lunedì, 10 Maggio, 2021

I cento giorni di Biden. La vendetta della politica

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Era stato un altro grande presidente democratico degli Usa, Franklin Delano Roosevelt a voler definire i suoi primi cento giorni come quelli determinanti per la caratterizzazione della sua presidenza.
Ieri un altro presidente democratico, Joe Biden, ha voluto celebrare i suoi primi cento giorni con un discorso al Congresso, a camere riunite. Abbiamo potuto vedere sugli schermi un Jo Biden in splendida forma con dietro le due speakers, la Vicepresidente Usa Kamala Harris che per Costituzione presiede anche il Senato e la Presidente della Camera Nancy Pelosi, le due grandi donne del Partito Democratico, una in rosa, l’altra in celeste, che lo applaudivano vigorosamente nei passaggi cruciali.
I primi cento giorni di Biden e il suo indubbio successo hanno fatto giustizia di alcune superficiali impressioni che certi commentatori italiani avevano fatto proprie. Secondo taluni si trattava di un vecchio politicante centrista, che non avrebbe scaldato i cuori degli americani. Biden, che Trump aveva cercato di definire sleepy (sonnolento) è in realtà stato speedy, cioè ha proceduto ad un ritmo veloce e serrato sui due terreni cruciali delle vaccinazioni e del ristoro all’economia Usa. L’indice S&P 500della borsa di Wall Street è salito a livelli (+ 24%), cosa che non si verificava dai tempi di Eisenhower nel 1950.
E questo favore della Borsa non viene conseguito con una politica di destra bensì con una politica che mi piace definire di sinistra democratica. I tre provvedimenti di Biden hanno riguardato il piano di rilancio anticovid, quello per le infrastrutture e quello proprio di ieri a favore delle famiglie, un piano quest’ultimo da 1800 miliardi dollari, sostegno a ceti medi e disagiati. Biden si propone di ricucire il tessuto drammaticamente lacerato della società americana con un‘operazione di redistribuzione del reddito e di coesione etnica. Si veda a questo proposito l’atteggiamento tenuto durante il processo per l’uccisione dell’afroamericano George Floyd. Se agli annunci seguiranno i fatti, si potrà dire una cosa molto importante: rispetto alla predicazione sovranista e populista dell’odio e del rancore verso l’altro, verso il diverso, si ritorna ad una politica di solidarietà e di inclusione e si dimostra che questa può avere successo.
Rimasto da vicepresidente disciplinatamente nell’ombra di Obama, oggi Joe Biden dimostra di avere una sua propria spiccata personalità e di affermarla in una situazione drammatica come quella della Pandemia Covid-19 e delle sue conseguenze economiche e sociali. America is back, l’America è tornata dice Biden in politica estera, un altro terreno dove gli Stati Uniti devono risalire la china.
Proprio sull’Avanti! on line, ricordai che durante un suo viaggio in Italia, passando da Firenze, l’allora giovane senatore Biden venne ad incontrarmi al Circolo Rosselli per uno scambio di idee sulla situazione internazionale. Dimostrò, in una situazione geopolitica molto diversa, certo, la sua attenzione per la politica europea ed italiana, la sua sensibilità per i rapporti euroatlantici. Questa sensibilità non l’ha persa, evidentemente.
Il Presidente ha recuperato John Kerry, il candidato democratico sconfitto nel 2004 all’epoca della seconda elezione di George Bush jr e successivamente Segretario di Stato, nel ruolo di “Inviato Speciale del Presidente per i cambiamenti climatici” dedicando a questo tema un recente vertice con i massimi leader del mondo e riportando gli Usa begli accordi di Parigi.
Certo ha di fronte a sé un problema gravissimo: quello del ritiro dall’Afghanistan, peraltro già annunciato da Trump. La vicenda Afghana, tornando indietro nel tempo, fa risalire agli errori dell’amministrazione repubblicana di George Bush jr. Che senso aveva mentre era in corso l’intervento in Afghanistan dove in effetti Al Qaeda era presente, unirvi l’intervento in Iraq contro Saddam Hussein che certo aveva tutti i difetti ma non quello di sostenere Al Qaeda? (Per non parlare della colossale bugia delle armi di distruzione di massa). Certamente all’epoca concentrare tutto lo sforzo non solo militare, ma anche politico, in Afghanistan avrebbe forse permesso un diverso esito. Comunque oggi la situazione si presenta come densa di incognite e l’attacco dei talebani ai diritti civili delle donne molto preoccupante e inaccettabile.
In ogni caso, a livello globale, le forze socialiste, democratiche e ambientaliste europee hanno di fronte a sé una grande occasione. Vi è affinità politica, pur nella diversità, tra l’amministrazione democratica americana di Jo Biden e la “maggioranza Ursula” che governa la Unione Europea. Cerchiamo di sfruttare presto e bene una tale situazione, per gli interessati certo, ma anche per rimettere mano ai problemi di un mondo in profonde difficoltà.
Valdo Spini

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