domenica, 17 Ottobre, 2021

Giro d’Italia. Lorenzo Fortunato vince sullo Zoncolan

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TAPPA QUATTORDICI – Ha vinto Lorenzo Fortunato. Non fatevi ingannare dal cognome. Lorenzo non è stato fortunato, è stato bravo, anzi bravissimo.
Lorenzo è nel libro paga della Eolo Kometa, un neonato team professional guidato in ammiraglia da Ivan Basso, già splendido corridore e guarda caso magnifico vincitore nel 2010 di una tappa del Giro che arrivò proprio in cima allo Zoncolan.
Lorenzo Fortunato si è preso la prima vittoria da professionista, la Eolo Kometa si è presa la prima vittoria della sua storia da quando le maglie azzurre di questa squadra sfrecciano sulle strade confondendosi insieme a quelle degli altri team.
In questo Giro la Eolo Kometa ha dato battaglia tutti i giorni, riuscendo ad inserire i propri ragazzi in tante fughe. Vincenzo Albanese ad esempio è una presenza fissa nelle fughe di giornata, il vecchio Francesco Gavazzi è stato protagonista nella tappa di Guardia Sanframondi dove si è piazzato al secondo posto.
Anche oggi Vincenzo Albanese ha capito quale poteva essere la fuga giusta e ci ha portato anche il compagno Lorenzo Fortunato.
Insieme a loro altri nove ragazzi. Tra di loro Andrii Ponomar (Androni-Sidermec), ucraino con la faccia da bambino, classe 2002, il più giovane tra i corridori iscritti al Giro d’Italia di quest’anno. Poi lo sloveno Jan Tratnik (Bahrain-Victorious), Rémy Rochas (Cofidis), George Bennett ed il frecciarossa Edoardo Affini (Jumbo-Visma), Nelson Oliveira (Movistar), Bauke Mollema, Jacopo Mosca (Trek-Segafredo), Alessandro Covi (UAE Team Emirates).
La fuga degli undici è nata quasi subito, con le mura di Cittadella, sede di partenza della tappa, ancora in vista alle spalle dei girini.
E’ molto bella Cittadella, fondata nel 1220 dal libero Comune di Padova per difendere le zone di confine del contado. Dante Alighieri nella Divina Commedia ha citato anche questo luogo fortificato. Vi si trovava la Torre di Malta, orrida prigione fatta costruire dal brutale signorotto Ezzelino III da Romano.
E’ molto bella anche la tappa di oggi, temuta dai corridori, attesa dagli appassionati.
“una tappa così importante la dovrebbe vincere un corridore importante, non un corridore di seconda fascia”. Più o meno è stato questo il pensiero che Giuseppe Martinelli, direttore sportivo dell’Astana ha espresso ai microfoni RAI. E l’Astana infatti si è messa in testa a tirare di brutto, cercando di tenere la fuga a portata di tiro.
Ad un certo punto la squadra kazaka è riuscita persino ad avvantaggiare il capitano Aleksandr Vlasov sul gruppo, affrontando con decisione in fila indiana la discesa dal GPM di Forcella Monte Rest, scivolando con eleganza tra boschi, falesie e pareti di roccia.
In tale frangente la Maglia Rosa Egan Bernal è riuscita a restare con Aleksandr Vlasov ma tutti gli altri hanno dovuto pedalare con impegno per colmare lo svantaggio e far tornare a ranghi compatti il gruppo dei migliori.
La davanti gli undici pedalano d’amore e d’accordo, avvicinandosi sempre di più al momento cruciale, alla scalata dello Zoncolan, detto il Kaiser.
La salita è tremenda e dal versante di Ovaro è considerata la salita più dura del mondo perché, sebbene non lunghissima, ha una pendenza media del 12% e una massima del 22%. Pendenze così costanti ed alte non si trovano in nessun’altra salita d’Europa. Oggi il Giro d’Italia salirà dal versante di Sutrio, altrettanto duro e caratterizzato dalla discontinuità delle pendenze. Negli ultimi tremilacinquecento metri la pendenza media è del 13% con punte del 27% nell’ultima rampa di settecento metri.
A complicare le cose ci si mette anche il tempo. Non piove ma in certi tratti i corridori sbattono la faccia in qualche goccia d’acqua portata dal vento freddo. Quando alzano lo sguardo verso la cima dello Zoncolan i girini non ne vedono la vetta, nascosta da minacciosi nuvoloni neri e bianchi.
In effetti in cima allo Zoncolan il tempo, in attesa di prendersela con i corridori, se la prende con gli spettatori che fin dal mattino sono saliti a piedi lungo la strada per assistere alla corsa, per applaudire ed incitare i propri beniamini, per omaggiare la fatica di questi ragazzi in pantaloncini corti e maglia colorata.
Nei dintorni della striscia di vernice bianca che segnala l’arrivo tira vento, le nuvole scendono sulla cima e diventano nebbia che rende vaghi i contorni delle cose, ai lati della strada cumuli di neve ricordano che quest’anno l’inverno non se ne vuole proprio andare.
All’inizio della salita uno striscione ammonisce il gruppetto di testa su quanto sia dura la strada che li aspetta.
E’ ancora Dante che parla: “perdete ogni speranza o voi che entrate”.
In realtà la speranza di poter vincere la tappa inizia a serpeggiare tra gli undici in fuga.
Il gruppo dei migliori è ancora molto indietro, la strada è larga e ben asfaltata, le gambe girano benino.
I primi a perdere contatto sono Vincenzo Albanese e Remy Rochas. Poi tocca a Jacopo Mosca, Edoardo Affini e Andrii Ponomar, il ragazzino ucraino.
Gli altri apparentemente vanno su discretamente, una pedalata e un respiro, una pedalata e un respiro. Ogni tanto un sorso dalla borraccia.
Lo sloveno Jan Tratnik si avvantaggia sugli altri con una lenta progressione.
I centimetri diventano metri fino a che lo sloveno non sparisce dalla vista del gruppetto.
Tutti attendono la reazione di George Bennett o Bauke Mollema, tenuti tutto il giorno al coperto dai loro compagni presenti nella fuga: rispettivamente Edoardo Affini e Jacopo Mosca.
Invece alle spalle dello sloveno appare una maglia azzurra. E’ Lorenzo Fortunato.
Ancora su di buona lena, una pedalata ed un respiro, una pedalata ed un respiro.
Anche i migliori sono sulla strada che porta tra le braccia del Kaiser.
L’Astana è evaporata all’improvviso lasciando da solo Aleksandr Vlasov, gli uomini in nero della Ineos Grenadier sono invece ben presenti e si mettono in testa.
Anche loro una pedalata ed un respiro. Una pedalata un respiro.
Anche loro di buona lena, con tutta l’agilità possibile concessa dalla malefica strada.
Il gruppo dei migliori si assottiglia. Vincenzo Nibali perde contatto poco dopo aver incrociato un tifoso con un cartello che recita “Panta Vive”.
Più avanti tocca anche ad altri, tocca a Remco Evenepoel essere ricacciato indietro dal Kaiser e dal ritmo imposto dalla squadra di Egan Bernal.
Lorenzo Fortunato e Jan Tratnik sono oramai nell’ultimo tratto. Ora l’asfalto è grigio e la strada si fa stretta impennandosi.
In questo tratto non è più possibile procedere con una pedalata e un respiro.
La pendenza diventa insopportabile e le gambe di legno. Respirare è difficile. I due vanno su a denti serrati e lo sguardo allucinato. Lorenzo Fortunato si alza sui pedali, Jan Tratnik cerca invece da seduto le sue motivazioni.
Lorenzo Fortunato prende terreno e Jan Tratnik scivola lentamente alle sue spalle.
Nel gruppo dei migliori prende terreno anche Simon Yates, inserito da tutti nella lista dei favoriti per la vittoria finale dell’edizione 104 del Giro d’Italia ma fino ad oggi nascosto in penombra alle spalle della Maglia Rosa Egan Bernal.
E’ proprio la Maglia Rosa che in prima persona si riporta alla ruota di Simon Yates.
Alle loro spalle il gruppo dei migliori si sgretola.
Più avanti Lorenzo Fortunato è arrivato nel tratto dove la pendenza tocca il 27%.
Una pedalata e un respiro è un ricordo e un’illusione ma il ragazzo in blu riesce ad avanzare dritto nonostante la strada provi in tutti i modi a ricacciarlo indietro. Jan Tratnik è ancora in seconda posizione ma riesce a salire solo andando a zig zag da una parte all’altra della carreggiata nel tentativo di rendere più gestibile l’ascesa.
E’ in precario equilibrio e sembra un ciclista ubriaco.
Pochi metri prima del traguardo Lorenzo Fortunato esce dalla bruma e vince a braccia alzate.
Secondo arriva Jan Tratnik, terzo l’ottimo Alessandro Covi. Quarto è Egan Bernal, che negli ultimi cinquecento metri ha allungato su Simon Yates staccandolo.
La Maglia Rosa è sempre più sua.
Piano piano al cospetto del Kaiser arrivano tutti i corridori, molti stravolti e con la bava alla bocca.
Lorenzo Fortunato sorride a tutti ed in tv saluta la fidanzata Veronica.
Grazie allo Zoncalan è entrato nella storia del ciclismo ma forse ancora non se ne rende conto.
Lo Zoncolan invece non ha bisogno di Lorenzo Fortunato.
“Nessun corridore è in grado di rendere lo Zoncolan più grande e più mitico di quanto non sia già. Sono sempre le salite e le montagne a fare la storia dei corridori, e non i corridori a fare la storia delle montagne. Perché certe salite decidono i momenti della corsa ma anche della carriera. E per me lo Zoncolan è stato così.” (Ivan Basso)
Il popolo del ciclismo scende lentamente scende dalla montagna lasciando la bruma padrona della vetta, ad avvolgere la testa del Kaiser.

 

ORDINE DI ARRIVO
TAPPA 14 – DA CITTADELLA A MONTE ZONCOLAN di 205 chilometri
1) FORTUNATO Lorenzo (EOLO Kometa) 5h 17′ 22″
2) TRATNIK Jan (Bahrain Victorious) +26″
3) COVI Alessandro (UAE Team Emirates) +59″
4) BERNAL Egan (INEOS Grenadiers) +1’43”
5) MOLLEMA Bauke (Trek Segafredo +1’47”
6) YATES Simon (Team BikeExchange) +1’54”
7) BENNETT George Team Jumbo Visma +2’10”
8) OLIVEIRA Nelson (Movistar Team) +2’18”
9) MARTÍNEZ Daniel (INEOS Grenadiers) +2’22”
10) CARUSO Damiano (Bahrain Victorius) st

 

CLASSIFICA GENERALE
1) BERNAL Egan (INEOS Grenadiers) 58 h 30′ 47″
2) YATES Simon (Team BikeExchange) +1’33”
3) CARUSO Damiano (Bahrain Victorious) +1’51”
4) VLASOV Aleksandr (Astana) +1’57”
5) CARTHY Hugh (EF Education Nippo) +2’11”
6) BUCHMANN Emanuel (BORA) +2’36”
7) CICCONE Giulio (Trek Segafredo) +3’03”
8) EVENEPOEL Remco (Deceuninck Quick Step) +3’52”
9) MARTÍNEZ Daniel Felipe (INEOS Grenadiers) +3’54”
10) BARDET Romain (Team DSM) +4’31”

 

 

 

 

 

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Seconda tappa
Terza tappa
Quarta tappa
Quinta tappa
Sesta tappa
Settima tappa
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Undicesima tappa

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