venerdì, 14 Maggio, 2021

Golpe in Myanmar, San Suu Kyi : “Rispondere e protestare”

4

Ore di tensione in Myanmar, dove la televisione militare ha annunciato che l’esercito ha preso il controllo sulla base della Costituzione (da lui stesso scritta) che gli permetterebbe di farlo “in tempi di emergenza nazionale”.
Dopo pochi anni di democrazia, il paese fa così un salto indietro nel passato. Lo stato di emergenza è stato dichiarato per un anno. Tutti i poteri sono stati trasferiti al generale Min Aung Hlaing, capo delle forze armate e la presidenza ad interim affidata al generale Myint Swe, che era uno dei due vicepresidenti in carica. Le linee telefoniche sono interrotte, internet funziona a singhiozzo e i soldati sono visibili nelle strade sia di Yangon che della capitale Naypiytaw. I militari hanno intanto promesso che fra un anno saranno organizzate nuove elezioni ‘libere e giuste’ e un trasferimento dei poteri. In un comunicato diffuso su Facebook si legge: “Costruiremo una vera democrazia multipartitica”.
Le voci circolate nei giorni scorsi di un possibile golpe si sono avverate. La 75enne Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace e di fatto leader del paese dal 2015 dopo anni di isolamento, si trova agli arresti così come altri 45 politici. In novembre la sua Lega nazionale per la democrazia aveva ottenuto un’ampia maggioranza nei due rami del Parlamento, un risultato elettorale contestato dalla formazione appoggiata dall’esercito. I militari avevano minacciato di intervenire se le accuse di brogli non fossero state chiarite ma la commissione elettorale non ha trovato prove di gravi irregolarità.
In una dichiarazione di Aung San Suu Kyi, diffusa dal suo partito, si legge: “Esorto la popolazione a non accettarlo, a rispondere e a protestare con tutto il cuore contro il colpo di Stato dei militari”.
La mossa delle forze armate è stata subito condannata sul piano internazionale. Il nuovo segretario di Stato statunitense, Anthony Blinken, ha chiesto il rilascio di tutti gli esponenti governativi e membri della società civile (fra gli altri artisti e capi della rivolta studentesca del 1988) finiti in carcere e ha dichiarato di appoggiare: “Le aspirazioni alla democrazia, alla libertà, alla pace e allo sviluppo del popolo birmano”.
Ferma condanna dell’accaduto è stata espressa anche dal segretario generale dell’ONU Antonio Guterres e dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel. Anche la Svizzera ha preso posizione: “Il DFAE sostiene le aspirazioni del popolo del Myanmar per la democrazia, la pace e lo sviluppo e invita l’esercito a invalidare immediatamente le sue azioni”.
La ministra degli Esteri australiana, Marise Payne, ha dichiarato: “Chiediamo ai militari di rispettare lo stato di diritto, di risolvere le controversie attraverso meccanismi legali e di rilasciare immediatamente tutti i leader civili e altri che sono stati detenuti illegalmente”.
Anche il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha auspicato una risoluzione pacifica della crisi, mentre la Farnesina ha condannato l’ondata di arresti, chiedendo con un comunicato ufficiale, “l’immediato rilascio di Aung San Suu Kyi e di tutti i leader politici arrestati”.
Nella nota del ministero degli Esteri italiano, c’è anche scritto: “La volontà della popolazione è chiaramente emersa nelle ultime elezioni e va rispettata. Siamo preoccupati per questa brusca interruzione del processo di transizione democratica e chiediamo che venga garantito il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali”.
La costituzione birmana, retaggio del passato, garantirebbe all’esercito grandi poteri (fra l’altro il 25% dei seggi in Parlamento e ministeri chiave come quello della difesa) anche dopo la transizione democratica che ha fatto seguito a mezzo secolo di governo militare. Aung San Suu Kyi ha quindi sempre dovuto tenere conto dei generali e anche sul piano internazionale ne aveva difeso l’operato nella campagna contro i Rohingya, considerata a livello internazionale un genocidio.
Lunedì scorso (ieri), avrebbe dovuto iniziare la prima sessione parlamentare dopo il voto di novembre.
Invece, alle 5 del mattino è stata arrestata assieme al presidente U Win Myint e ad altri leader della Lega Nazionale per la Democrazia, poche ore prima della cerimonia di apertura del nuovo Parlamento, che si sarebbe dovuta tenere nella nuova capitale del Myanmar, Nayipydaw.
La storica giornata avrebbe dovuto formalizzare i risultati delle elezioni dello scorso 8 novembre, quando la NLD di Aung San Suu Kyi aveva ottenuto l’83 per cento dei seggi disponibili. Risultato contestato strumentalmente dai militari per preparare il golpe.

Salvatore Rondello

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

4 commenti

  1. Avatar
    Mario Mosca on

    Io non mi straccerei le vesti per la signora Aung S.S.K. la quale, resasi complice, se non protagonista attiva di un genocidio, ha dimostrato di essere l’altra faccia della stessa medaglia, quella dell’oppressione dei popoli.

    Saluti,
    Mario Mosca.

  2. Avatar
    Salvatore Rondello on

    Gentile Mario Mosca,
    non è mia abitudine stracciarmi le vesti per nessuno. Il problema è che in molti Paesi del mondo, e tra questi la situazione del Myanmar potrebbe essere un caso emblematico, non si riesce a costruire la democrazia. Questo problema è diventato sempre più preoccupante in questo particolare momento storico in cui le democrazie, anche le più consolidate nel tempo, rischiano di implodere, anche per effetto della crisi economica in atto. Non si può ignorare tutto questo che impone una grande attenzione ed una visione più ampia del futuro.
    Grazie per le Sue apprezzabili osservazioni.
    Cordiali saluti.

    Salvatore Rondello

  3. Avatar

    Gentile Salvatore, buonasera.
    Non mi riferivo a Lei in particolare ma alle reazioni di buona parte della “comunità internazionale.”
    Quanto alla democrazia, in linea di principio nulla da obbiettare, in termini più terra terra potremmo trascorrere ore cercando di analizzare cosa esattamente essa sia, se sia esportabile o applicabile ovunque allo stesso modo e se valga la pena sacrificare al suo altare i diritti umani, come nel caso dei Rohingya.
    Non mi piacciono i militari ( sono un obbiettore di coscienza ) e ancor meno le dittature militari. Allo stesso modo non mi interessa difendere chi per il potere, personale o della democrazia, ha accettato il compromesso coi generali e ha chiuso un occhio, anzi due, su un genocidio. Meno ancora se quel “chi” è un premio Nobel per la Pace.

    Cordiali saluti,
    Mario.

  4. Avatar
    Salvatore Rondello on

    Gentile Mario Mosca,
    non è mia abitudine stracciarmi le vesti per nessuno. Il problema è che in molti Paesi del mondo, e tra questi la situazione del Myanmar potrebbe essere un caso emblematico, non si riesce a costruire la democrazia. Questo problema è diventato sempre più preoccupante in questo particolare momento storico in cui le democrazie, anche le più consolidate nel tempo, rischiano di implodere, anche per effetto della crisi economica in atto. Non si può ignorare tutto questo che impone una grande attenzione ed una visione più ampia del futuro.
    Grazie per le Sue apprezzabili osservazioni.
    Cordiali saluti.

    Salvatore Rondello

Leave A Reply