lunedì, 21 Giugno, 2021

I musei di tutto il mondo alla ricerca di una nuova normalità

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Una riflessione corale e strategica sugli impatti della pandemia sul settore culturale, e in particolare sui musei, volta a individuare modalità e linee guida di intervento per il futuro di questi ultimi e la loro sostenibilità, nell’ottica di una nuova normalità imprescindibile per garantire la ripresa e il rilancio del settore.

Questo il principale obiettivo di “Visions and perspectives for museums and cultural institutions: six studies towards a New Normal”, conferenza internazionale promossa dalla Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali e tenutasi lunedì 7 giugno scorso, sulla propria piattaforma per la formazione a distanza (fad.fondazionescuolapatrimonio.it), in linea con la sua natura di osservatorio dei fabbisogni del sistema culturale tramite un’attività di ricerca legata alla formazione.

L’incontro è stato aperto da Vincenzo Trione e da Alessandra Vittorini, rispettivamente presidente e direttore della Fondazione Scuola beni e attività culturali, nonché da Massimo Osanna, direttore generale dei musei del Ministero della cultura, e concluso dall’intervento di Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino.

Alla conferenza hanno partecipato esperti di organizzazioni internazionali, quali Icom (International Council of Museums), Nemo (Network of European Museum Organisations) e Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), e ricercatori indipendenti, impegnati a descrivere, comprendere e anticipare gli impatti della pandemia sui musei e proporre idee per far fronte alla crisi che il settore si trova ad affrontare.

«Aver promosso una giornata di studi internazionale di così alto profilo scientifico – ha dichiarato il presidente Trione – è motivo di grande orgoglio per la nostra Fondazione. Al centro del dibattito c’è un tema di importanza cruciale ai fini della ripartenza strategica e sociale del nostro Paese, e non solo. Nell’ambito del settore culturale, in questi mesi, sono stati messi a nudo ritardi e prudenze e, al tempo stesso, si è presentata una significativa opportunità di rinnovamento. Ora siamo a una svolta. I cambiamenti in atto devono indurci a riflettere sulla “vita nova” del museo in una prospettiva diversa. Che muova, innanzitutto, dalla riarticolazione del nesso tra online e offline. Per un verso, i musei sono obbligati a ripensare la propria filosofia, ridefinendo i programmi delle mostre, riallestendo il patrimonio delle collezioni, valorizzando quel prodigioso giacimento che sono gli archivi e i depositi. Per un altro verso, non possono più eludere la sfida del confronto con il web e con i social, agorà nelle quali si generano, si distribuiscono e si condividono immagini, testi e informazioni, avviando iniziative di ascolto e di dialogo partecipato».

In occasione della giornata di studi, la Fondazione ha, inoltre, presentato “Musei In_Visibili: visioni di futuro per i musei italiani dopo l’emergenza Covid-19”, indagine con cui, fin dal lockdown e in stretto raccordo con il proprio Consiglio scientifico, ha partecipato alla riflessione collettiva su quanto stava accadendo nel mondo delle istituzioni museali, a fronte della loro chiusura totale e improvvisa, con l’obiettivo di individuare gli interventi percepiti come prioritari per il futuro dei musei del nostro Paese.

«In linea con il consueto approccio propositivo che anima la nostra attività di ricerca, con cui contribuiamo al dibattito e all’innovazione nel campo delle politiche culturali – ha dichiarato il direttore Alessandra Vittorini – unirci alla comunità internazionale di operatori e studiosi, intenti a riflettere su impatti e possibili scenari, è stata la nostra priorità. Nasce così “Musei In_Visibili”, l’indagine con cui abbiamo definito priorità e linee di intervento per far fronte all’emergenza e garantire la sostenibilità dei musei italiani. Profondi cambiamenti culturali e tecnologici impongono nuove figure professionali, maggiori investimenti e una più consistente e diffusa competenza digitale; la valorizzazione dei musei periferici e del patrimonio locale, il rafforzamento della collaborazione tra ministeri, enti di ogni livello, comunità e, ancora, il coinvolgimento empatico dei visitatori, sono alcuni degli elementi da non sottovalutare per un settore che deve trasformarsi per poter ripartire».

 

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