sabato, 16 Ottobre, 2021

Ferrara su Sofri, esempio di simpatia verso il gioco della giustizia

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Libero per aver finito di scontare la pena. Il provvedimento per Adriano Sofri, ex leader di Lotta Continua, condannato a 22 anni come mandante dell’omicidio del commissario Luigi Calabresi, è stato firmato sabato dall’ufficio di sorveglianza di Firenze. Sofri scontava la pena ai domiciliari per motivi di salute e aveva permessi per uscire. La liberazione sarebbe dovuta avvenire a febbraio ed è stata anticipata dopo la richiesta di Sofri di avvalersi dell’ultima riduzione di pena: uno ‘sconto’ di 45 giorni per buona condotta ogni sei mesi. A fare il punto sulla vicenda è Giuliano Ferrara, direttore de Il Foglio e da sempre vicino alle ragioni espresse da Sofri.

Lei si è sempre detto «amico di Sofri perché convinto della sua innocenza». Non ha mai avuto dubbi in tutti questi anni sulla questione?

Neanche mezzo. Sono intimamente e psicologicamente sicuro che Sofri non abbia dato ordine di uccidere il commissario Calabresi. Sofri si prese una tremenda responsabilità nella campagna contro il commissario, campagna condivisa dalla stragrande maggioranza della sinistra italiana. Io all’epoca ero dall’altra parte.

Ha sempre parlato di una condanna senza prove. La vicenda Sofri rappresenta un fallimento della giustizia italiana?

Sì, è l’illustrazione più chiara di una falla nel sistema giustizia. Sofri è stato condannato sulla base di un iter giudiziario profondamente bacato.

Sofri incarna anche un valore simbolico ‘altro’?

E’ l’esemplificazione dell’assunzione di responsabilità di un italiano: non è mai fuggito né si è fatto scudo dietro posizioni politiche attirando verso la sua persona la solidarietà di tanta gente come l’avversione di una certa Italia politica. Sofri è un esempio straordinario di rigore psicologico. Si è fatto 9 anni o più di carcere, poi è uscito per una malattia gravissima e in fine la semilibertà. Arrestato a 50 anni, è uscito a 70: Sofri è un esempio di simpatia verso il gioco della giustizia. A suo carico resta la responsabilità morale, che lui stesso ha ammesso, mentre dall’altra parte c’è il mancato accertamento della morte di Pinelli: penso che la vicenda si possa definire come un pasticcio di Stato.

Lo ha sentito?

Sì, mi ha chiamato per darmi la notizia, aggiungendo che gli sono stati calcolati 12 giorni in più rispetto a quelli che gli rimanevano da scontare.

Come l’ha trovato?

Sofri è un uomo molto sobrio, sicuro e diretto e questo lo si può notare in tutte le cose che dice o scrive. E’ un uomo piegato dalla vita, dalla recente perdita della compagna ma a dargli forza è l’amore per la famiglia, i figli, le piante, la cultura. Non ha rancori, è sereno.

Mario Calabresi, figlio commissario Luigi Calabresi e direttore de La Stampa, domani dovrebbe dare la notizia?

Assolutamente sì. Dovrà dare la notizia con la schiettezza e la naturalezza che da sempre ha mostrato rispetto a quanto accaduto.

Lucio Filipponio

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Riguardo l'Autore

2 commenti

  1. Paolo Italo Enrico Pazzi on

    Su quest’argomento da sempre la penso come Goiliano Ferrara, sono convinto dell’innocenza di Adriano Sofri. Mi auguro che la verita’ venga a galla quanto prima anche se nulla potra’ ripagare Sofri per la violazione della sua liberta’

  2. Giuseppe Cecci on

    sono da sempre d’accordo con Ferrara che al tempo era sù un’altra sponda…… e sono perplesso che non si sa cercata la verità sul suicidio-omicidio di Pinelli che da solo avrebbe scavalcato un davanzale in questura il pericolosissimo anarchico fu lasciato solo!!!!!

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