lunedì, 18 Ottobre, 2021

Green pass, agire con responsabilità

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Leggo e sento in queste settimane molte affermazione di esponenti dei vertici sindacali nazionali e locali che si oppongono, con svariate motivazioni, all’adozione del green pass nelle fabbriche, nelle aziende, nelle mense delle stesse, sui posti di lavoro in genere. Motivazioni per me spesso assai deboli. Mi riferisco alle tre storiche sigle sindacali, CGIL, CISL e UIL, le uniche in tutta onestà che riconosco. Aleggia la teoria del complottismo in questa tremenda pandemia. Ma verso un virus che ha già provocato quasi 4 milioni e mezzo di morti ufficiali nel mondo, circa 1 milione e 400 mila in Europa e oltre 130 mila solo in Italia, ritengo che un comportamento più responsabile sarebbe molto opportuno.
Mio padre Aldo ha dedicato una significativa parte della sua vita al sindacato negli Anni ’60 e ’70. Fu segretario provinciale della FILPC-CGIL del Trentino, la Federazione Italiana Lavoratori Poligrafici e Cartai, facendo parte anche della direzione nazionale di questa categoria. Di tale sua lunga esperienza ci ha raccontano poco in famiglia, era persona riservata e che giustamente teneva distinti i diversi ambiti della vita. Ho saputo molto di lui dai suoi compagni, colleghi e collaboratori. Era un grande contrattualista, rispettoso dei ruoli, paziente, determinato, preciso. Lo hanno visto alterato in rare occasioni, in particolare quando nelle assemblee o nelle molteplici riunioni capiva che qualcuno non stava raccontando la verità dei fatti. Accanto alla sua inseparabile pipa, lo hanno sempre accompagnato valori universali quali la libertà, la dignità del lavoro, i diritti e ancor prima i doveri dei lavoratori, la forza della verità.
Aggiungo a questo ricordo l’assoluta convinzione che dal lavoro ogni persona acquisisce dignità e libertà. Dal mondo del lavoro sono giunti esempi illuminanti di grande lealta’ verso le istituzioni e di coraggiosa difesa della democrazia. Su tutti voglio citare il sacrificio di Guido Rossa, che pago’ con la vita la sua ferrea e decisiva denuncia contro il terrorismo delle BR che si era infiltrato pericolosamente in una fabbrica dell’Italsider a Genova.
Anche la salute di tutte e di tutti noi è un valore e un diritto di libertà e di democrazia. Anche e soprattutto sui luoghi di lavoro. Rispetto tutto e tutti, ma quando c’è in gioco la salute non giustifico alcun atteggiamento pregno di ignoranza e di egoismo, che spesso ha alla base non solo una incomprensibile pigrizia civile, ma pure una chiara psicopatia.
Da figlio di un sindacalista che ha sempre preteso la verità, scrivo che ognuno di noi deve agire con responsabilità verso gli altri e verso se stesso. Rifiutarsi di fare la vaccinazione anti Covid-19 è negare un dovere morale, è condizionare fortemente la libertà di altri, sempre e ovunque, soprattutto nei posti di lavoro. Ne consegue che il green pass, in questo tempo pandemico, è uno strumento indispensabile, necessario per salvaguardare il libero vivere e il salubre agire di tutti. La vaccinazione si fa in pochi minuti e il green pass non costa alcunché. È solo questione di buona volontà e di rispetto reciproco.
Ecco, quindi, che il NO al green pass nei luoghi di lavoro, affermato purtroppo anche da vari rappresentati del sindacato, mi suona come una grande delusione, un’ipocrisia che coccia con la storia del lavoro che ha sempre unito i diritti ai doveri. Quella del sindacato italiano è una lunga straordinaria storia di sacrifici e di lotte, in cui il riconoscimento dei doveri da parte dei lavoratori ha contribuito in maniera decisiva alla conquista di sacrosanti diritti.
Il green pass non solo certifica che siamo vaccinati, ma rende noto agli altri che abbiamo ottemperato ad un preciso dovere etico, oltre che sanitario. È un atto di responsabilità, di onestà e di generosità.
Gradirei che i tre segretari nazionali Maurizio Landini (CGIL), Luigi Sbarra (CISL) e Carmelo Barbagallo (UIL) lanciassero un messaggio molto preciso in tal senso. Dal mondo del lavoro, in particolare, devono arrivare, come in passato, concreti esempi virtuosi, soprattutto di questi tempi. Credo sia una seria opportunità per far recuperare credibilità a tutto il sistema economico e sociale italiano. E sappiamo bene, tutte e tutti noi, quanto la nostra Italia ne abbia bisogno.

 

Paolo Farinati

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