lunedì, 18 Ottobre, 2021

Giro d’Italia. A Montalcino è spettacolo. Vince Mauro Schmid

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Le strade sterrate per un ciclista sono insidiose e rognose. Con la polvere ti si impasta la bocca e ti bruciano gli occhi. Con il fango invece diventi una maschera irriconoscibile in cui risaltano solo le pupille, dove ognuno può leggervi meglio la fatica e la sofferenza, a volte la determinazione di vincere a tutti i costi.
Oggi, sulle strade che da Perugia hanno portato i corridori a Montalcino, i tratti sterrati misuravano ben trentacinque chilometri negli ultimi settanta.
Alla vigilia era una tappa temuta da tutti. Per molti tra gli addetti ai lavori semplicemente non una tappa ma … la tappa.
Il Giro d’Italia ha rispettato le aspettative ed ha regalato un grande spettacolo.
Ha vinto il giovane svizzero Mauro Schmid dopo una lunghissima fuga, iniziata insieme ad altri dieci compagni quando ancora la carovana vedeva Perugia alle proprie spalle, città di partenza e città in cui è possibile trovare i segni di tutti i secoli e di tutti gli stili, dall’etrusco al neoclassico.
Gli undici scivolano via e prendono subito un bel vantaggio, che arriverà a sfiorare i quattordici minuti.
Più indietro il gruppo lascia fare, è già concentrato sui tratti di sterrato che devono venire dopo metà gara.
E’ lì che tutti dovranno utilizzare al meglio le energie e prestare attenzione, chiamati a gesti che possono essere irreparabili se non sono compiuti al momento e nel modo giusto.
Oggi non piove e quando i corridori arrivano sul primo tratto di sterrato si alza subito una nuvola bianca che prende tutti alla gola, polvere che trasforma presto la faccia dei corridori in maschere barocche di biacca cerusa.
Siamo poco oltre Torrenieri, l’antico borgo lungo la Via Francigena segnalato già nel 990 dall’Arcivescovo di Canterbury Sigerico.
Ideale per gli approvvigionamenti, scrisse il buon Sigerico.
Ed effettivamente lungo il tratto sterrato di Torrenieri ed in quelli successivi le squadre hanno sparpagliato i propri uomini, pronti a dare borracce o assistenza in caso di forature o guasti meccanici.
La Ineos Grenadiers ha altro per la testa, prende in mano la situazione e forza l’andatura.
Il gruppo è costretto ad allungarsi in fila indiana. Qualcuno si stacca subito, qualcuno cade mischiando sangue e polvere, qualcuno fora e deve cercare assistenza.
Presto si forma un gruppo in cui restano neppure due dozzine di corridori, tra salite, discese ed insidioso brecciolino sotto le ruote.
Al terzo tratto di sterrato Remco Evenepoel, che già pedala confusamente nelle ultime posizioni del gruppo dei migliori, si stacca.
Mancano venti chilometri all’arrivo. Davanti Egan Bernal pedala in testa come un forsennato e Remco Evenepoel continua a perdere contatto, restando solo in mezzo alla polvere.
E’ in evidente difficoltà.
Accanto a lui non ci sono compagni di squadra ma solo cipressi immobili, ulivi mesti e macchioni di roverella.
Il portoghese Joao Almeida si ferma ad attenderlo per guidarlo nella rincorsa ma è tutto inutile, le gambe non girano ed il morale è sommerso da tutta quella polvere.
Più avanti gli uomini neri della Ineos insistono nel loro forcing e più avanti ancora il gruppo dei battistrada inizia a sbriciolarsi sotto l’effetto della fatica.
Per i migliori è l’ora di affrontare per la seconda ed ultima volta il Passo del Lume Spento. E’ una strada con pochi tornanti ma tante curve dolci, spesso cieche, che ogni tanto si apre in panorami bellissimi.
Egan Bernal forza ancora, il tedesco Emanuel Buchmann ancora di più ed i due scappano via.
Molti degli altri si staccano inermi. Accade a Vincenzo Nibali, a Giulio Ciccone, allo spagnolo Marc Soler. Il russo Aleksandr Vlasov invece insegue a poche decine di metri ma poi anche lui si rende conto è meglio dosare le energie, procedendo così non raggiungerà mai Egan Bernal ed Emanuel Buchmann.
Più avanti Mauro Schmid e Alessandro Covi si giocano la tappa e vince il ventunenne svizzero. I superstiti della fuga di giornata arrivano tutti prima di Egan Bernal, che sprinta fino all’ultimo metro e si piazza davanti ad Emanuel Buchmann.
Remco Evenepoel arriva a due minuti dopo Egan Bernal e stasera in classifica generale è precipitato in settima posizione.
“Sfortunatamente ho perso due minuti, non è stato il mio giorno migliore. Nel secondo tratto di sterrato facevo già tanta fatica e nel terzo, quando hanno iniziato a fare lo sprint per prenderlo nelle prime posizioni, mi sono sentito svuotato. Oggi ho pagato i mesi passati senza correre. Devo ringraziare la squadra e Joao Almeida per la mano che mi hanno dato. Il Giro, ad ogni modo, è ancora lungo e al momento sono comunque settimo in classifica. Guardo con fiducia alle prossime tappe“.
Egan Bernal si gode la Maglia Rosa e guarda lontano, fino al podio di Milano.
Noi guardiamo il panorama con un bicchiere di vino in mano e riconosciamo che Saul Bellow aveva proprio ragione: “non ho mai avuto un debole per i panorami, ma la bellezza di una vista tanto ampia penetrò nella corazza della mia anima novecentesca, tanto ostile ai paesaggi … La voglia di Brunello, quella, non passa mai. Il desiderio torna alla stessa velocità con cui si riempie il bicchiere”.
Prosit

 

ORDINE DI ARRIVO – TAPPA 11
DA PERUGIA A MONTALCINO di 162 chilometri
1 – Mauro SCHMID in 4 ore, 1 minuto, 55 secondi
2 – Alessandro COVI a 1 secondo
3 – Harm VANHOUCKE a 26 secondi
4 – Dries DE BONDT a 41 secondi
5 – Simon GUGLIELMI a 41 secondi

 

CLASSIFICA GENERALE
1 – Egan BERNALin 42 ore 35 minuti 21 secondi
2 – Aleksandr VLASOV a 45 secondi
3 – Damiano CARUSO a 1 minuto e 12 secondi
4 – Hugh CARTHY a 1 minuto 17 secondi
5 – Simon YATES a 1 minuto e 20 secondi

 

 

 

Prima tappa
Seconda tappa
Terza tappa
Quarta tappa
Quinta tappa
Sesta tappa
Settima tappa
Ottava tappa
Nona tappa
Decima tappa

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