lunedì, 10 Maggio, 2021

Giuseppina Lai
Investire sui giovani per assicurare un futuro al Paese

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Le giovani generazioni sono allo sbaraglio, la miopia mostrata dalla politica, li sta sistematicamente marginalizzando e privando di un futuro di opportunità e di reale crescita –

Lo studio sul fenomeno giovanile nella società odierna ci restituisce dati sconfortanti; sia che l’analisi si concentri sulla dimensione lavorativa o sull’istruzione, quello che emerge è il ritratto di un’ Italia che, negli ultimi anni, ha mostrato scarsa lungimiranza nel trattare le politiche giovanili.

La crisi generazionale che interessa il nostro Paese, è molto grave;
la dice lunga l’indicazione sulla dispersione scolastica, sullo scarso accesso all’università, sul numero allarmante di ragazzi che non studiano e non lavorano, ed il dato sulla disoccupazione giovanile che si attesta ,ormai, al 30%.
E’ tempo di cambiare rotta; un Paese che non scommette sui giovani è destinato a retrocedere, e ad uscire rapidamente dalla competizione con realtà che, già da tempo, hanno fatto la scelta coraggiosa di investire sulle nuove generazioni.

Al clima di incertezza dettato dal susseguirsi di crisi economiche, a partire dal 2008, si è aggiunto, nell’ultimo biennio, l’evento imprevisto della pandemia.
Nell’immediato, il Governo ha messo in campo azioni straordinarie di supporto agli esercizi commerciali ed alle fasce sociali più penalizzate;
aiuti che hanno tamponato il disagio nell’immediato e ci hanno tenuti momentaneamente a galla, ma quando saremo fuori dallo stato di emergenza, ci troveremo inevitabilmente a fare i conti con un tessuto sociale minato dalle diseguaglianze, attività che non hanno superato la crisi e non sono state in grado di riaprire, con la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro, e con un Paese da far rinascere.

La forza e l’energia dei giovani, largamente sottoutilizzata fino ad oggi, può rivelarsi il vero motore trainante per una ripartenza che si preannuncia irta di difficoltà.

Non dimentichiamo che l’enorme debito pubblico, accumulato in decenni di crescita incerta, graverà proprio sui nostri figli;
se non saranno in grado di fronteggiare le difficoltà che li attendono, e restituire stabilità alla nostra economia, l’Italia continuerà ad essere un Paese in balia di una crisi cronica e di un’interminabile austerità.

Abbiamo, dunque, un’enorme responsabilità, ma non basta averne consapevolezza, dobbiamo agire, ora, elaborando progetti coraggiosi che mettano le giovani generazioni al centro del processo di rinascita e ricostruzione del Paese; soprattutto alla luce dei fondi ingenti in arrivo dalla next generation UE e del messaggio chiaro di un’Europa, che indica come prioritarie, riforme in grado di far ripartire in fretta l’economia.

E’ d’obbligo una profonda riflessione su temi alti come quello della formazione;
i giovani debbono essere in grado di affrontare un mercato del lavoro in continua trasformazione, la scuola deve garantire l’acquisizione di nuove competenze ma anche predisporre alla forte richiesta di flessibilità, che è l’elemento più caratterizzante nel nuovo mondo dell’occupazione, dopo quello della professionalità specializzata.

Affiancare alla teoria l’esperienza sul campo, stimola nel giovane, la consapevolezza delle proprie capacità, delle attitudini, e ne facilita il futuro inserimento in un contesto lavorativo; l’alternanza scuola-lavoro deve essere implementata ed incoraggiata, poiché va nella giusta direzione.

L’istituzione del servizio sociale obbligatorio retribuito potrebbe in parte colmare la carenza di forza lavoro di cui soffre il comparto, ed, al contempo, intervenire sulla crescita di senso civico ed umana in intere generazioni.

Quello della scarsa socializzazione è un aspetto che non va trascurato; le opportunità di incontro ed esperienza che un impegno nel sociale offre, allontana lo spauracchio dell’emarginazione e di tante patologie psichiatriche che ne sono conseguenza;
lo stato d’animo dei giovani di oggi, deve essere oggetto di un’accurata analisi da parte della politica, poiché è dal suo evolversi che dipenderà la forza e la dignità della società futura. E’ necessario correre ai ripari con azioni mirate a coinvolgere i giovani in questa delicata fase di ricostruzione, a responsabilizzarli abbandonando quell’atteggiamento iperprotettivo che tende ad isolarli ed estraniarli dalla realtà.

Restituire ai giovani la possibilità di realizzarsi nel mondo del lavoro è prioritario;
sono necessari interventi drastici di semplificazione di una burocrazia che spesso non premia il coraggio e la creatività, e ostacola, con mille passaggi contorti, lo sviluppo di quelle imprese che potrebbero contribuire a dotare la nostra economia di un futuro prospero.
Passaggi meno farraginosi ed una fiscalità più leggera e snella, sono obiettivi da raggiungere nel breve periodo, se vogliamo davvero porre un freno alla dispersione di energie vitali, alle fughe di professionalità, che indeboliscono il Paese e scoraggiano l’entusiasmo di chi è determinato a veder realizzati i propri sogni.

Al vigore ed alle capacità acquisite delle nuove generazioni, deve essere garantito un ritorno occupazionale, adeguatamente retribuito, aggiungerei; solo così l’investimento sulla formazione può trasformarsi in strategia vincente per l’intera comunità, traducendosi in ricchezza economica prodotta e conseguente crescita e benessere sociale.

Riconsiderare il tema della rappresentanza dei giovani nelle istituzioni, e rafforzare il loro ruolo nella definizione delle politiche che li riguardano, è prioritario;
anche in considerazione di un forte arricchimento che questa è in grado di apportare in temi peculiari su cui i giovani mostrano una spiccata sensibilità, giustizia sociale, rivoluzione digitale, salvaguardia del pianeta.

La profonda riflessione avviata dalle consulte e dai forum giovanili, negli ultimi anni, deve diventare parte integrante della discussione politica, ed innestarsi nella progettualità e nelle riforme che saranno avviate, al fine di attivare politiche realmente virtuose per le nuove generazioni, e dotare di basi più solide quello sviluppo sociale ed economico cui dobbiamo puntare come Paese, per non soccombere.

La politica è un esercizio di responsabilità prima ancora che di potere, ed
oggi, come mai prima d’ora, tale responsabilità va rivolta alle nuove generazioni, poiché è da loro che dipende il futuro di tutti; quell’atteggiamento di protezione mostrato finora, deve necessariamente tramutarsi in un’offerta di opportunità che metta fine alla passività ed inneschi la voglia di crescere e di intervenire attivamente nel processo di riavvio di un’economia che aspira alla solidità ed alla sostenibilità.

E’ questo il momento di scegliere quale futuro vogliamo per l’Italia, è fondamentale dunque, proprio ora che la storia ci sta dando l’opportunità di riprogettare il Paese, rimettere il futuro nelle mani di chi ne sarà protagonista.
La fine di questa guerra deve trovarci pronti a ripartire, ma solo mettendo a sistema ogni risorsa, prima tra tutte una progettualità lungimirante, potremo sperare di farcela.
Il contributo delle giovani generazioni, in questa fase, è determinante, così come deve esserlo ogni azione della politica volta a mettere i ragazzi di oggi nella condizione di esser pronti ad operare nel mondo in continuo divenire, che li attende.

 

Giuseppina Lai

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