lunedì, 14 Giugno, 2021

Grecia: si salva il governo Tsipras, per ora

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Atene ha vissuto un inizio di settimana molto turbolento dal versante politico, con il rischio della caduta del governo greco. Nel parlamento monocamerale ellenico si è discussa e approvata la mozione di fiducia sull’esecutivo guidato dal leader di Syriza, Alexis Tsipras.
Il premier aveva richiesto il voto di fiducia al parlamento, in seguito alle dimissioni, notificate il 13 gennaio, del ministro della Difesa Panos Kammenos, a capo del partito Anel (Greci Indipendenti), partner junior nel governo greco.
Kammenos, leader di un partito nazionalista e di destra, seppure in coalizione dal 2015 con Tsipras, ha lasciato l’incarico ministeriale per profonde divergenze relative alla storica controversia (risalente al 1991) della “Macedonia del Nord”: piccolo Stato della penisola balcanica nell’Europa sud-orientale, confinante con la Grecia ed ex repubblica della Jugoslavia.
Il parlamento della Repubblica di Macedonia, facendo seguito all’accordo firmato lo scorso giugno dal premier ellenico Tsipras e dal primo ministro macedone Zoran Zaev e dopo una consultazione referendaria molto discussa, ha approvato in via definitiva la riforma costituzionale che prevede il cambio del proprio nome in “Repubblica della Macedonia del Nord”.
In altre parole, lo Stato con capitale Skopje si chiamerà “Repubblica della Macedonia del Nord” e non più solo “Repubblica della Macedonia”.

L’ex ministro della Difesa greco, Kammenos è da sempre contrario a quest’accordo, in sintonia con le frange più nazionaliste dell’elettorato, che ritengono l’unica Macedonia esistente quella della Grecia settentrionale: per intenderci, il territorio nei dintorni di Salonicco, seconda città della Grecia per numero di abitanti e centro più importante della Macedonia “greca”.
Kammennos ha chiesto ai suoi sei deputati il voto contrario in Parlamento e le dimissioni dei rappresentanti al governo.

Tuttavia, Tsipras ha ottenuto la fiducia dell’Assemblea (seppure con numeri molto risicati, 151 voti su 300 deputati), grazie all’appoggio di alcuni membri del partito Anel, in dissenso dal loro leader e da un deputato della formazione di centrosinistra, Ta Potami.
Per quel che riguarda la compagine di governo, i rappresentanti di Anel come la ministra del Turismo Elena Kountoura, il viceministro dello Sviluppo agricolo Vassilis Kokkalis, il viceministro degli Esteri Terence Quick hanno dichiarato che non intendono dimettersi e continueranno a sostenere l’esecutivo, sino alla scadenza naturale della legislatura prevista per l’ottobre di quest’anno.
Dopo aver ottenuto la fiducia dal Parlamento, il premier Tsipras ha commentato soddisfatto: “Si tratta di un voto per la stabilità politica e la credibilità internazionale del Paese”.
Le prossime settimane saranno decisive, non soltanto per le sorti del governo e l’eventualità di elezioni anticipate, ma sopratutto perché potrebbe arrivare a conclusione la lunga querelle politica tra la Grecia e la Repubblica di Macedonia, con il conseguente ingresso di quest’ultima nell’Ue e nella Nato.
Questa decisione, com’è evidente, va oltre il mero dato nominalistico ma porta con sé numerose ripercussioni in chiave geopolitica che vede spettatori interessati potenze come la Russia di Putin e gli Stati Uniti guidati da Trump.

Non è un caso che proprio dalla Russia siano piovute aspre critiche riguardo all’accordo sulla Macedonia. Per Mosca, il riconoscimento della Macedonia rappresenta un complotto internazionale per allargare i confini della Nato, anche alla luce delle modalità con cui gli accordi di Prespa sono stati approvati a Skopje (al referendum consultivo ha partecipato solo il 37% della popolazione).
Nonostante ciò, la prossima settimana il premier Tsipras proporrà il voto parlamentare di ratifica di questo accordo storico.

Un voto positivo nel Parlamento greco (che richiede il supporto dei partiti dell’opposizione socialdemocratica), spianerebbe la strada all’ingresso della “Macedonia del Nord” nella Nato e poi nell’Unione Europea, chiudendo una disputa quasi trentennale che ha messo a dura prova, a causa del veto di Atene, la pazienza degli Usa e dell’Europa che auspicano una rapida ratifica dell’accordo.
Ma, in Grecia, a causa della debolezza della maggioranza, una nuova crisi di governo, su questo o sui prossimi temi, rimane sempre dietro l’angolo.

Paolo D’Aleo

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