lunedì, 18 Ottobre, 2021

Giro d’Italia. Vince Daniel Martin ed attacca Simon Yates

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TAPPA DICIASSETTE – Per molti stamani, alla partenza da Canazei, il Giro d’Italia sembrava una questione già chiusa, con Egan Bernal già vincitore, circondato e protetto dai suoi centurioni in nero della Ineos Granadiers.
Stasera invece a Sega di Ala, dopo 193 chilometri, un inglese con la faccia impassibile, gli occhiali a specchio ed un vistoso cerotto nasale ha rimesso tutto in discussione o comunque è riuscito a dimostrare che il colombiano è battibile.
Il suo nome è Simon Yates e viene da Bury, cittadina non molto distante da Manchester, anticamente occupata da una bellicosa tribù celtica, i Briganti.
Come un brigante oggi Simon Yates ha teso un agguato alla Maglia Rosa, grazie a due scatti esplosivi a cui Egan Bernal non è stato in grado di reagire.
Non ha vinto la tappa Simon Yates. Quella l’ha vinta Daniel Martin, che dà così un senso alla sua presenza al Giro d’Italia e si riaffaccia nella topten.
Simon Yates è arrivato terzo a trenta secondi da Daniel Martin e terzo si ritrova stasera anche in classifica generale, recuperando un minuto a Bernal e fiatando sul collo del siciliano Damiano Caruso, oggi quinto a Sega di Ala ed ancora secondo in classifica generale.
I corridori hanno affrontato la tappa mantenendo una discreta andatura fin dalla partenza, accompagnati finalmente da una giornata di sole.
Daniel Martin fa parte della fuga del giorno con altri diciotto colleghi e sulla salita verso Passo San Valentino si avvantaggia insieme a Gianni Moscon, Geoffrey Bouchard e Antonio Pedrero, a cui si uniscono poi Simone Ravanelli e Giovanni Carboni.
Più indietro il gruppo insegue facendo attenzione a non perdere troppo terreno.
In discesa una caduta coinvolge tra gli altri Vincenzo Nibali, Remco Evenepoel e Giulio Ciccone, risaliti in bici con vistose abrasioni.
Giulio Ciccone è l’unico che si danna l’anima per rientrare nel gruppo ma perde subito terreno alla prime rampe della salita finale, pagando lo sforzo profuso e scivolando lontano in classifica generale.
Verso Sega di Ala la squadra di Simon Yates spinge a tutta e chilometro dopo chilometro rosicchia vistosamente il vantaggio ai fuggitivi.
Intanto Daniel Martin non sbaglia niente e rimane da solo sull’ultima salita.
L’irlandese spinge sull’asfalto grigio, percorso da rughe scavate dal gelo e dall’acqua, eredità dell’inverno che se ne è andato da poco.
C’è tanto verde intorno ai corridori e c’è tanta gente. Al passaggio di Daniel Martin un tifoso agita una anacronistica bandiera brasiliana, tirata fuori da un cassetto chissà perché e per chi. Chissà se Daniel Martin la vede e chissà cosa pensa. E’ impegnato a gestire lo sforzo, a ricacciare indietro la fatica che piano piano sale fino alle spalle e le fa dondolare.
Più indietro Egan Bernal ha messo i suoi compagni a fare il ritmo ed a sbarrare la strada a tutti gli altri.
Giù a valle, nel 1944, anche i nazisti in fuga dall’Italia approntarono lo Sbarramento di Ala, disseminando la zona di fortificazioni, bunker ed avamposti per rallentare gli Alleati e difendere la ferrovia del Brennero.
Per una serie di circostanze lo Sbarramento di Ala non entrò mai in azione e quindi non servì a niente.
Anche il ritmo imposto dagli uomini di Bernal oggi è servito a ben poco.
Quando il redivivo Joao Almeida scatta e Simon Yates si accoda, Egan Bernal riesce a stare a ruota con il fido Daniel Martinez ma si vede che fa fatica.
A quattro chilometri dall’arrivo Simon Yates accelera ancora mentre attraversa un pezzo d’asfalto illuminato dal sole, che si è fatto largo tra le foglie del bosco.
Resiste solo Joao Almeida che, salendo con il proprio passo a maglietta aperta, riesce infine a riprendere la ruota dell’irlandese.
Egan Bernal stenta a riprendersi e deve ringraziare Daniel Martinez, che lo aspetta, lo assiste, lo incoraggia. Che in pratica tiene accesa la luce.
Alla Maglia Rosa si unisce anche l’ottimo Damiano Caruso, che alla fine da una mano a tenere un’andatura decente.
In fondo Damiano Caruso è in seconda posizione in classifica generale ed intende restarci fino a Milano.
Daniel Martin è già nel punto dove le pendenze si addolciscono, nell’altopiano del Passo Fittanze, punteggiato di malghe.
Non lontano dalla strada il monumento con le due aquile, una in alto con lo sguardo verso la pianura e una in basso con la testa chinata. Simboleggiano l’Italia vincitrice sull’Austria, l’aquila fiera, che guarda verso l’Italia e quella sconfitta.
E’ fiero come quell’aquila Daniel Martin, oramai sa di vincere ma è stanco. Stringe i denti sotto l’arco che indica l’ultimo chilometro e tira dritto. Ce la farà.
Poco dopo sotto lo stesso arco Joao Almeida raccoglie le ultime forze e allunga, lasciando Simon Yates indietro.
Il portoghese arriva secondo e sicuramente si pente per tutte quelle volte, da Montalcino in poi, che è stato costretto ad attendere il compagno Remco Evenepoel.
Egan Bernal arriva dopo cinquanta secondi da Simon Yates, piegato sulla bicicletta e senza il solito sorriso sulle labbra.
Il Giro d’Italia oggi ha regalato emozioni ed il podio finale adesso non è poi così scontato.
W Il Giro

17° TAPPA – da CANAZEI A SEGA DI ALA di 193 chilometri
ORDINE DI ARRIVO
1) Daniel Martin (ISRAEL START-UP NATION) in 4h54”38”
2) Joao Almeida (DECEUNICK-QUICK-STEP) + 13”
3) Simon Yates (TEAM BIKEEXCHANGE) + 30”
4) Diego Ulissi (UAE TEAM EMIRATES) + 1’20”
5) Damiano Caruso (BAHRAIN VICTORIOUS) + 1’20”

 

CLASSIFICA GENERALE
1) Egan Bernal (INEOS GRENADIERS) in 71h32’05”
2) Damiano Caruso (BAHRAIN VICTORIOUS) + 2’21”
3) Simon Yates (TEAM BIKEEXCHANGE) + 3’23”
4) Aleksandr Vlasov (ASTANA – PREMIER TECH) + 6’03”
5) Hugh Carthy (EF EDUCATION – NIPPO) +6’09”

 

 

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