sabato, 23 Ottobre, 2021

Giro d’Italia: vince Gino Mader. Attila Valter nuova maglia Rosa

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SESTA TAPPA – I pipistrelli che vivono a Frasassi tra le stalattiti e le stalagmiti della Grotta Grande del Vento se ne fregano se poco lontano c’è grande agitazione per la partenza della sesta tappa del Giro d’Italia, che porta i corridori dalle Grotte di Frasassi ad Ascoli Piceno lungo un percorso insidioso verso il primo vero arrivo in salita, una ascesa di quasi 15 chilometri in cima al San Giacomo, sopra Ascoli Piceno.
Il vincitore della tappa di Sestola Joe Dombrowski non è partito per colpa della caduta di ieri, per la brutta botta sull’asfalto condivisa con Mikel Landa, rientrato oggi frettolosamente in Spagna dove sarà operato per la riduzione della frattura alla clavicola. Anche la Ineos Grenadiers perde il forte Pavel Sivakov, sempre per i postumi di una caduta nella tappa arrivata a Cattolica.
Tutti gli altri restano in corsa ed affrontano ancora una volta la pioggia.
E insieme alla pioggia torna il freddo che intirizzisce le dita delle mani e rende le gambe legnose, arriva il vento forte che pettina i prati dei Monti Sibillini ma schiaffeggia i corridori e spariglia il gruppo creando drappelli di inseguiti e di inseguitori.
Come se non bastasse cade un po’ di grandine e le salite e le discese si susseguono per tutto il giorno sotto un cielo scuro e nuvole basse.

Sono nuvole basse che fanno giochi di prestigio, facendo sparire e ricomparire capricciosamente la strada che scorre più avanti, il bosco di fronte, il monte successivo o i pochi spettatori che ai lati della strada guardano passare il Giro rannicchiati sotto l’ombrello.
In mezzo a tutto questo ambaradan nascono azioni di altri tempi, di quelle che appassionano i tifosi fin da quando gli uomini hanno deciso di sfidarsi sulle biciclette.
Ogni chilometro è un susseguirsi di emozioni. Lo svizzero Gino Mader infiamma la tappa fin dai primi chilometri e la vince in solitaria, resistendo a tutto ed a tutti. Il friulano Alessandro De Marchi rimane vittima del vento e non recupera più, perdendo la Maglia Rosa. Filippo Ganna per chilometri e chilometri guida l’inseguimento del gruppo al servizio degli uomini in nero della Ineos, pedalando con la potenza di una locomotiva. Egan Bernal ne ripaga il lavoro scattando nel finale a dimostrazione che non è sbagliato pronosticarlo sul podio di Milano. Remco Evenepoel e Dan Martin si affacciano alla ribalta arrivando con Egan Bernal. Giulio Ciccone con il suo cappellino di pile sistemato sotto il caschetto appare per adesso più in forma del compagno di squadra Vincenzo Nibali, comunque non lontanissimo dai migliori. Jay Hindley e Joao Almeida non hanno la condizione dello scorso anno, George Bennett e Domenico Pozzovivo naufragano e Simon Yates si nasconde in mezzo al gruppo, perdendo anche oggi una manciata di secondi.
Tra i molti che non abbiamo citato qualcuno crolla, i più fanno quello che possono dondolando lenti in bicicletta mentre sulle pozzanghere si allungano le loro ombre nere ed i fari accesi delle ammiraglie.

Ma tra tutti i corridori arrivati in cima alla salita di San Giacomo ce ne è uno che stasera gongola soddisfatto.
E’ un ragazzino ungherese di nome Attila come il Re degli Unni, come il flagello di Dio. Di cognome si chiama Valter ed oggi è riuscito a conquistare la Maglia Rosa sfruttando al meglio la posizione in classifica generale acquisita dopo la fuga di ieri.
Attila Valter è riuscito ad arrivare con i migliori a soli ventinove secondi dal vincitore.
Tenete a mente questo nome, il ragazzino ha stoffa e nei prossimi giorni vedremo se ha anche resistenza e diventerà il flagello del Giro.
Passa invece quasi mezzora prima che l’australiano Cameron Mayer tagli in ultima posizione il traguardo di San Giacomo.

Molti, nel frattempo, sono già sotto le mani del massaggiatore o al caldo dei pullman delle squadre.
Giù a valle Ascoli Piceno sonnecchia. La leggenda narra che Alarico, re dei Visigoti, affascinato dalla sua bellezza decise di risparmiare la città e i suoi abitanti.
A conferma, molti secoli dopo, Guido Piovane ne fa una descrizione suggestiva:
“Ascoli Piceno è una tra le più belle piccole città d’Italia, e non ne vedo altra che le assomigli. André Gide la prediligeva… bella come alcune città della Francia del Sud, non tanto per questo o quel monumento, ma per il suo complesso, la qualità antologica, l’incanto che viene da nulla e da tutto. Bisogna avervi passeggiato, a cominciare dalla piazza del Popolo, la piazza italiana che insieme con quella di San Marco a Venezia dà più di un’impressione di sala, cinta da porticati, chiusa dalla stupenda abside di San Francesco; o costeggiando il Battistero del Duomo; o lungo le rive scoscese del Tronto; e per le strade strette, chiamate rue, dove i palazzi non si contano; e che si allargano in piazzette… Ascoli è città di torri… Si succedono molti stili, il romanico, il gotico, il rinascimentale, il barocco… con chiese dalle pareti di pietra, senza finestre; un travertino d’un grigio caldo, uniforme, senza intonaco… tutto ornato, lavorato, istoriato… e su ogni porta e finestra, vedi frutta, fogliami, cariatidi femminili, fiori, animali, stelle, o anche semplicemente proverbi e sentenze scolpite.“

Domani il Giro si sposta in Abruzzo per la partenza da Notaresco ed arriva in Molise, sul mare di Termoli.
Si dice che finalmente il tempo sarà più clemente.

 

TAPPA 6 – DA GROTTE DI FRASASSI A SAN GIACOMO (ASCOLI PICENO) – 160 chilometri
1 – Gino MADER in 4 ore, 17 minuti, 52 secondi
2 – Egan BERNAL a 12 secondi
3 – Dan MARTIN – stesso tempo
4 – Remco EVENEPOEL – stesso tempo
5 – Giulio CICCONE – stesso tempo
CLASSIFICA GENERALE
1 – Attila VALTER in 22 ore, 17 minuti, 6 secondi
2 – Remco EVENEPOEL a 11 secondi
3 – Egan BERNAL a 16 secondi
4 – Aleksandr VLASOV a 24 secondi
5 – Louis VERVAEKE a 25 secondi

 

 

Prima tappa
Seconda tappa
Terza tappa
Quarta tappa
Quinta tappa

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