sabato, 16 Ottobre, 2021

Grillo, democrazia intermittente

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I guai giudiziari-politici di Roma governata da Virginia Raggi (l’ultimo problema solo in ordine di tempo sono le accuse dei magistrati arrivate alla sindaca cinquestelle) e i dissidenti nel M5S sono i due tormenti di Beppe Grillo.

Sui contrasti interni il fondatore dei cinquestelle è intervenuto nel suo potente blog su internet. La ricetta è questa: tutto il potere agli iscritti . In particolare tutto il potere alla democrazia del web, alla “democrazia diretta”, alle votazioni online per decidere linea politica, candidature e programmi elettorali. Il garante del M5S torna a ripetere: «Sono gli iscritti a dettare la linea politica del MoVimento, i portavoce devono semplicemente attuarla».

Per i dissidenti, compresi i parlamentari e gli amministratori locali, praticamente si delinea una sola soluzione: fuori dal Movimento 5 Stelle. Il capo pentastelalto avvisa: «Chi non sarà d’accordo con il programma definito dagli iscritti, potrà perseguire (se riuscirà ad essere rieletto) il suo programma in un’altra forza politica».

In sintesi: va sempre rispettata la volontà degli iscritti espressa nelle votazioni online. Ma non sempre va così. Alcune volte, come è successo qualche giorno fa, la democrazia del web è ignorata o stravolta. L’8 gennaio gli iscritti pentastellati, su proposta di Grillo, hanno detto sì con una maggioranza schiacciante del 78,5% dei voti per far passare gli eurodeputati del M5S dal gruppo degli euroscettici di Nigel Farage (Efdd) al gruppo liberale (Alde) di Guy Verhofstadt. Ma dopo l’altolà di Verhofstadt all’adesione (soprattutto per le critiche degli europarlamentari francesi e tedeschi), c’è stato il dietrofront di Grillo.

Il comico genovese, sempre sul suo potente blog, prima ha accusato le classi dirigenti europee: «L’establishment ha deciso di fermare l’ingresso del MoVimento 5 Stelle nel terzo gruppo più grande del Parlamento Europeo», cioè l’Alde. Poi ha annunciato la marcia indietro: ha rinnovato l’adesione al gruppo di Farage «rinunciando alla carica della co-presidenza che fino ad oggi è stata occupata da David Borrelli». Ha quindi spiegato: «Fallito l’accordo con il gruppo Alde, abbiamo rispettato la volontà espressa dalla rete applicando la seconda scelta più votata dai certificati: rimanere nel gruppo Efdd».

Già, ha ripiegato sulla “seconda scelta”. Ma mentre per entrare nell’Alde, su 40.654 votanti, si erano espressi 31.914 iscritti, la larga maggioranza, per restare nell’Efdd si erano pronunciati solo 6.444. I liberali del Parlamento europeo hanno motivato il disco rosso all’ingresso dei cinquestelle per i programmi molto diversi, in qualche caso contrapposti. L’Alde, infatti, è tra i gruppi parlamentari più filo europei, è tra i più decisi sostenitori dell’euro. Il M5S, invece, è molto critico con la moneta unica europea e progetta un referendum per far uscire l’Italia dall’euro.

Di qui la rottura. Di fronte al fallito accordo con l’Alde, però, forse era preferibile aprire ancora le urne su internet e far pronunciare di nuovo gli iscritti. Non c’è stato, invece, il ricorso alla “democrazia diretta”. Grillo ha preferito ripescare “la seconda scelta”. Le critiche a questa decisione sono state molte. Alcuni deputati europei, per protesta, hanno lasciato il M5S. La democrazia diretta è una regola fissa, non funziona ad intermittenza.

Rodolfo Ruocco

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