lunedì, 21 Giugno, 2021

Guglielmo Epifani, il primo socialista a guida Cgil

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Guglielmo Epifani ci ha lasciato oggi a Roma dove era nato nel 1950. Laurea in Filosofia, tesi sulla figura portante del socialismo italiano, Anna Kuliscioff, Epifani è sempre stato considerato uno degli intellettuali dei Ds, dove approda dopo il 94, anno della crisi del Psi e della politica italiana.
“Ho appreso con dolore e sgomento della prematura scomparsa di Guglielmo Epifani. Guglielmo è stata una guida solida e sicura nel sindacato dei lavoratori, figura centrale da sempre nella Cgil, dirigente politico e attivista”, scrive il segretario del Psi, Maraio su Facebook che ha spiegato: “È stato per molti anni un socialista iscritto al partito, da sempre impegnato nella lotta al riconoscimento dei diritti dei lavoratori precari e dei più deboli. Non abbandonò mai quei valori che lo hanno portato a dedicare tutta la sua attività per il diritto al lavoro e anzi fu il primo socialista a guidare la CGIL. Esprimo a nome mio e di tutta la direzione del Psi, di cui fu dirigente appassionato, le più sentite condoglianze alla famiglia e ai compagni di Articolo Uno”.
È stato anche segretario del Partito democratico, ma è stato anche il primo socialista a guidare la Cgil nel 2002, fu vice di Bruno Trentin (1993) e poi di Sergio Cofferati (dal 94 al 2002).
La sua segreteria fu l’intermezzo tra due visioni politiche opposte e che costeranno ai dem lacerazioni e strappi.
Prima di lui Bersani, dopo di lui Renzi. Lui rappresentò la giusta misura in un partito di sinistra giovane, ma nato vecchio che ancora cercava di porre le sue basi. Anche lui come questi due segretari in attrito lascerà il Pd: nel 2017 aderisce ad Articolo 1.
Nonostante la lunga militanza politica è stato soprattutto un uomo del sindacato, fu lui nel 2002 ad annunciare al congresso della Cgil la decisione che portò poi al milione di lavoratori in piazza contro la riforma dell’articolo 18 voluta dal governo Berlusconi.
Tuttavia proprio su questo si sono concentrate le critiche più dure dei suoi detrattori, infatti l’ex Segretario del sindacato in cui aveva militato per anni, in totale contrasto con le battaglie condotte in difesa dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, ha votato a favore per la riforma del lavoro passata alla cronaca come Jobs Act durante il governo Renzi.

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Riguardo l'Autore

Scrivo al volo, penso con la mano sinistra, leggo da ogni angolazione, cerco connessioni

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