sabato, 27 Novembre, 2021

Haiti, un Paese in balia delle gang criminali

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È di gran lunga il Paese più povero delle Americhe, ma come se non bastassero le condizioni di povertà di gran parte della popolazione, si aggiungono le instabilità politiche con gravi fenomeni di corruzione e di illegalità e le disgrazie naturali. Haiti sta diventando un Paese in balia delle gang criminali che terrorizzano con le loro gesta cittadini e istituzioni. L’ ultimo episodio qualche giorno fa  quando sono stati rapiti 17 missionari. Il gruppo, formato da sedici americani e un canadese provenienti da una associazione umanitaria dell’Ohio, stava uscendo da un orfanotrofio di Gauthier, cittadina ai confini con la Repubblica Dominicana, ed era diretto all’aeroporto di Port au Prince, quando un manipolo della gang ” 400 mawozo” , che da tempo agisce con i suoi crimini, li ha prelevati. Il rapimento è solo l’ultimo di quelli avvenuti durante questo anno: circa 350 sono le vittime segnalate alla polizia nazionale di Haiti, cifra sottostimata perché sono numerosi i casi in cui le famiglie preferiscono non denunciare il rapimento e pagare il riscatto. Il leader della banda 400 mawozo, Wilson Joseph ha fatto uscire un video in cui minaccia di uccidere i missionari se non saranno pagati 17 milioni di dollari per la loro liberazione. Haiti è diventata da tempo terra di conquista per questi criminali che approfittano del clima di confusione e di incertezza instauratosi dopo l’assassinio del Presidente della Repubblica Jovenel Moise, avvenuto, lo scorso 7 luglio, nella sua residenza e lo spaventoso terremoto di magnitudo 7,2 che in agosto ha causato la morte di circa 2500 persone. Gli aiuti umanitari sono arrivati da ogni parte del mondo ma la ricostruzione , che ha dovuto combattere anche con un periodo di piogge particolarmente intenso, è partita in ritardo e vi sono tuttora aree disastrate e abbandonate. Il Premier Ariel Henry non riesce a assicurare la necessaria governabilità al Paese che aspetta le prossime elezioni politiche per ridotarsi degli organismi costituzionali previsti: attualmente la Camera è scaduta mente il Senato conta solo di dieci rappresentanti su trenta. Gran parte della popolazione è ridotta alla fame e l’unica speranza è rappresentata da cercare un lavoro negli Stati Uniti con tutti i problemi relativi di trovare una accoglienza legale. Ormai quasi quotidianamente, anche nelle zone considerate tranquille della capitale Port au Prince, si verificano sequestri, omicidi, sparatorie. I bersagli dei rapimento sono soprattutto diaconi e religiosi. Un clima che è diventato invivibile e che ha spinto le Nazioni Unite a prolungare la loro presenza nell’isola con uno speciale Ufficio integrato. Ma il rapimento dei diciassette missionari e la successiva richiesta di riscatto segnano un’ulteriore escalation del terrore. Gli Stati Uniti sono in continuo contatto con polizia haitiana e seguono la vicenda con particolare attenzione. Quello dei sequestri pare ormai essere diventato l’unico vero business esistente in un territorio ormai giunto al limite della vita e della coesistenza civile. Con i cittadini che hanno perso la fiducia della loro classe politica e delle istituzioni che sono in piena balia delle gesta criminali.

 

Alessandro Perelli

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