venerdì, 7 Maggio, 2021

Giulio Regeni, l’ultimo schiaffo di Al Sisi all’Italia

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L’ultimo sberleffo all’Italia è arrivato da Al Sisì martedì 30 dicembre. Dopo la richiesta della magistratura italiana di processare quattro ufficiali dei servizi segreti egiziani per il rapimento, la tortura e l’uccisione di Giulio Regeni, l’Egitto non solo la ha respinta negando l’informazione del domicilio degli interessati così da impedirne la notificazione, ma la ha ridicolizzata definendola frettolosa e priva di fondamento. Nonostante le testimonianze raccolte dalla Procura di Roma che hanno permesso di ricostruire gli ultimi giorni di vita dello studente ricercatore friulano che hanno permesso di identificare il luogo e l’ edificio dei servizi segreti egiziani dove Giulio venne condotto nei giorni successivi al sequestro per poi essere torturato fino all’uccisione, la versione degli inquirenti egiziani, notoriamente al servizio del regime di Al Sisì continua a sostenere la tesi di un omicidio compiuto da delinquenti comuni. Giulio Regeni secondo questa teoria che scagiona da ogni responsabilità l’ apparato militare del Presidente egiziano sarebbe stato sì controllato per la sua attività dai servizi ma addirittura eliminato da elementi criminali contrari al Governo per rovinare le relazioni tra Roma e Il Cairo. Una ricostruzione fantasiosa non suffragate da nessuna prova e fatta apposta per sollevare le responsabilità degli 007 dello Stato. Questa è stata l’ultima tappa di una presa in giro che da ormai cinque anni viene fatta ai danni non solo dei genitore e degli amici di Giulio che pretendono la verità su quanto accaduto ma anche alla dignità e al ruolo del nostro Paese. È anche uno schiaffo alla nostra rappresentanza diplomatica che in questi anni ha continuato a raccomandare prudenza convinta che ciò significasse arrivare a una soluzione del caso che potesse individuare i responsabili dell’ orrendo delitto.

 

Ma anche una delegittimazione dell’ Italia e dei suoi massimi rappresentanti istituzionali. Gli incontri e le missioni del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio in proposito si sono rivelati inutili se non addirittura controproducenti visto le risposte ottenute . Le rassicurazioni più volte fornite dallo stesso in Parlamento si sono rivelate prive di fondamento. A livello politico il Governo italiano si è rivelato debolissimo come anche è stato dimostrato dall’ultima telefonata di qualche giorno fa del Premier Conte con Al Sisì in cui oltre a riconfermare la cooperazione economica tra i due Paesi (del resto ben ribadita dalla vendita di due fregate da guerra all’ Egitto) sul caso Regeni si sono avute le solite generiche dichiarazioni di buona volontà. In questa situazione anche l’ intervento recente del Presidente della Camera Roberto Fico di considerare chiusi per protesta i rapporti tra il Parlamento italiano e quello egiziano, pur encomiabile, appare di non grande valenza rispetto alla gravità delle cose. Ci si sarebbe attesi un gesto più forte da parte del Governo con il richiamo dell’ Ambasciatore, un gesto richiesto anche dai genitori di Giulio Regeni, un gesto che almeno avrebbe restituito un po’ di dignità al nostro Paese. Invece si è preferito investire il Parlamento europeo della questione ricavandone una purtroppo inutile dichiarazione di principio o restituire le onorificenze a Macron che ha incontrato con tutti gli onori il Presidente egiziano. Del resto il Mediterraneo, dove recitavamo un tempo un ruolo di primo piano è diventato la cartina di tornasole della debolezza e della insufficienza della nostra politica estera. E il caso di Giulio Regeni ne è la palese testimonianza. Una ulteriore stoccata al Governo italiano l’hanno inferta ieri i genitori di Giulio annunciando che denunceranno l’Esecutivo di Conte per aver venduto armi all’Egitto, contravvenendo la norma che vieta questo commercio con “i Paesi che violano palesemente i diritti umani”.

 

Alessandro Perelli

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