lunedì, 12 Aprile, 2021

Giuliana Nenni, una vita per i diritti del lavoro e della donna

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La sua nascita, il 26 dicembre del 1911, a Forlì, avvenne in un momento triste per la sua famiglia: Pietro Nenni, suo padre, il futuro grande e indimenticabile leader del PSI, era stato arrestato per avere partecipato alle manifestazioni contro la guerra allora in corso tra l’Italia e la Turchia per il possesso della Libia e delle isole dell’Egeo. Trascorse gli anni dell’infanzia e della primissima giovinezza durante la Grande guerra, la reazione nazionalfascista e l’affermazione della dittatura, maturando sempre più politicamente e inserendosi pienamente nella vita del partito socialista. Nel 1926, superando non poche difficoltà, si rifugiò con la famiglia in Francia. Qui s’era già formato un cospicuo gruppo di fuorusciti antifascisti ed era stata avviata una attiva propaganda volta a denunziare i crimini del regime mussoliniano. Fermatasi a Parigi, Giuliana frequentò prima i corsi di “Civilisation française” che venivano tenuti alla Sorbona, poi fu redattrice de “Le Populaire”, un foglio che nel 1918 era stato fondato da una componente del Partito socialista francese con posizioni fortemente avverse alla guerra. Inseritasi sempre più tra gli oppositori del fascismo, nel 1936 svolse le funzioni di segretaria del Comitato di lotta antifascista, abbastanza attivo nella propaganda contro la politica interna ed estera svolta dal fascismo, le sue alleanze, il suo militarismo. Quando nel giugno del ’40 l’Italia entrò in guerra contro la Francia, la Gran Bretagna, ecc. e l’esercito tedesco occupò il territorio francese, trovò rifugio coi familiari in una piccola località dei Pirinei orientali. Di lì a poco, però, venne confinata a Saint Flour. Successivamente tornò a Roma, dove dopo la caduta di Mussolini con alcune coraggiose diede vita a un comitato che assisteva prigionieri in fuga e sbandati, promuoveva manifestazioni, svolgeva una intensa attività propagandistica distribuendo stampa di denunzia. Nel 1945 con Rita Montagnana, Marisa Cinciari Rodano e Rosa Fazio Longo diede vita all’Unione Donne Italiane, una organizzazione destinata a svilupparsi in tutto il paese e a svolgere per lunghi anni una intensa attività volta a far conoscere i problemi delle donne. Il padre era ormai da tempo leader dei socialisti e portava avanti una politica di unità col PCI, il Pd’A, ecc. per una lotta comune in difesa dei lavoratori, per il progresso e la libertà. Il PSI si era sviluppato in ogni regione ed era tornato ad aggregare una buona parte della classe lavoratrice. Giuliana fu ancora una volta attivissima nella propaganda e nella organizzazione, e nelle elezioni del giugno 1946 per la Costituente diede un forte contributo al grande successo dei socialisti. Nel 1948 fu tra i candidati del Fronte Democratico Popolare, la coalizione che il PSI aveva promosso assieme al PCI e a gruppi minori della sinistra, e venne eletta alla Camera. Nei successivi anni condivise il processo di recupero della autonomia del PSI nella unità della classe, e nel 1953, nuovamente candidata, venne rieletta. Alla Camera fu molto attiva indifesa dei diritti delle donne, dei cui problemi e delle cui aspirazioni si fece interprete fedele, impegnandosi con altre parlamentari facenti parte dell’ Unione Donne Italiane nella presentazione di importanti proposte di legge volte a difendere i diritti delle donne nei posti di lavoro. Firmò tra l’altro proposte di legge per garantire l’assistenza malattie alle lavoratrici-madri e ai lavoratori addetti ai servizi domestici familiari, per l’abrogazione delle legge elettorale con la quale la DC aveva cercato- senza successo- di conquistare la stragrande maggioranza dei seggi parlamentari col 50,1 %, per le pari opportunità di uomini e donne. Alcune di queste proposte, per il momento senza successo, vennero riprese anni dopo e avviate all’approvazione: tra queste quella per la tutela della maternità, la tutela giuridica dei figli nati fuori dal matrimonio, la modificazione delle norme del Codice civile attinenti alla patria potestà, la parità dei diritti e delle retribuzioni tra uomini e donne. Nel 1958 passò al Senato dove ritornò nel 1963. Nel 1958 propose una legge sul divorzio che ampliava notevolmente i contenuti di una proposta per il piccolo divorzio presentata anni prima alla Camera dal deputato socialista Luigi Renato Sansone. Successivamente decise di lasciare l’attività in Parlamento per potersi dedicare in qualità di segretaria al padre, che assistette poi fino al dicembre del 1981, quando Pietro Nenni, stanco di una vita di lotte ma glorioso nella storia del socialismo, morì. Pur conservando rapporti di collaborazione con diversi esponenti del partito, che in lei trovavano esperienza e serietà, si dedicò con passione e intelligenza al riordino delle carte del padre e alla pubblicazione del Diario, ricchissimo di notazioni politiche, ricordi e giudizi entro un arco temporale estremamente ampio. Morì a Roma il 19 marzo del 2002, lasciando un bel ricordo per serietà e forza d’impegno, coerenza e fedeltà al socialismo e ai lavoratori.

Giuseppe Miccichè

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