domenica, 28 Novembre, 2021

Governo-sindacati, nessun accordo sulle pensioni

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Ieri, l’incontro fra Governo e sindacati non è andato bene e, se oggi il Consiglio dei ministri non cambierà nulla, i sindacati decideranno iniziative di lotta.
In sintesi, questo è il risultato della riunione di ieri sera a palazzo Chigi sul ddl di bilancio, che dovrebbe essere varato domani.
Oggi il Governo incontrerà anche i sindacati europei e mondiali, a margine dei lavori del G20, ma sarà un incontro puramente formale, non negoziale.
Draghi ha detto fermamente sulle pensioni: “Dal contributivo non si torna indietro”.
Ma questo non irrita i sindacati. Il segretario della Cgil Maurizio Landini ha attaccato su altre questioni: “Il Governo pensa a una crescita che farà tornare il Pil ai livelli pre pandemia dalla fine del primo semestre 2022. Questa crescita non può creare lavoro precario. Il sistema contributivo per le pensioni si regge solo se si pone fine alla precarietà del lavoro”.
Pierpaolo Bombardieri (Uil) rimarca che il Governo non ha fatto scelte neppure sulla destinazione degli 8 miliardi di tagli alle tasse. Secondo la Uil: “L’intenzione del Governo è di lasciar decidere le Camere sulla ripartizione tra imprese e dipendenti”. Uno dei sindacalisti presenti alla riunione, ha affermato: “Per assurdo, potrebbero anche decidere di dare tutti i soldi alle imprese”.
Anche il leader della Cisl Luigi Sbarra ha parlato di iniziative del mondo del lavoro, sottolineando che 3 miliardi per gli ammortizzatori sociali sono troppo pochi.
Secondo i presenti alla riunione, Draghi è sembrato ‘irritato’ dalla linea ferma dei sindacati, tenuto anche conto che le forze politiche che sostengono Draghi non hanno trovato un accordo.
Il Presidente del Consiglio ha lasciato la riunione anzitempo per degli impegni. Il ministro per la Pubblica amministrazione Brunetta ha reso noto che i contratti pubblici si chiuderanno entro l’anno.
Per quanto riguarda il capitolo pensioni, i sindacati hanno confermato che il governo pensa di prorogare ‘Opzione donna’ e di estendere l’Ape sociale ad altre categorie di lavori gravosi, stanziando 600 milioni.
L’esecutivo non ha fatto cenno ad ipotesi di ‘Quota 102’ o ‘Quota 104’ circolate nei giorni scorsi.
Per Cgil, Cisl e Uil le due misure sono positive ma largamente insufficienti rispetto alla riforma che sarebbe necessaria dopo la fine della sperimentazione di ‘Quota 100’.
Insufficienti anche i 3 miliardi per gli ammortizzatori sociali, che non bastano secondo i sindacati a fare una vera riforma del sistema.
Grave la mancanza di risorse per la legge sulla non autosufficienza. Positiva, invece, la garanzia data dal ministro della Pa Renato Brunetta che i contratti del pubblico impiego si chiuderanno entro l’anno nonché il rafforzamento con 2 miliardi del fondo sanitario nazionale.
Secondo quanto si apprende da diverse fonti di governo si starebbe cercando di chiudere in queste ore il testo per portarlo domani alla riunione che dovrebbe varare anche la manovra.
“Il percorso sarà graduale, ma si tornerà al sistema ordinario delle pensioni disegnato dalla legge Fornero”. Mario Draghi lo ha ribadito al tavolo con i sindacati convocato ieri Palazzo Chigi, a quarantotto ore dal varo della manovra, attesa in Consiglio dei ministri giovedì.
Sarebbe stata questa la doccia fredda, che ha fatto salire la tensione. Cgil, Cisl e Uil chiedevano una riforma complessiva delle pensioni. I toni si sono inaspriti soprattutto quando, dopo poco meno di due ore il premier, ha lasciato il tavolo per un altro impegno, affidando il confronto ai suoi ministri. Non sono bastate le rassicurazioni sul percorso graduale di uscita da Quota 100 e neanche l’annuncio della proroga di un anno di Opzione donna e dell’Ape social, con estensione ad altre categorie di lavori gravosi. I sindacati vedono ‘luci e ombre’, ma sentenziano che l’incontro non è andato bene: non c’è accordo sulle pensioni ma anche sugli ammortizzatori sociali e sul taglio delle tasse, che temono sbilanciato in favore delle imprese. Dopo il varo della legge di bilancio, valuteranno le modalità di una ‘mobilitazione’. Non c’è ancora la quadra sulla manovra di Draghi. I rapporti sono tesi con i sindacati e il braccio di ferro prosegue anche nella maggioranza. Si tratta sul meccanismo che sostituirà Quota 100, ma i partiti litigano pure su come usare gli 8 miliardi a disposizione per il taglio delle tasse: sarà deciso nel corso dell’iter in Parlamento della legge di bilancio.
Quanto ai sindacati, all’uscita da Palazzo Chigi, dopo tre ore di confronto prima con Draghi, poi con i ministri Franco, Orlando e Brunetta, le parole sono assai dure. Luigi Sbarra della Cisl ha parlato di grandi insufficienze e squilibri, per effetto del mancato dialogo con le parti sociali. Secondo Sarra: “le misure sono largamente insufficienti sia per le pensioni, che per gli ammortizzatori sociali e per la non autosufficienza. Pierpaolo Bombardieri della Uil e Maurizio Landini della Cgil hanno sostenuto: “Non bastano soli 600 milioni non è una riforma degna di questo nome. Se giovedì il governo confermerà questa impostazione valuteremo iniziative unitarie di mobilitazione”.
Ma il governo non può cambiare i saldi della manovra, già indicati a Bruxelles con il Dpb. Il ministro Renato Brunetta, dopo l’uscita di Draghi ha provato a fare da mediatore, in una riunione in cui i toni si sono sempre più accesi, spiegando che porterà al premier la valutazione di alcuni aspetti concreti, senza escludere neanche nuovi incontri.
Quante volte, in passato, per i problemi di Bilancio o per rilanciare l’economia, i sindacati hanno firmato accordi non entusiasmanti pur di mantenere un ragionevole equilibrio di sostenibilità guardando al futuro e non solo al presente?
Oggi pesano sui giovani la cosiddetta ‘quota 100’ ma anche il reddito di cittadinanza. E che dire di tutti quei lavoratori che sono andati in pensione con quote ampiamente superiore a quota cento?
Ma anche l’evasione ed elusione contributiva sono mali da combattere. Allo stesso tempo bisogna preoccuparsi anche di una ripresa economica che crei nuovi posti di lavoro, ma anche di un sistema del mercato del lavoro che incentivi l’impiego regolare dei lavoratori non occupati.
Auspichiamo che la ragionevolezza delle parti arrivi alla definizione di accordi che siano quanto di meglio perseguibile, correggendo quelle storture presenti nel mercato del lavoro, causate da scelte errate fatte durante gli ultimi governi che hanno preceduto l’attuale governo guidato da Draghi.

 

Salvatore Rondello

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