giovedì, 24 Giugno, 2021

Gentiloni, ripresa economica più lontana

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Dalle previsioni economiche di autunno della Commissione europea emerge quanto segue: “Una ripresa interrotta e incompleta, che vedrà una contrazione del Pil Ue pari al -7,4% nel 2020 (-7,8% per l’Eurozona) e in ripresa del 4,1% nel 2021 (4,2% per l’eurozona)”.
Secondo Bruxelles è prevista una crescita del 3% del Pil sia per la zona euro che per l’intera economia Ue.
Nella nota dell’esecutivo dell’Ue, si legge: “L’attività economica in Europa ha subito un grave shock nella prima metà dell’anno ed è rimbalzata con forza nel terzo trimestre con la graduale revoca delle misure di contenimento. Tuttavia, la recrudescenza della pandemia nelle ultime settimane sta provocando interruzioni nella ripresa dovute alle nuove misure di sanità pubblica per limitarne la diffusione. Rispetto alle previsioni economiche dell’estate 2020, le proiezioni di crescita sia per l’area euro che per l’Ue sono leggermente superiori per il 2020 e inferiori per il 2021. Ad un maggiore calo del Pil dell’anno in corso si prevede infatti una maggiore ripresa nell’anno successivo e viceversa. Quanto alla produzione, sia nell’area euro che nell’Ue, non si dovrebbe recuperare il livello pre-pandemico prima del 2022”.
Sulle previsioni dell’Ue riguardanti il nostro Paese, nella relazione della Commissione si legge: “L’Italia si sta riprendendo da un profondo calo della produzione, ma la pandemia e le sue ripercussioni negative persistono e pesano sull’attività economica, in particolare sui servizi. E’ improbabile che la ripresa sia sufficiente perché la produzione reale torni ai livelli pre-pandemici entro il 2022”.
Secondo l’esecutivo europeo: “Le previsioni sull’Italia sono soggette a elevata incertezza e rischi al ribasso legati alla pandemia. Il Pil dell’Italia calerà del 9,9% nel 2020 per riprendere a crescere al 4,1% nel 2021”.
Secondo le previsioni di Bruxelles, il prodotto interno lordo dell’Italia dovrebbe attestarsi al 2,8% nel 2022. La previsione della Commissione migliora la stima di luglio, secondo cui il Pil italiano sarebbe calato dell’11,2%.

La Commissione Ue presieduta da Gentiloni, ha aggiunto: “In Italia la copertura estesa degli schemi di integrazione salariale (Cassa integrazione guadagni) e il divieto di licenziamenti fino all’anno prossimo è probabile che preverranno l’ampia perdita di occupazione nel 2020. I lavoratori temporanei hanno sostenuto il peso maggiore dell’aggiustamento del mercato del lavoro finora, ma è improbabile che quelli permanenti restino illesi una volta che le misure di emergenza finiranno. Il tasso di disoccupazione salirà quindi all’11,6% l’anno prossimo, con la maggioranza dei posti persi nel settore servizi. Dopo un forte aumento nel 2020, deficit e debito rallenteranno nel 2021 e 2022”.

Secondo la Commissione, le previsioni economiche vedono il deficit italiano salire al 10,8% nel 2020 e scendere al 7,8% nel 2021. Per la Ue la risposta alla crisi, con supporto di imprese e lavoratori, ha avuto un impatto del 5,5% sul fronte della spesa. Il debito invece salirà nettamente dal 134,7% del 2019 al 159,6% nel 2020 per poi scendere lentamente verso il 159% nel 2022 grazie alla crescita del Pil.

Bruxelles ha anche avvertito: “Le misure di liquidità alle imprese, comprese le garanzie statali, implicano alcuni rischi sulle proiezioni del debito”.

Nel frattempo, Domenico Proietti, segretario confederale della Uil, ha detto: “La scelta per l’Italia di utilizzare i 37 miliardi del Mes per affrontare l’emergenza pandemica e rinnovare il Sistema Sanitario Nazionale non è più rinviabile. Il Governo e tutte le forze politiche si assumano la responsabilità di condividere questa scelta. Non ci sono controindicazioni all’uso di queste risorse, come ribadito dal Commissario degli Affari Economici dell’Unione Europea Paolo Gentiloni”.
Il presidente dell’Abi, Antonio Patuanelli, ha detto: “Alla fine della pandemia ci troveremo con un debito pubblico di dimensioni pari alla mastodonticità successiva alla prima e alla seconda guerra mondiale. L’Italia non aveva previsto la pandemia e aveva già l’enorme fardello del debito pubblico”.
Nel discorso per la 52esima ‘Giornata del Credito’, Patuanelli ha aggiunto: “Abbiamo bisogno di maggiore spinta e resilienza per la ripresa. Confido molto che nella legge di bilancio 2021 ci sia una spinta alla ripresa per l’anno che va ad iniziare, che speriamo non sia la ripetizione identica dell’anno della pandemia”.
Intervenendo nello stesso convegno commemorativo per la ‘Giornata del credito’, il direttore generale della Banca d’Italia, Daniele Franco, ha spiegato: “Nell’affrontare la crisi del coronavirus dobbiamo assolutamente evitare che le perdite di capacità produttiva che stiamo vedendo adesso diventino ancora una volta permanenti. Questa recessione colpisce un paese che ha un evidente problema di crescita, e ce l’ha almeno da un quarto di secolo. I giovani sono quelli che stanno soffrendo di più sul mercato del lavoro, essenzialmente perchè hanno contratti a tempo determinato. Per il prossimo futuro, realizzare la riduzione del debito pubblico è una delle priorità: i tassi d’interesse bassi e gli acquisti dell’Eurosistema sono sicuramente d’aiuto. Al momento la Banca d’Italia possiede il 20% del debito pubblico italiano. Ma per abbattere il debito servono la crescita economica e l’avanzo primario”.

A settembre il Misery index Confcommercio (Mic) è risultato in calo. L’indice di disagio sociale si è attestato su un valore di 19,5, in ridimensionamento di 1,4 punti su agosto.
Secondo la Confcommercio: “Il graduale ritorno a una situazione meno emergenziale, tendenza che ha caratterizzato i mesi estivi contribuendo al parziale ridimensionamento dell’area del disagio sociale, rischia di interrompersi già a ottobre. L’emergere della seconda ondata pandemica, con i conseguenti provvedimenti restrittivi, si inserisce in un contesto caratterizzato dal mancato recupero delle perdite reddituali e occupazionali generate dal lockdown di marzo e aprile, soprattutto nel comparto dei servizi, in particolare di quelli turistici e in generale legati alla fruizione del tempo libero. L’innescarsi di nuove interruzioni di attività su un tessuto particolarmente fragile potrebbe dare origine a situazioni ancora più negative di quelle determinatasi in primavera (Mic intorno a 30 punti) con il pericolo, sempre più concreto per molte attività e posti di lavoro, di non sopravvivere”.
I provvedimenti adottati dal governo per l’emergenza pandemica hanno una durata di fatto non prevedibile. Di conseguenza il danno economico, il disagio sociale e la crisi saranno direttamente proporzionali al perdurare dell’emergenza.

Per quanto ovvio, con la nuova ondata pandemica, si allontana la ripresa economica ed aumenta il disagio sociale, come viene confermato da autorevoli istituzioni.
Anche il dopo pandemia sarà difficile. Dalla lezione ricevuta, si dovrebbe pensare già adesso ad un modello economico con maggiore giustizia sociale e redistribuzione della ricchezza.
Invece, si avverte il pericolo che sovranisti e post comunisti possano essere tentati dall’applicazione di autoritarismi a scapito dell’esercizio della democrazia politica ed economica, senza risolvere i problemi esistenti.

 

Salvatore Rondello

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