domenica, 9 Maggio, 2021

Grecia, dai rapporti turchi al Recovery Fund è centrale l’Ue

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La sua elezione nel 2019, con la vittoria di Nuova Democrazia, il partito di centro destra che aveva offuscato il carisma dell’allora Premier Tsipras, non aveva stupito viste le difficoltà economiche incontrate dalla Grecia e la lunga trattativa con Bruxelles per impedire il default e rimanere nell’Unione Europea. Ma Kyriakos Mitsotakis, europeista convinto, era atteso alla prova dei fatti dopo la vittoria elettorale. Bisogna dire che fino ad oggi ha mantenuto gli impegni presi ed ha anche ottenuto ,a livello internazionale, significativi riconoscimenti. Il primo paradossalmente giovandosi intellegentemente di un risultato ottenuto dal suo avversario interno sconfitto alle urne. Infatti, nonostante la sua campagna elettorale fosse incentrata anche sulla critica all’accordo che Tsipras aveva firmato con Zaev sul cambiamento del nome del Paese di Scopje in Macedonia del Nord che aveva aperto alla stessa le porte dell’adesione all’Unione Europea, una volta eletto Premier non lo aveva rinnegato scontentando magari una parte dei suoi consensi di destra ma guadagnandosi una credibilità internazionale che gli sarebbe stata preziosa più tardi. Quando per esempio, la Turchia approfittando della crisi libica aveva concluso un’intesa con Serraj che gli aveva permesso di estendere la sua influenza su vaste aree del Mediterraneo e solo grazie a un intervento dell’Unione Europea e in particolare della Francia,che aveva inviato anche degli armamenti per salvaguardare i diritti di Atene, Mitsotakis era riuscito a impedire le trivellazioni delle navi turche alla ricerca di risorse energetiche nelle acque greche e cipriote. Lo stesso patto di difesa aerea stretto, nelle ultime ore con Israele va in questa direzione. Ma il Premier ellenico sa, oggi, di poter contare su un’arma, quella del Recovery fund, che gli potrebbe permettere di fare un grande salto di qualità per il rilancio e la ripresa del suo Paese ancora nei guai per l’indebitamento e la svalutazione della sua moneta pagati per non uscire con il default dall’euro. Nel 2020 anche a causa della pandemia da coronavirus la produzione è scesa del dieci per cento e il rapporto debito/PIL ha superato il 200 per cento. Mitsotakis si è reso conto che i 31 miliardi che gli arriveranno con il Recovery fund sono un’occasione unica per invertire la rotta e realizzare le riforme indispensabili per risanare bilanci e economia e dare al popolo greco una concreta speranza di uscire dalle attuali difficoltà. II piano di utilizzo, che in questi giorni Atene ha inviato a Bruxelles, prevede come primo obiettivo la digitalizzazione nel settore pubblico, strumento indifferibile per renderlo competitivo e moderno. Poi vi sono vari progetti di transizione ecologica,iniziative per il lavoro, miglioramenti della rete elettrica nelle isole, dei servizi nelle aree turistiche, vero motore di introiti finanziari. L’obbiettivo è quello di incrementare la produzione industriale e di creare nuovi posti di lavoro per sconfiggere la piaga della disoccupazione e per creare nuove opportunità per i giovani. Kyriakos Mitsotakis sa bene che questo in corso sarà l’anno determinante per mantenere la fiducia che nel 2019 gli hanno assegnato. Come sa bene che che il turismo potrà continuare a essere ancora l’elemento più importante dell’ economia greca e per questo motivo, a livello europeo, ha proposto e si è speso, vincendo la sua battaglia, per un passaporto vaccinale (diventato oggi cerificato verde digitale) che servirà a muoversi nei Paesi aderenti all’Unione Europea. Dalle sue intuizioni e dai contenuti seri ed ambiziosi del Piano per l’utilizzo delle risorse finanziarie nero Recovery fund la Grecia può puntare a una reale ricostruzione.

Alessandro Perelli

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