venerdì, 14 Maggio, 2021

Grancio: «Un pensiero forte per un’altra visione di città»

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Ufficializzando l’adesione della Consigliera di Roma Capitale, Cristina Grancio, al Partito Socialista Italiano alla presenza del segretario romano, Andrea Silvestrini, e della presidente, Giovanna Miele, e salutata dal segretario nazionale, Enzo Maraio, ritorna una rappresentanza autonoma del PSI in Assemblea capitolina.
Grancio, architetto, funzionario Ater, già molto critica verso la gestione Cinquestelle «troppa inadeguatezza e inesperienza», riporta in Campidoglio le insegne socialiste «un pensiero forte e di sinistra ed un partito con una lunga e grande storia».
L’Avanti! on line l’ha brevemente intervistata.

Cristina Grancio, quali le ragioni della scelta di aderire al Partito Socialista Italiano e riportare in Campidoglio il suo simbolo e idee? Abbandonato il Movimento 5 Stelle, hai aderito al Gruppo misto, ma cosa ti ha deluso della gestione amministrativa del monocolore M5S?

Le ragioni di questa mia scelta sono legate alla consapevolezza che Roma ha bisogno di idee e programmi, tutti da declinare concretamente. Un pensiero forte che ho ritrovato nel Partito Socialista Italiano.

Quello che, invece, non è successo con il Movimento 5 stelle: quando l’azione concreta per la città non è supportata da un’idea, direi anche un’ideologia, attorno cui si costruisce un progetto ed una visione da tradurre in pratica, le conseguenze, con in più l’inesperienza, purtroppo si vedono.

Il M5S ha avuto successo partendo da una giusta protesta contro le gestioni precedenti della Capitale e prefigurando un’idea di grande cambiamento e di trasparenza, ma poi, arrivato alla guida del Campidoglio, si è restati soltanto a gestire il malessere con interventi spezzettati e discontinui. E pur comprendendo le difficoltà di amministrare una grande città, spesso è rimasta solo la demagogia.

Quindi, ritengo che a Roma debba esserci e metterci la faccia un partito serio e con una lunga e grande storia nel nostro Paese, che sta dalla parte dei cittadini, particolarmente vicino ai più deboli e dei lavoratori. Ma che promuova anche azioni concrete per la città ed i ceti produttivi con un proprio, autonomo punto di vista. Questo partito è per me il PSI, con l’idea socialista e di sinistra che mi rappresenta pienamente e che rappresenterò in Campidoglio.

Quale il tuo percorso, e come hai iniziato a avvicinarti al PSI?

Ho iniziato a impegnarmi dal basso, attorno al 2003, nel Comitato di quartiere e svolgendo un’azione politica nel territorio. Mi sono resa conto nell’attività quotidiana dei tanti problemi di Roma che bisogna affrontare e, da qui, la necessità di declinarli in una chiave sociale a favore delle persone comuni, dei nostri concittadini. Avevo, quindi, un’idea progressista.

Poi, ancor più da consigliera comunale, occupandomi particolarmente dei problemi urbanistici e vedendo le difficoltà obiettive della giunta e l’inadeguatezza nell’affrontare i temi chiave, mi sono sempre più spostata a sinistra. Era quindi naturale l’incontro con il PSI.

Aggiungerei che Roma, che spesso è stata un laboratorio politico anche nazionale, non ha funzionato per il M5S ed appena entrati nel Palazzo, nel centro del Potere, quel che si poteva e doveva fare non è stato fatto. Sentivo la necessità di mantenere la coerenza con le mie idee, quindi ho fatto una scelta conseguente per il Partito socialista.

Quali problemi hai riscontrato e cosa è mancato in questi anni di Amministrazione Raggi e in Assemblea capitolina? Per la prima volta a Roma un unico movimento-partito conquista la maggioranza assoluta in Consiglio con una messe di voti alla sindaca mai registrata prima, con tutte le leve del potere a disposizione, ma i risultati, dopo un mandato, appaiono a dir poco modesti.

In effetti, si credeva che un consenso così grande potesse essere sufficiente per cambiare tutto, ma questo, si è visto, non era supportato da una vera visione di città.
Si sono messe in campo semplicemente delle azioni molto spezzettate. C’è sicuramente stata una pressione enorme, quasi eccessiva e aggressiva sul nuovo vertice del Campidoglio. La sindaca si è trovata in grande difficoltà, di fatto senza una reale autonomia. E soprattutto con un Gruppo consiliare non in grado di affrontare la situazione, senza la necessaria esperienza, e spesso gestito e strumentalizzato.

Questo in chiave di direzione e azione politica, ma direi che è mancata la declinazione amministrativa sulle reali necessità di Roma e delle scelte da operare, dall’urbanistica alla mobilità, alla questione molto seria del diritto all’abitare.
Aggiungerei, poi, un altro grande tema: il cambiamento climatico. Roma dovrebbe e deve essere in grado di rispondere alle sfide del cambiamento climatico con azioni concrete dirette al suo contrasto, iniziando prima di tutto a rispettare i vincoli ambientali già esistenti sul nostro territorio. Ovviamente ciò non basta e vanno studiate strategie specifiche che investano tutti gli ambiti tematici di questa città. Purtroppo, anche su questo fronte, nulla di concreto è stato fatto da questa amministrazione.

Parliamo, in particolare, della cosiddetta ’emergenza casa’- Cosa pensi? E come è stata gestita dal Comune?
Una delle pecche più gravi, a mio avviso, è stato il non aver nemmeno capito cosa e quale fosse l’emergenza abitativa della Capitale. In Giunta si sono ingarbugliati sin dall’avvio della nuova amministrazione tra che cosa è l’emergenza e che cosa è il disagio abitativo strutturale con tante persone e famiglie in difficoltà: due questioni e concetti totalmente differenti.

E, non avendo chiara la distinzione, han pensato di poter gestire il tutto con il ricorso al privato, direi anzi con un forte contributo del privato.

Io, invece, ritengo che per affrontare la vera emergenza abitativa debba intervenire con forza il Pubblico, la Pubblica amministrazione, supportando e gestendo concretamente la situazione. E’ poi da vedere e valutare con attenzione e cautela la cosiddetta “fascia grigia” del diritto all’abitare.

La questione urbanistica, l’attenzione al territorio, ad inizio del mandato della sindaca, sembravano al centro di un radicale cambio di approccio rispetto al centro sinistra e al centro destra, ma poi?

Sì, allargando il discorso, direi che tutto il dossier dell’urbanistica è stato gestito senza un volante, quasi del tutto senza una guida. Di fatto non affrontato, a differenza di quel che era stato annunciato.
E così, pian pianino, sebbene si fosse partiti dall’idea di “zero consumo suolo” – e qui penso alla vicenda dello stadio della Roma o la questione Olimpiadi sempre legata all’aspetto del “suolo zero” -, invece si è poi passati ad essere stati “aggrediti” dal privato, con una quasi resa di M5S agli appetiti dei privati.
Non avendo una visione complessiva, ci si è limitati alla fine dire dei “sì”, invece dei “no” che non sono stati argomentati. E si è virata la questione urbanistica verso gli interessi del privato, piuttosto che verso l’interesse pubblico. L’amministrazione comunale ha lasciato il timone, imboccando quindi una direzione contraddittoria e, nei fatti, abbandonando il tema.

La mancanza di lavoro a Roma è una gravissima emergenza, e più che mai in questi tempi di Covid-19. Consigliera Grancio, come si dovrebbe intervenire?

Un tema enorme. L’emergenza sociale a Roma è acuita dall’emergenza lavorativa. E tutto è estremamente aggravato dalla vicenda della pandemia. Certo, anche prima della esplosione della questione sanitaria vi era una seria crisi occupazionale in molti segmenti produttivi.
In questa situazione di gravissima crisi, in questo dramma, però, Roma può e deve fare molto, giocando sui suoi punti di forza.
La nostra Capitale ha delle grandissime potenzialità: ad esempio, la cultura o l’agroalimentare. Il nostro è il più grande Comune d’Europa, quanto a proprietà di terreni e beni immobili. Sono settori strategici da potenziare fortemente in chiave di rilancio lavorativo ed economico.

Anzi, ho presentato due delibere in tal senso che, però, non sono state molto apprezzate dalla maggioranza Cinquestelle, ma che potevano essere utili. E aggiungerei, tornando al discorso dell’emergenza sociale e abitativa, che dovremmo davvero saper utilizzare e sfruttare il patrimonio immobiliare comunale.

A proposito di disagio occupazionale e sostegno alle fragilità, è in atto in questi giorni anche un polemico confronto tra Campidoglio, i sindacati ed il mondo associativo e della cooperazione sulle somme stanziate per le politiche sociali. I vincoli di bilancio degli Enti locali sono inevitabili, ma quale ‘nuovo welfare’ senza un reale cambio di passo?

Una questione complicata per la nostra metropoli. Comprendo le limitazioni e i vincoli di bilancio, molto gravosi, per noi, come per tutti gli altri Comuni italiani, ma come Roma Capitale e noi come PSI, bisogna sicuramente orientare e sostenere il più possibile e con determinazione le politiche e le azioni a favore dei nostri concittadini più fragili e deboli.

Sì, come tu dici, ciò è indispensabile per indirizzarci verso un nuovo sistema di welfare. E di cui c’è molto bisogno in questa crisi globale, con tante persone, specie famiglie, giovani e donne, a rischio del reddito.

Come Partito Socialista in Campidoglio, naturalmente anche qui spingeremo perché si dia la massima attenzione ai temi e alla questione sociale. E’ la nostra vocazione come forza di progresso: un intervento pubblico serio e coerente verso tutti coloro che sono in difficoltà e, soprattutto, intervenire nelle aree dove c’è più bisogno. Un dovere verso la nostra intera comunità cittadina.

 

Roberto Pagano

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