domenica, 5 Dicembre, 2021

Giro D’italia. Ancora Egan Bernal, l’uomo della tempesta

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TAPPA SEDICI –  Un maltempo malefico ha suggerito all’organizzazione di cambiare ed accorciare il percorso della tappa di oggi.
Il Passo Fedaia non si fa più, il Pordoi nemmeno.
Il Passo Giau invece resta e diventa la Cima Coppi del Giro di quest’anno, con i suoi 2.233 metri.
Come al solito in gruppo c’è chi è d’accordo con questa decisione e chi vorrebbe partire lo stesso sul percorso originario, per trasformare la tappa più attesa di questo Giro in una tappa epica, affrontare il freddo, la pioggia abbondante, le nuvole basse, le discese insidiose e le salite che spezzano le gambe e le reni.
Quando la tappa prende il via sul nuovo percorso dal freddo e dalla pioggia emerge lo squalo Vincenzo Nibali, dimostrando che dai dolori fisici e dalle critiche di ieri è nata la forza di oggi, la forza per provare a lasciare il segno in questa edizione del Giro d’Italia.
In tanti ieri sera pensavano che il campione siciliano stamani non si sarebbe neppure presentato al via.
Ma gli squali sono duri a morire e non mollano mai.
Nibali infatti è lì, anima la fuga sulla prima salita de La Crosetta, scatta in discesa portandosi dietro l’eritreo Ghebreigzabhier, Izagirre, Pedreo, Formolo e Joao Almeida.
La Ineos non può lasciar fare, Formolo e Almeida sono ancora in classifica. E’ per questo che la fuga di Nibali corre là davanti ma non riesce a prendere il volo.
Sul Giau si scatena la bagarre mentre il giovane Remco Evenepoel crolla subito e naufraga lentamente ma inesorabilmente in mezzo a tutta quell’acqua. Aleksandr Vlasov e Adam Yates stringono i denti ma oggi non è giornata, soffrono terribilmente sotto i manicotti e le mantelline.
Egan Bernal prende in mano la situazione in prima persona ed attacca. Dietro di lui piano piano non c’è più nessuno, davanti a lui Pedrero è l’ultimo ad essere ripreso, poi inizia la cavalcata solitaria del colombiano che spinge, spinge, spinge.
“Durante il percorso gli spettatori mi urlavano qualcosa su Pantani. Mi è sempre piaciuto, è stato un grande e ho una sua immagine a casa. Lui era unico, siamo persino nati nello stesso giorno” racconta dopo l’arrivo Egan Bernal.
Egan Bernal passa per primo sulla Cima Coppi del Giau e si fionda in discesa, verso Cortina d’Ampezzo, verso la vittoria.
Passano quarantacinque secondi e dalla pioggia emerge finalmente un corridore.
E’un italiano. E’ un siciliano ma non è Nibali. Lo Squalo oramai è molto indietro.
E’ Damiano Caruso. Il ragusano l’hanno portato al Giro per aiutare Mikel Landa a vincerlo ma Landa si è dovuto ritirare a causa di una brutta caduta e Damiano Caruso allora ha iniziato a correre per sé.

Il risultato è ottimo.
E’ abituato alla fatica, è un corridore intelligente e generoso. Stamani è partito dalla terza posizione in

 

classifica generale.
Un po’ più indietro c’è Romain Bardet, finalmente in evidenza. Poi Hugh Carthy con Giulio Ciccone. Dopo ancora Simon Yates ed Aleksandr Vlasov.
In discesa Egan Bernal non è inquadrato dalle telecamere ma si dice che scena con un pizzico di prudenza, quella che basta per non gettare al vento il vantaggio acquisito, per non rischiare pericolosi capitomboli.
Quando Egan Bernal è oramai vicino al traguardo si prende il tempo necessario a togliere la mantellina nera per esibire ed onorare la Maglia Rosa.
Armando Cougnet la ideò nel 1931 e la introdusse al Giro quale simbolo del primato.
Se oggi fosse qui gongolerebbe felice per il bel gesto del colombiano.
“Vincere in maglia rosa è speciale. Anche per questo mi sono levato la mantellina nel finale. Volevo fare qualcosa di speciale e dare spettacolo, per questo ho attaccato sul Passo Giau. E’ il ciclismo che mi piace: quando fa freddo, una tappa dura e serve grinta. E’ stata una tappa dura ma ho avuto la mentalità giusta ed ero pronto a soffire”.
E’ bello il Giro, è bello che ci siano corridori così, pronti con i propri gesti ad onorare ad ogni occasione la prestigiosa Corsa Rosa.
Non come certi corridori che lasciano il Giro dopo la prima vittoria o appena avvistano le prime salite.
Damiano Caruso stasera è in seconda posizione in classifica generale e va bene così, il sogno prosegue.
Remco Evenepoel stasera è diciannovesimo a quasi mezzora, e il sogno è finito.
Intanto fuori piove, piove, piove.

 

16° TAPPA – DA SACILE A CORTINA D’AMPEZZO – 153 chilometri

ORDINE DI ARRIVO

1. Egan Bernal in 4h22’41” (+10″ abbuono)
2. Romain Bardet a 00’27” (+06″ abbuono)
3. Damiano Caruso s.t. (+04″ abbuono)
4. Giulio Ciccone a 01’18”
5. Hugh John Carthy a 01’19”
6. Joao Almeida a 01’21”
7. Aleksandr Vlasov a 02’11”
8. Gorka Izagirre a 02’31”
9. Davide Formolo a 02’33”
10. Tobias S. Foss s.t.
11. Simon Philip Yates a 02’37”
17. Vincenzo Nibali a 07’16”

 

CLASSIFICA GENERALE

1. Egan Bernal in 66h36’04”
2. Damiano Caruso a 02’24”
3. Hugh John Carthy a 03’40”
4. Aleksandr Vlasov a 04’18”
5. Simon Philip Yates a 04’20”
6. Giulio Ciccone a 04’31”
7. Romain Bardet a 05’02”
8. Daniel Martinez a 07’17”
9. Tobias S. Foss a 08’20”
10. Joao Almeida a 10’01”

 

 

 

 

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