martedì, 15 Giugno, 2021

GIUSTO PROCESSO

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L’obiettivo per la Ministra della Giustizia è “intervenire sui tempi del processo penale anche per contenere i rischi che il processo si trasformi in un anticipo di pena, quanto meno sul piano sociale”.
“Se non accetteremo di cambiare le nostre abitudini e il modo di svolgere i nostri compiti istituzionali e professionali, e opporremo resistenze ai cambiamenti, mancheremo gli obiettivi richiesti dalla Commissione e l’Italia dovrà restituire l’imponente cifra che l’Europa sta per immettere nella vita economica e sociale del Paese”, questo l’appello della Guardasigilli Cartabia si appella a tutte le forze, anche quelle fuori dal Parlamento per riformare la Giustizia, un tentativo che da parte dell’ex Ministro Bonafede è stato risolto con una ‘tagliola’ ai tempi e alla Giustizia finendo per andare anche contro la ‘sotituzione più bella del mondo’, tirando via uno dei suoi cardini: la prescrizione.
Però su una giustizia dai tempi rapidi, insiste la ministra cercando di tenere insieme le opposte fazioni, “dovrebbero convergere gli interessi e l’impegno tanto dei cosiddetti giustizialisti, quanto dei cosiddetti garantisti”. Perché i tempi lunghi frustrano la domanda di giustizia e violano le garanzie.
Sembra quindi pronta ad essere cestinata la riforma di Bonafede. Al momento però c’è da mettere d’accordo e trovare una quadra tra i gruppi.
La commissione ministeriale guidata dall’ex presidente della Consulta Giorgio Lattanzi parla di due ipotesi alternative in vista della riforma penale. La prima: il decorso della prescrizione si interrompe per due anni dopo la condanna di primo grado e per un anno dopo quella d’appello; se entro quelle scadenze non arrivano le sentenze, la sospensione cessa e il calcolo riparte comprendendo il periodo in cui s’è interrotta. La seconda: la prescrizione scompare dopo l’esercizio dell’azione penale, ma se i processi non si concludono entro tempi prestabiliti non si procede oltre; in pratica si prescrive il processo, e non più il reato.

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