martedì, 26 Ottobre, 2021

Giro d’Italia. Campenaerts vince il diluvio a la tappa

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TAPPA QUINDICI –  Giro d’Italia. Campenaerts vince il diluvio a la tappa
La tappa di oggi parte da Grado, città sospesa tra la terra e il mare, per raggiungere Gorizia dopo 147 chilometri.
Siamo nella più settentrionale delle lagune dell’Adriatico. Intorno a Grado, nella trentina di isole disseminate nella laguna la vita scorre lenta. Ogni tanto tra le tamerici si intravedono i tipici casoni, spartane abitazioni con il tetto di paglia utilizzate in passato dai pescatori gradesi. Da Grado Vecia, si intravede una batela, la tipica imbarcazione a fondo piatto manovrata a remi.
La partenza del Giro d’Italia porta la gente nelle strade, colorate di rosa per l’occasione. I corridori sorridono, la gente scatta fotografie, il direttore di gara invita i girini a dare la prima pedalata e si parte.
I ciclisti prendono sul serio il segnale di partenza e vanno via molto veloci, con molti di loro già in cerca della fuga del giorno. Il vento soffia in direzione favorevole ed incoraggia la velocità.
Son passati neanche quattro chilometri che nel gruppo c’è una caduta. Nel groviglio di bicilette appare presto chiaro che per qualcuno i traumi e le ferite riportate non consentono di proseguire.
In molti hanno bisogno del medico, come l’eritreo Natnael Berhane, l’olandese Jos van Emden ed il tedesco Emanuel Buchmann. La maglia ed i pantaloncini sono strappati, il corpo è segnato da ferite ed estese abrasioni, sono a terra o piegati in due dal dolore. I tre devono ritirarsi subito, proseguire è impossibile. Con il ritiro di Emanuel Buchmann il Giro perde uno in lotta per un posto sul podio, sesto in classifica generale a 2’36” da Egan Bernal.
Anche altri hanno necessità di medicazioni e la corsa viene sospesa. In quel punto la strada è troppo stretta, è quella che collega Grado con la terraferma, l’acqua della laguna la circonda e complica i soccorsi. Quando la tappa riparte ufficialmente tra coloro che riprendono il via c’è anche Ruben Guerreiro, prezioso gregario di Hugh Carthy. E’ dolorante ma si è rifiutato di salire in ambulanza, prova a pedalare ma è inutile, deve fermarsi.
Qualche chilometro dopo prende corpo la fuga di giornata. Sono in quindici i corridori che la compongono, rappresentando quasi tutte le squadre. Il team africano della Qhubeka Assos è rappresentato da ben tre atleti.
La Corsa Rosa transita da Pieris e ritorna alla mente il Giro del 1946, il primo dopo la guerra.
Gli organizzatori avevano disegnato una tappa da Rovigo a Trieste, in un momento in cui il contenzioso tra l’Italia e la Jugoslavia di Tito per il possesso di Trieste e delle zone limitrofe era tutt’altro che in via di soluzione. Nei dintorni di Pieris attivisti sloveni anti italiani e favorevoli all’annessione di Trieste alla Jugoslavia attesero Bartali e compagni e bloccarono la strada e la corsa. I corridori furono bersagliati da pietre e chiodi. Fu necessario l’intervento della Polizia della Venezia Giulia, composta da militari americani. Ci scapparono colpi di arma da fuoco e Bartali si rifugiò sotto una millecento, Coppi invece non si sa ma sicuramente fece come tutti gli altri corridori, cercare un riparo in mezzo al fuggi fuggi generale.
Altri spari, poi finalmente la Polizia riuscì a disperdere la folla. L’organizzazione del Giro decise di dichiarare conclusa la tappa con tempi uguali per tutti e trasferire la carovana ad Udine, per ripartire il giorno successivo.
Non tutti furono d’accordo, in particolare il trentaduenne corridore triestino Giordano Cottur.
Il triestino pochi giorni prima aveva vinto la prima tappa quando già le diplomazie chiedevano agli organizzatori di rinunciare spontaneamente alla tappa di Trieste.
In quell’occasione la Gazzetta, tanto per far capire il pensiero degli italiani, titolò dopo la vittoria di Cottur nella tappa inaugurale: “Oggi non abbiamo che un nome sulle labbra e nel cuore: Giordano Cottur che a un “no” per Trieste elaborato ai tavoli delle caute diplomazie, risponde con un “si” a tutti gli sportivi italiani”.
Capirete che Giordano Cottur a Trieste ci voleva arrivare a tutti i costi e tanto disse tanto fece che alla fine, insieme ad altri sedici, riuscì a farsi trasportare su automezzi militari fino a Grignano.
Da lì i diciassette inforcarono nuovamente le biciclette per dirigersi sul traguardo approntato dai triestini.
Fecero lo sprint e Giordano Cottur tagliò per primo il traguardo tra la folla impazzita, i baci, gli abbracci, i fiori, le acclamazioni.
Victor Campenaerts oggi non avrà avuto la stessa motivazione di Giordano Cottur ma senz’altro nel momento decisivo è stato il corridore che più degli altri ha testardamente cercato la vittoria, seppure il circuito finale intorno a Gorizia non avesse proprio le caratteristiche che più gli piacciono.
Victor Campenaerts è stato campione europeo a cronometro e detiene attualmente il record dell’ora, conquistato dall’altra parte del mondo, nel velodromo costruito sull’altopiano messicano di Aguacalientes, un nome che sembra quello di un pessimo liquore inventato da Bonelli per gli albi di Tex Willer.
In strada però Campenaerts ha vinto solo una volta.
Fa parte del gruppetto dei quindici fuggitivi ed il gruppo è lontano. La vittoria di tappa è cosa tra di loro.
Campenaerts attacca quando mancano venti chilometri. E’ braccato dall’olandese Oscar Riesebeek e dallo spagnolo Albert Torres. Il circuito finale intorno a Gorizia è complicato, sconfina in Slovenia e ci sono dei muri da affrontare. Sulle pendenze del muro di Gornje Cerovo Alberto Torres si stacca nel momento in cui sui corridori si abbatte una tempesta.
Quando mancano dieci chilometri si mette a grandinare e Campenaerst prova a staccare l’irritante olandese, senza riuscirci. Non ci riesce neppure sullo strappo finale, con pendenze al 15%.
Alla fine tutto si decide in una volata a due ed alla fine Victor Campenaerts taglia il traguardo per primo, con merito.
Al terzo posto si piazza il tedesco Nikias Arndt. A seguire gli altri compagni della fuga del giorno, alla spicciolata.
Il gruppo arriva dopo oltre diciassette minuti con gli uomini in nero della Ineos Grenadiers in parata e Salvatore Puccio a transitare per primo.
Domani non si scherza, c’è la tappa Sacile – Cortina D’Ampezzo, una frazione che a vedere l’altimetria sulla cartina vengono i brividi.
La tempesta e la grandine di oggi promettono di tornare domani, a percuotere la schiena dei corridori e bagnare persino i pensieri.
Sarà molto dura.
15° TAPPA – DA GRADO A GORIZIA di 147 chilometri

 

ORDINE DI ARRIVO

1. Victor Campenaerts in 3h25’25”
2. Oscar Riesebeek s.t.
3. Nikias Arndt a 7″
4. Simone Consonni s.t.
5. Quinten Hermans s.t.
6. Dario Cataldo s.t.
7. Bauke Mollema a 9″
8. Albert Torres Barcelo a 44″
9. Juan Sebastian Benavides a 1’02
10. Maximilian Walscheid s.t.

 

CLASSIFICA GENERALE

1. Egan Bernal in 62h13’33”
2. Simon Yates a 1’33”
3. Damiano Caruso a 1’51”
4. Aleksandr Vlasov a 1’57”
5. Hugh John Carthy a 2’11”
6. Giulio Ciccone a 3’03”
7. Remco Evenepoel a 3’52”
8. Daniel Martinez Poveda a 3’54”
9. Tobias Foss a 5’37
10. Attila Valter a 7’49”

 

 

Prima tappa
Seconda tappa
Terza tappa
Quarta tappa
Quinta tappa
Sesta tappa
Settima tappa
Ottava tappa
Nona tappa
Decima tappa
Undicesima tappa
Dodicesima tappa
Tredicesima tappa

Quattordicesima tappa

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