martedì, 19 Ottobre, 2021

G20, ok a Carta di Firenze su sostenibilità alimentare

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Il 16 settembre a Firenze è iniziato ufficialmente il G20 Agricoltura, a Presidenza Italiana, con l’Open Forum sull’Agricoltura sostenibile. Un evento del G20, organizzato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, che ha visto la partecipazione dei Ministri dell’agricoltura e delegati dei Paesi del G20 e non, di rappresentanti delle organizzazioni degli agricoltori e delle organizzazioni internazionali e di imprenditrici e imprenditori agricoli.
Al centro del dibattito dell’Open Forum del primo giorno ci sono stati i temi della sostenibilità economica, sociale e ambientale.

L’evento è stato formato da una parte introduttiva e quattro sessioni separate su: l’aumento della produttività, dell’occupazione e del valore aggiunto nei sistemi agroalimentari; il miglioramento delle condizioni di vita e della crescita economica inclusiva; la sostenibilità ambientale; la domanda di cibo in Africa.

L’apertura e la chiusura dell’evento sono state affidate al Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Stefano Patuanelli. Il Forum si è svolto nello storico teatro lirico di Firenze, il “Teatro la Pergola” ed è stato trasmesso integralmente in streaming sul canale ufficiale YouTube del G20 (https://youtu.be/lGJkCmWo31o).

Il vertice del G20 Agricoltura si è invece svolto il 17 settembre a Palazzo Vecchio con l’intervento introduttivo del Ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli, del Ministro dell’Ambiente, Acqua e Agricoltura dell’Arabia Saudita, Eng. Abdultahaman A. Al Fadlley e del Direttore Generale della FAO, Qu Dongyu.

La ministeriale agricoltura ha posto l’accento sul tema della sostenibilità dei sistemi agricoli e alimentari.

La giornata del 17 settembre si è articolata in tre sessioni ministeriali al termine delle quali (ore 12.10) il Ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli e il Direttore Generale della FAO, Qu Dongyu hanno rilasciato dichiarazioni alla stampa.

Nella giornata del 18 settembre, è seguita la quarta e quinta sessione ministeriale del G20. Al termine della riunione c’è stato il comunicato finale dei Ministri dell’Agricoltura del G20 sui i temi discussi nel corso della Presidenza italiana.
Il ministro dell’Agricoltura, Stefano Patuanelli, comunicando le dichiarazioni conclusive del G20 a Palazzo Vecchio, ha detto: “Il G20 ha approvato la Carta di Firenze sulla sostenibilità dei sistemi alimentari, uno degli obiettivi più importanti è ‘fame zero’ perché è chiaro che ciascun Paese vive dei problemi. Pur essendo consapevoli che ancora troppo spesso nel nostro Paese i bambini fanno il loro unico pasto completo a scuola, e quindi il tema della sicurezza alimentare riguarda anche l’Italia. L’obiettivo su questo punto è quello di incrementare la multilateralità dei rapporti e la cooperazione tra Paesi per evitare gli sprechi e consentire una produzione di cibo sano anche nei Paesi dove questo non avviene pur avendo la possibilità di farlo. Un altro tema centrale nella Carta di Firenze è il trasferimento tecnologico, non in verticale ma in orizzontale, consentire ai Paesi in via di sviluppo un accesso immediato alla ricerca messa in atto dai più avanzati, facendo un salto tecnologico. Mentre sul piano ambientale gli impegni concreti sono quelli di continuare a contribuire nel settore agroalimentare al percorso di transizione ecologica. In definitiva, è decisamente un documento che arriva a dei compromessi, perché quando ci sono tanti Paesi che firmano un documento, tutti con sistemi produttivi diversi e problemi diversi, il compromesso non può non esserci, è comunque un documento che rispetto ad altri testi presenta alcune concretezze”.
Patuanelli ha aggiunto: “Lavoriamo per risolvere due grandi paradossi su cibo e acqua. Abbiamo contemporaneamente un grosso problema di spreco alimentare, non solo cibo non consumato ma anche una assunzione eccessiva, e 800 milioni di persone che patiscono la povertà alimentare. Per l’acqua invece i cambiamenti climatici ci regalano ampi momenti di siccità ed eventi estremi, con precipitazioni non gestibili ed ingenti danni. A questo si aggiunge il problema del reddito degli agricoltori che è legato all’ossatura del sistema di produzione di cibo in Italia. Un altro paradosso è la creazione di valore aggiunto che passa sempre attraverso una dinamica di trasformazione e di presenza nei mercati internazionali più ricchi dove quel valore aggiunto si crea”.
Secondo il ministro dell’Agricoltura: “Il passaggio dalla piccola produzione, dalla necessità di mantenere locale la produzione, alla catena di distribuzione del prodotto, alla creazione del valore aggiunto è un po’ un paradosso: perché devo confrontarmi con il mercato e il commercio globale mentre per esigenze di sostenibilità ambientale, dovrei cercare di limitare la presenza di quel prodotto a livello locale”.
Sui problemi di impatto ambientale, Patuanelli ha detto: “Sull’agenda 2030 vedo dei tentennamenti perché molto spesso fare delle scelte significa dividere il campo e quindi può aumentare o far perdere il consenso. Ci sono due azioni che il nostro Paese si è trovato ad affrontare ma che non siamo ancora riusciti a portare avanti: la sugar tax e la plastic tax”.
Stefano Patuanelli ha anche spiegato: “La transizione è un processo non un burrone perché se è un burrone quando arrivi in fondo ci si è schiantati, quindi è evidente che c’è da fare un processo, che va concordato e poi mantenuto. Perché di questi due elementi di fiscalità abbiamo iniziato a parlarne nella legge di bilancio del 2018. Sono passati tre anni e siamo ogni volta a dover, correttamente, prorogare l’entrare in vigore perché contemporaneamente non abbiamo messo in campo quegli strumenti necessari per far fare alle aziende quella transizione. Il problema principale è il consenso. Troppo spesso la politica tentenna perché ha paura di perderlo. La politica rincorre al consenso quotidiano quindi é sempre difficile mettere i campo azioni che possono far perdere un consenso immediato per un consenso futuro che è sempre incerto, noi dobbiamo superare questo atteggiamento altrimenti ci giochiamo il pianeta. Di questi tre giorni di G20 mi rimane la consapevolezza dei tanti problemi e della loro complessità. L’analisi profonda delle motivazioni per cui alcune cose non stanno funzionando come speravamo qualche anno fa, in particolare riguardo Cop26 e Accordo di Parigi, c’è un ritardo che abbiamo investigato, dobbiamo trovare delle soluzioni. Condivido le parole del presidente Draghi nella misura in cui è sotto gli occhi di tutti che alcuni obiettivi che erano stati fissati non sono stati mantenuti. In questi ultimi anni abbiamo visto un allentamento dell’impegno di alcuni Paesi rispetto agli obiettivi che si erano fissati, penso all’accordo di Parigi ed anche ad alcuni elementi dell’Agenda 20-30. L’agricoltura può dare un contributo per la sua parte posto che come dico sempre il trattore che inquina meno è quello che resta fermo e non può essere questo l’obiettivo di nessuno. Bisogna fare in modo che i trattori lavorino e consentano di produrre cibo nel modo più sostenibile possibile. L’attività antropica ha sempre un’impronta ambientale. Bisogna limitarla, ridurla, e trovare misure di compensazione del danno che si crea”.
Purtroppo al G20, il tema del caporalato non è stato affrontato. In merito, Patuanelli ha detto: “Il tema del caporalato e dello sfruttamento dei lavoratori in ambito agricolo non è stato affrontato. Ma è al centro della mia agenda politica, abbiamo finalmente completato la mappatura delle esigenze della manodopera perché, conoscere la richiesta di lavoratori, nei singoli periodo dell’anno, è fondamentale. Il tema del caporalato può essere frenato solo se riusciamo a garantire un reddito equo e dignitoso ai produttori. Perché troppo spesso sono soggetti a caporalato perché i prodotti non riescono a garantire un reddito ai loro dipendenti e ovviamente, in quella sacca di povertà, la criminalità organizzata manifesta tutta la sua capacità organizzativa e potenza. Alzando l’asticella del reddito dei contadini si potrebbe dare maggior dignità ai lavoratori dipendenti”.
Le buone intenzioni finora non hanno prodotto gli effetti concreti desiderati. Sarebbe ora far di parlare i fatti.

 

S. R.

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