al ripristino delle terre degradate, alla gestione sostenibile delle risorse idriche, gli oceani e i mari. Inoltre, è fondamentale riconoscere il grave impatto dei rifiuti marini, e in particolare dei rifiuti di plastica marini, sugli ecosistemi marini, le zone costiere, la pesca e il turismo. La sfida centrale riguarda il funzionamento del sistema finanziario e la misura in cui si allinea alle esigenze di sviluppo sostenibile. In parole povere, se il sistema finanziario può essere allineato a queste esigenze, la transizione verso uno sviluppo sostenibile può essere raggiunta. Senza tale allineamento, lo sviluppo sostenibile rimarrà al di fuori della nostra portata, con conseguenze catastrofiche che lasceremo alle generazioni future”.
Infine ha concluso: “Alla ministeriale spetterà il compito di esprimere la sintesi di questi lunghi mesi di incontri, confronti e discussioni tra le delegazioni e i tecnici internazionali impegnati nella ricerca di risposte coordinate, eque ed efficaci, capaci di porre le basi per un futuro migliore e sostenibile. La Presidenza italiana del G20 ha presentato proposte importanti sul piano globale per stimolare la comunità internazionale verso obiettivi ambiziosi”.
I temi centrali della discussione sono il contrasto al cambiamento climatico, l’accelerazione della transizione ecologica, le azioni necessarie per rendere i flussi finanziari coerenti con gli obiettivi dell’accordo di Parigi, una ripresa economica sostenibile ed inclusiva grazie alle opportunità offerte in campo energetico da soluzioni tecnologiche innovative, l’implementazione delle città intelligenti, resilienti e sostenibili.
La prima giornata di lavori del G20 si è conclusa con la sottoscrizione di un documento sulla tutela della natura che riprende la visione del Pnrr italiano.
Nel documento finale approvato a conclusione della prima giornata di lavori su Clima, Ambiente ed Energia si legge: “I Paesi del G20 riuniti a Napoli hanno riconosciuto la problematica e assunto l’impegno a intensificare le azioni, a tutti i livelli, volte alla conservazione, protezione, ripristino ed uso sostenibile dell’Oceano, mari e risorse marine attraverso l’identificazione di Area based management ools (ABMTs), incluse le Aree marine protette, che siano rappresentative ecologicamente ed equamente ed efficacemente gestite. Viene, inoltre, confermato l’impegno assunto con la precedente presidenza saudita sulla tutela delle barriere coralline, come pure il riconoscimento del ruolo centrale delle Convenzioni ed organizzazioni regionali (Regional Sea Conventions ed RFMOs)”.
Inoltre, si legge: “Supporto del G20 all’implementazione di politiche marittime sostenibili e, in particolare, di misure che agevolino i processi di transizione verso la decarbonizzazione ed efficienza energetica nei porti e nelle città costiere tra cui la designazione di Aree Speciali ed Aree ad emissione Controllata (ECA) attraverso l’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) e il supporto ai lavori in ambito IMO per la riduzione totale delle emissioni inquinanti provenienti dal settore marittimo entro il 2050”.
Sono stati confermati anche gli impegni assunti sotto la presidenza giapponese per l’eliminazione della pesca non sostenibile e, in particolare della cosidetta ‘Illegal, Unreported and Unregulated fishing’ (IUU), oltreché di ogni sussidio dannoso alla pesca.
Nel documento si legge un altro impegno importante: “Supporto dei G20 a concludere quanto prima il negoziato per un accordo internazionale giuridicamente vincolante che disciplini la conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità marina nelle acque al di là della giurisdizione nazionale. Supporto anche ai negoziati in corso in tema di attività di estrazioni minerarie sottomarine per lo sviluppo di una regolamentazione internazionale in linea con l’approccio precauzionale che assicuri la protezione dell’ambiente marino da eventuali effetti dannosi derivanti da tali attività”.
Si è anche manifestata la volontà di appoggiare l’impegno della Commissione per la Conservazione delle Risorse marine viventi dell’Antartide a sviluppare un sistema rappresentativo di aree marine protette nell’area della Convenzione.
Richiamato, nel testo del Communiqué anche l’obiettivo 30/30, che ha visto il nostro Paese spingere per un altro passo avanti nel percorso di adozione del Quadro Globale per la Biodiversità, il cosiddetto CBD post 2020.
Per quanto concerne il Marine Litter, è stata riconosciuta la necessità di intensificare la collaborazione con il settore privato, le organizzazioni internazionali e le parti interessate pertinenti per stimolare la progettazione di alta qualità di prodotti durevoli e riciclabili, per accrescere la consapevolezza e per costruire le competenze in materia anche attraverso l’educazione ambientale. Ovvero finanza sostenibile, una rete di esperti ambientali Unesco, un network voluto dall’Italia, un appello per la tutela e il ripristino dei suoli degradati, gestione sostenibile delle acque, impegnando a perseguire l’accesso equo all’acqua potabile. Il Ministro della Transizione Ecologica, Cingolani, è riuscito in un’impresa per nulla scontata considerando le differenze di cultura e di visione dei paesi intervenuti al tavolo.
Il ministro Cingolani ha commentato: “Si tratta di un documento particolarmente ambizioso e riflette il taglio che ha voluto dare la presidenza italiana”. Nel documento, secondo Cingolani: “Ci sono soluzioni naturali per il clima, lotta al degrado del suolo, sicurezza alimentare, uso sostenibile dell’acqua, tutela degli oceani, lotta alla plastica in mare, uso sostenibile e circolare delle risorse, città sostenibili, educazione, finanza verde. E’ la prima volta che queste categorie vengono riconosciute dal G20 e diventano vincolanti. Quanto elaborato è il frutto di un lavoro impostato a partire da febbraio e che ha soddisfatto tutti e negoziato fino all’ultimo secondo, il motore principale è rappresentato da tutti quegli esperti che hanno lavorato per mesi per rendere accettabile questo accordo oggettivamente unico”.
Il G20 Ambiente si è sviluppato lungo tre macro-aree suddivise al loro interno in temi principali. Biodiversità, protezione del capitale naturale e ripristino degli ecosistemi (soluzioni basate sulla natura, difesa e ripristino del suolo, tutela delle risorse idriche, oceani e mari incluso marine plastic litter). Uso efficiente delle risorse ed economia circolare (visione G20 su economia circolare con focus su tessile e moda sostenibile; città circolari; educazione e formazione). Finanza sostenibile (focus su specifiche esigenze di finanziamento per la protezione ed il ripristino degli ecosistemi come contributo ai lavori G20 sulla forma futura del sistema finanziario globale).
Secondo il ministro Cingolani: “I fondi per il dopo-pandemia rappresentano un’ottima opportunità per immaginare nuovi e migliori modi di organizzare le nostre società. Dobbiamo aumentare i contributi per la decarbonizzazione ai paesi in via di sviluppo. L’Accordo di Parigi prevede un fondo da 100 milioni di dollari, ma siamo arrivati solo a 60”.
Inoltre la finanza verde deve muoversi in questo senso. Non è solo una questione di soldi, ma anche di cessione di tecnologie. Alcuni player potrebbero far utilizzare certe tecnologie gratuitamente per un certo tempo. E poi c’è la questione del dumping ecologico: l’Europa può investire tanto per produrre in modo sostenibile, ma poi rischia di patire la concorrenza di prodotti a basso costo di paesi che non rispettano gli standard ambientali.
Il ministro alla Transizione Ecologica ha spiegato: “L’Europa fa investimenti ingenti per decarbonizzare, ma produce solo il 9% della Co2. Ha un’ottima leadership nello sforzo, ma non basta. Se altri paesi non aderiscono, le loro emissioni compensano i nostri tagli, il sistema salta, e noi intanto ci siamo svenati, ma non solo. Penso che si debbano compensare sulle bollette gli aumenti dovuti alla transizione ecologica, perché la gente non se la prenda con la transizione. Avete visto quello che è successo in Francia con i gilet gialli. In Italia vorremmo avere una soluzione più sostenibile”.
Edward Wilson, nel 2016 ha pubblicato “Metà della Terra”, un libro di grande successo con una proposta provocatoria: trasformare il 50% del pianeta in area protetta per salvare la biodiversità. I biologi avevano applaudito, gli economisti avevano scosso la testa pensando che una farfalla non vale il Pil.
Sono passati appena 5 anni e il mondo si è ribaltato. Pochi giorni fa è arrivata la notizia che l’Amazzonia, dopo gli incendi avvenuti durante la presidenza Bolsonaro, emette più anidrite carbonica di quella che assorbe.
A New York si respira male per colpa della fuliggine che viene dagli incendi della costa occidentale degli Stati Uniti. Germania e Cina sono finite sott’acqua. Insomma il servizio pubblico di depurazione dell’aria e di assorbimento dell’acqua si è guastato. Non siamo ancora riusciti a fare un conto esatto dei danni, ma abbiamo capito che rischiamo di andare rapidamente in bancarotta se non diamo retta a quella farfalla. Che ha bisogno di un fiore. Cioè di un bosco. Cioè di natura.
Per questo alcuni membri del G20 e altri Paesi sostengono l’impegno dei leader per la natura e alcuni si sono volontariamente impegnati a garantire che almeno il 30% della terra e almeno il 30% dell’oceano sia tutelato attraverso sistemi ben collegati di aree protette e altre misure efficaci di conservazione entro il 2030. I membri che hanno preso questi impegni volontari incoraggiano e supportano gli altri a fare altrettanto.
La proposta, anche se limitata a un suggerimento, rende chiaro che il pressing è destinato ad aumentare. Intento è stato riconosciuto che alcune delle potenziali cause alla base di infezioni emergenti e zoonosi sono le stesse che causano la perdita di biodiversità.
Il richiamo al Covid-19 sottolinea l’importanza del passaggio. La principale novità del G20 su ambiente, clima ed energia sta nella riconnessione tra sviluppo produttivo e tutela della natura. L’idea innovativa è che al posto della competizione tra questi due concetti ci possa essere collaborazione.
L’espressione chiave è “soluzioni basate sulla natura”. Non è poco se si pensa che la geoingegneria vorrebbe curare la malattia del clima artificiosamente seminando particelle di ferro negli oceani o creando schermi anti radiazioni nell’atmosfera. Queste ulteriori violenze alla natura hanno ancora dei sostenitori, nonostante l’allarme lanciato da molti scienziati sui rischi collegati a queste ipotesi.
I Grandi del mondo hanno anche riconosciuto per la prima volta i risultati del recente rapporto Ipbes e Ipcc sul nesso tra biodiversità e cambiamento climatico. Sulla scorta di questa prima collaborazione tra le due autorità scientifiche internazionali, il G20 ha approvato la proposta di istituire “un workshop sulle Nature-based Solutions e sugli Ecosystem-based Approaches” per condividere esperienze, casi studio, storie di successo.
In pratica la proposta è ripristinare i terreni degradati, aumentare la resilienza, mitigare e adattarsi ai cambiamenti climatici adottando misure di protezione su larga scala. Ma proteggere non significa mettere la natura sotto una campana di vetro. Nel 30% di territorio che si auspica protetto è possibile piantare frutteti tradizionali, coltivare campi bio che lasciano spazio alle siepi e agli impollinatori, dare spazio all’ecoturismo.
Naturalmente va ridisegnata su questi obiettivi la mappa degli interventi economici. Il direttore della FAO, Qu Dongyu, intervenendo al G20, ha detto: “Occorre ridestinare i sussidi agricoli che hanno effetti nocivi sul clima e la biodiversità. Dobbiamo investire in ricerca e sviluppo nel lungo termine per creare le innovazioni e le tecnologie necessarie a produrre di più generando meno emissioni e senza eccedere i limiti ambientali”.
Nel comunicato finale della prima giornata del G20 si ricordano infine gli altri obiettivi. Si va dal raddoppio della circolarità dei materiali entro il 2030 al rilancio della finanza sostenibile, da politiche per la valorizzazione della risorsa idrica alla lotta contro il Marine Litter. Una cornice ampia e con obiettivi impegnativi, ma che per ora non sono vincolanti.
Nella seconda giornata di lavori si è cercato di trovare l’accordo su clima ed energia, i temi più difficili. Ma le trattative si sono arenate sull’accelerazione della decarbonizzazione e sulla messa a terra delle rinnovabili, obiettivi ambiziosi a cui punta la presidenza italiana con la sponda Usa.
Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, e l’inviato speciale Usa per il clima, John Kerry, stanno cercando di mediare per sbloccare la situazione. Il ministro ha incontrato le delegazioni proprio per spianare il terreno e provare ad arrivare a una sintesi entro la fine della giornata. Ma è un cammino in salita, così come si preannunciava. Da un lato ci sono Usa ed Europa, dall’altro i paesi emergenti, con Cina e Russia.
Italia e Stati Uniti lavorano insieme per mettere in campo una strategia comune per mantenere in questo decennio il riscaldamento globale entro 1,5 gradi entro il 2050 dai livelli pre-industriali. Ma ci sono Paesi che non vogliono rispettare vincoli così stringenti sul contrasto al cambiamento climatico e la decarbonizzazione.
La prima giornata di lavori ieri aveva prodotto una dichiarazione congiunta sui temi dell’ambiente, frutto del lavoro portato avanti da mesi dalle delegazioni. Ma si trattava del traguardo più facile da tagliare. L’obiettivo è di arrivare anche oggi a un documento condiviso ma non è detto che ci si riesca. Cingolani e Kerry stanno lavorando sull’ultima bozza della dichiarazione che dovrà essere approvata.
L’Agenzia Internazionale per l’Energia, su richiesta della presidenza italiana del G20, ha elaborato e presentato nel corso dei lavori un rapporto (‘Empowering Cities for a Net Zero Future’) che esamina proprio come le città possano essere la chiave per un futuro a zero emissioni nette, poiché la digitalizzazione apre una serie di nuove opportunità. Le città, secondo quanto emerge dal rapporto, oggi rappresentano oltre il 50% della popolazione del pianeta, l’80% della sua produzione economica, due terzi del consumo energetico globale e oltre il 70% delle emissioni globali annuali di carbonio. Entro il 2050, oltre il 70% della popolazione mondiale vivrà nelle città, con una massiccia crescita della domanda di infrastrutture energetiche urbane.
L’AIE ha rinnovato il suo avvertimento: “Mentre le economie si riprendono dalla pandemia di Covid-19, le emissioni di CO2 stanno rimbalzando rapidamente. L’aumento della CO2 globale legata all’energia nel 2021 potrebbe essere il secondo più grande nella storia registrata. Le città sono il motore economico del mondo e le soluzioni che cercano possono trasformare il panorama energetico creando nuove sinergie per ridurre le emissioni, migliorare l’efficienza energetica, migliorare la resilienza e fornire un futuro prospero più pulito per tutti noi. Una forte cooperazione e collaborazione internazionale può svolgere un ruolo cruciale in questo senso, in particolare attraverso reti emergenti di condivisione della conoscenza che abbracciano città e paesi”.
Un percorso, quello sul riscaldamento globale, difficile da gestire anche perché l’impostazione seguita dai vari Paesi non è univoca e non è scontato arrivare a una sintesi condivisa a fine giornata. Se da un lato c’è la collaborazione di Italia e Stati Uniti, ma anche di Gran Bretagna e Unione europea per tenere a bada le emissioni, dall’altro lato fanno resistenza Cina, Russia, i Paesi produttori di petrolio e le nazioni emergenti.
Il G20 svoltosi a Napoli, avviandosi alla conclusione, rischia di produrre un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Adesso si tratterà di lavorare per riempire il bicchiere rimasto mezzo vuoto per quanto riguarda il riscaldamento del pianeta, ma anche per attuare le intese raggiunte a fine della prima giornata, se si vuole salvare la vita nel pianeta, quella vita che appartiene a tutti e per la quale tutti dovrebbero fare a gara impegnandosi nel salvataggio.

Salvatore Rondello

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